Libia. HRW denuncia: scene da Abu Ghraib
Libia. HRW denuncia: scene da Abu Ghraib
I servizi segreti americani e il regime dell’ex rais Muammar Gheddafi protagonisti di un piano di cooperazione all’epoca della war on terror, promossa dall’amministrazione di Bush Jr. La Cia a caccia di militanti islamici e membri di Al Qaeda, ha consegnato i dissidenti libici al regime di Tripoli, dopo averli sottoposti a sistematiche torture.
di Antonella Tauro
A rivelarlo è l’organizzazione non governativa Human Rights Watch, in un rapporto di 154 pagine diffuso il 6 settembre, da cui emerge che il governo Usa torturava gli oppositori di Gheddafi.
L'autrice Laura Pitter afferma che "non solo gli Stati Uniti consegnavano a Gheddafi i suoi nemici su un piatto d’argento, ma sembra che la Cia abbia torturato la maggior parte di loro".
Il rapporto - intitolato "Delivered into Enemy Hands: US-Led Abuse and Rendition of Opponents to Gaddafi’s Libya" si basa su interviste condotte in Libia a 14 ex detenuti, quasi tutti appartenenti ad un gruppo islamista armato, che allora era accusato di avere legami con al Qaeda, e che nel 2011 ha partecipato alla rivolta contro il rais, questa volta però sotto la copertura della Nato.
I 14 ex detenuti, che oggi rivestono ruoli chiave nella leadership del paese, raccontano di essere stati incarcerati in prigioni segrete della Cia, disseminate in diversi posti del mondo: Afghanistan, Cina, Hong Kong, Malesia, Mauritania, Mali, Marocco, Ciad, Pakistan, Tailandia, Sudan e Gran Bretagna, prima di venir poi definitivamente consegnati al colonnello.
Tra coloro che hanno fornito le testimonianze figura anche Khalid al-Sharif, ora capo della Guardia nazionale libica.
A sostegno delle testimonianze raccolte, il rapporto è basato anche su alcuni documenti ritrovati da HRW il 3 settembre del 2011, nell’ufficio dell’ex capo dell’intelligence libica, Musa Kusa, al termine delle rivolte anti-Gheddafi.
Nel rapporto ci finisce anche la Gran Bretagna di Tony Blair, che ha affiancato gli Usa nella war on terror.
La monarchia inglese e gli Stati Uniti hanno detenuto e arrestato, senza accusa, un copioso numero di membri del Lybian islamic fighting group (LIFG, il gruppo libico anti-gheddafiano), con lo scopo di riconsegnarli successivamente al governo libico.
Nei centri di detenzione gestiti dalla Cia, ai detenuti venivano comminate svariate pratiche di tortura, da quelle fisiche a quelle psicologiche, che non solo risultano "più sicure" perché consentono di non lasciare tracce di violazioni sul corpo, ma hanno anche l’effetto di rendere vulnerabile il detenuto in vista dell’interrogatorio.
Nel report di HRW si parla di un uso massiccio della tecnica del waterboarding, una annegamento simulato.
Accanto ad esso altri strumenti, volti alla privazione della dignità umana, oltre che alla sofferenza fisica. I detenuti venivano incatenati nudi ai muri, negandogli il sonno e costringendoli all’ascolto assordante di musiche occidentali, picchiati e legati in posizioni dolorose per lunghi periodi.
Scene da Abu Ghraib e Bagram. E l’immagine della soldatessa di stanza nella prigione irachena, Sabrina Harman, con lo sguardo fisso verso il teleobiettivo e il pollice in segno di approvazione, che sovrasta il corpo torturato di un detenuto, cessa di essere solo un lontano ricordo.
7 settembre 2012
di

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