Paola Caridi ( invisiblearabs) : Intifada della benzina, o altro?
Stamattina la protesta per le strade delle cittadine palestinesi era arrivata a Jenin, al campo profughi. È il tam tam su twitter a fornire le coordinate geografiche di una protesta che non è solo sociale, come tutte le proteste che si sono dispiegate negli ultimi due anni nel mondo arabo. I palestinesi (in gran parte giovani, ma non solo) protestano per il carovita, come in fondo era successo agli israeliani nelle manifestazioni e nei sit-in simboleggiati dal campo di viale Rotschild a Tel Aviv. I palestinesi protestano, però, contro il tipo di struttura economica nella quale sono costretti a vivere sin dai tempi degli accordi di Oslo. Un’economia sotto tutela, definita dai protocolli di Parigi. Un’economia – per questo motivo – bloccata dallo status quo, come spiega benissimo su Haaretz Amira Hass: il processo di pace di Oslo è considerato, da tutti i protagonisti, morto e sepolto, dal punto di vista politico, ma la struttura stessa dell’economia non è stata toccata. La produzione, gli approvvigionamenti, le materie prime sono soggetti all’occupazione israeliana, e Israele – in Cisgiordania – trova anche un mercato per i propri prodotti. Continua qui

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