L’Egitto e i diritti delle donne: un’intervista a Gihan Abouzeid




Gihan Abouzeid è un’attivista egiziana per i diritti umani e per i diritti delle donne. Oltre a due libri, ha scritto per numerosi giornali e riviste accademiche. La Abouzeid è anche membro di Ana El Hekaya, un gruppo teatrale femminista con sede al Cairo che narra storie di vita quotidiana degli egiziani nel corso della rivoluzione del 2011. E’ stata attiva ella stessa nella rivolta e continua a contribuire ai movimenti sociali in Egitto. La Abouzeid sta attualmente curando un libro sulle esperienze delle donne durante la rivoluzione del 2011, che dovrebbe essere completato entro fine anno.
David Zlutnick ha intervistato la Abouzeid mentre si trovava recentemente nella Bay Area e i due hanno discusso gli ultimi avvenimenti in Egitto, le sfide per i movimenti sociali dopo la rivoluzione del 2011 e in particolare le preoccupazioni riguardo ai diritti delle donne e i tentativi di promuovere  ed emancipare le donne in Egitto. Quella che segue è una trascrizione riveduta dell’intera intervista. Per vedere una selezione di otto minuti del relativo video fare click qui.
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Berkeley, California, 21 giugno 2012

DZ: Puoi cominciare parlandoci della tua esperienza personale nel corso della rivolta dell’anno scorso? Com’è stato assistere a un cambiamento così radicale in così poco tempo?
GA: Penso di essere stata come uno dei molti egiziani che sono stati molto emozionati dai grandi eventi. Siamo stati in grado di dire “no” per la prima volta nelle nostre vite. E contro il grande capo, contro lo stesso Mubarak, contro il presidente, contro il regime. Perciò quel momento è stato eccezionale per tutti, e particolarmente per gli attivisti e per chi già lavorava al cambiamento in generale o vi aveva interesse. Così io sono stata una di quelle persone e sono andata in piazza [Tahrir]. In realtà stavo svolgendo due ruoli: osservavo la gente, guardavo cosa succedeva attorno a me e chi c’era, i problemi di genere, e le età, e le differenti classi sociali. Così ero lì quasi da ricercatrice e al tempo stesso ero anche lì da egiziana, da cittadina. Penso di aver passato un paio di giorni all’inizio … non potevo crederci all’inizio. “Sono qui nella piazza, parlo ad alta voce. Stiamo dicendo “no” a Mubarak. Gli stiamo chiedendo di andarsene.” Particolarmente il primo giorno è stato una specie di sogno.
E ho continuato a chiedere alle persone: “Perché siete qui?” Ho continuato a chiedere come se avessi desiderato sentire la mia voce attraverso altre persone. E tutti dicevano; “E’ ora di finirla. Basta!” Perciò l’espressione “Basta!” è stata molto importante in quel contesto… E quel che mi ha fatto piacere è stato trovare molte donne là. Pensavo che avrei incontrato solo donne istruite della classe media, ma ho incontrato tutte le classi che si possono immaginare: donne analfabete, donne povere, donne provenienti dai paesini. Così, voglio dire, tutte quelle che erano là avevano un problema e un motivo per essere a piazza Tahrir.
Prima che cominciassimo, hai detto che hai visto persone cambiare individualmente nei diciotto giorni della rivolta. Hai qualche esempio di persone che conosci o che hai incontrato che hanno avuto un’effettiva trasformazione fondamentale durante quel periodo?


Ho assistito naturalmente a un cambiamento molto radicale, per esempio nei rapporti tra mussulmani e cristiani. Erano molto vicini gli uni agli altri, si sostenevano molto. Non abbiamo assistito per niente ai soliti scontri. E dopo un po’ – nell’Islam, lo sai, c’è la preghiera molto importante del venerdì, quando eravamo a piazza Tahrir – e abbiamo visto molti cristiani, ragazzi e ragazze che si tenevano per mano e facevano cordone attorno agli uomini mussulmani che pregavano là, per proteggerli e mantenere lo spazio necessario per loro. E’ stato un quadro molto importante.
Un altro punto, un’altra mia osservazione, [è stata] le relazioni tra uomini e donne. Penso che tu possa aver letto che non abbiamo assistito ad alcuna molestia [sessuale] all’epoca nella piazza. Non abbiamo sentito, non abbiamo assistito ad alcun insulto, a nessuna parola brutta. Ma anche – cosa più importante – la divisione dei compiti, là. Di solito la divisione dei compiti è molto tradizionale. Così, per esempio, alcuni si prendevano cura di pulire la piazza. Nessuno ha chiesto alle donne di pulire la piazza. In realtà la maggior parte di quelli che pulivano la piazza erano giovani, erano uomini.  Così io, personalmente, ero naturalmente molto felice di vedere questo. Ho fatto loro molte fotografie! Perché per me era proprio una bella … La distribuzione del cibo, per esempio. Chi distribuirà il cibo? [Tipicamente] solo le ragazze. [A piazza Tahrir] abbiamo visto che la maggior parte erano uomini. Così, allo stesso tempo, le ragazze erano là in prima linea, ha gridare, a stampare, tradurre, dirigere, alle volte, giornaliste e fotografe … ogni altro servizio. Ma anche, dopo i diciotto giorni, ho visto e sentito, per me personalmente, di essere cambiata. Mi vedo in modo diverso.
Come? 

Non avevo un buon rapporto con la strada, per esempio; con le strade egiziane. Di solito preferivo raggiungere il posto dove volevo arrivare possibilmente in macchina e ridurre al minimo il percorrere la distanza a piedi, quanto più potevo.  Ma ora mi piace camminare per le strade. Perché naturalmente camminare per strada era un po’ difficile per via delle molestie; non per la sicurezza fisica, ma soltanto per le molestie. Ora le molestie sono tornate, ma io sono adesso una persona diversa. Ora mi fermo e parlo con le persone, e parlo con i tizi e chiedo loro “Perché fai questo?”. E la maggior parte delle volte non ho bisogno di gridare perché restano semplicemente sorpresi e si scusano.  Così adesso non sono la stessa persona, non mi limito a subire qualsiasi cosa e a proseguire a o sentirmi timorosa o semplicemente a ignorare quel che sento. Ora lo affronto. E ho ricordi splendidi del Cairo, nelle strade [durante la rivolta], così non sono disposta ad accettare che qualcuno mi rovini i mei fantastici ricordi e i miei ricordi politici a causa di qualche comportamento stupido. Così mi fermo e parlo con questa gente e questo è un cambiamento radicale per me, essere in grado di farlo senza paura.
Sei un’attivista dei diritti delle donne e dei diritti umani da molti anni ormai. Come hanno cambiato il lavoro in cui eri già impegnata gli eventi dell’anno scorso?
Sì, questa è una buona domanda. Penso ora che il contesto generale aiuti. Voglio dire, a livello di comunità; non parlo del livello politico, parlo del livello comunitario. Perché, diversamente da prima, ora molte ragazze sono pronte a impegnarsi in politica, a impegnarsi nella comunità, a cambiare la comunità, a fare qualcosa per mantenere lo slancio. Così all’inizio, o prima della rivoluzione, ero principalmente concentrata su problemi di genere, o sulla divisione dei compiti e tutti quei problemi lì. Ma ora penso che il mio lavoro sia più nella direzione di lavorare direttamente nella politica, per esempio, per appoggiare, o accrescere, il potere delle donne nei partiti politici.

Come ho detto, il contesto ora è migliore di prima, perché prima era davvero difficile trovare soltanto due, tre ragazze pronte [a impegnarsi].  Ora no, ne abbiamo molte, molte pronte [a impegnarsi] e molte [pronte] a fare qualcosa. Così con altre, in realtà, stiamo sviluppando un curriculum per le giovani per aiutarle a impegnarsi di più in un modo buono, con sufficienti conoscenze politiche teoriche, a capire quel che sta accadendo. Così penso che potremmo essere in grado di fare qualcosa e di cambiare; ma naturalmente ci vorrà tempo.
Potresti parlarci dei diritti delle donne in Egitto prima della rivoluzione? Quali erano le preoccupazioni e quali erano i cambiamenti che volevate veder realizzati? E, anche, dove si sono verificati i progressi?
Se dovessi fare un elenco, al posto numero uno ci sarebbe il problema culturale. I problemi culturali – o la cultura in generale, la cultura egiziana – sono molto duri per le donne, opprimono le donne. E in termini di libertà, in termini di espressione, in termini di mobilità, in termini di un mucchio di cose. Così il mio lavoro, la maggior parte del tempo, è stato nel cambiare la cultura, nello sviluppare nuovi atteggiamenti nei confronti delle donne, nei confronti della discriminazione. Uno dei problemi principali, ad esempio, è assistere alla discriminazione nel sistema dell’istruzione, lo stesso nelle associazioni, lo stesso in ogni gruppo comunitario, e così via.
Una cosa cui assistiamo quotidianamente sono le molestie sessuali. Perché la cultura della comunità ha la tendenza a isolare le donne, a isolare le donne per molte ragioni. Dal loro punto di vista una delle ragioni consiste nel “proteggere le donne”, ma proteggere le donne da chi? Proteggere le donne dagli uomini. E perché gli uomini dovrebbero essere gli attaccanti per proteggere le donne? Perché entrambi [uomini e donne] non facciamo qualcosa insieme? Così il problema principale è stato di educare di più riguardo alla cultura che isola ed esclude le donne.

Questa cultura, il punto peggiore qui, è che vediamo questa cultura applicabile a livello politico. E questo è molto duro. Quando vediamo il lato negativo della cultura a livello politico, ciò significa che non abbiamo avuto donne in parlamento – o neppure in parlamento, nelle istituzioni elettive – in tutti gli organismi elettivi. Per esempio nel parlamento del 2005 [le donne] sono state meno del 2%. Alle ultime elezioni, dopo la rivoluzione [le donne] erano meno del 2% … Lo stesso a livello economico. La partecipazione delle donne nel mercato del lavoro è anch’essa molto bassa. Così abbiamo circa il 24% delle donne che lavorano nel mercato. La maggior parte di esse lavorano nel settore informale. Così abbiamo un mucchio di problemi da superare, in realtà. E la situazione dopo la rivoluzione ha anch’essa bisogno di una gran quantità di lavoro. Voglio dire: la rivoluzione non cambierà alcuni problemi essenziali così velocemente.
Hai già citato le molestie sessuali più di una volta sinora. Sembra essere un problema continuo, un problema che ha ricevuto una certa attenzione sui media internazionali. Ho sentito di alcune campagne di gruppi femminili per riunirsi a piazza Tahrir per protestare e che hanno subito attacchi violenti e ulteriori molestie. Che tentativi ci sono di affrontare le molestie sessuali?
Questo movimento per combattere le molestie sessuali è cominciato prima della rivoluzione, anni fa. E la maggior parte del progetto è concentrata sul cambiare l’atteggiamento della comunità mediante diverse campagne. La maggior parte delle campagne si è anche concentrata sui media e ha utilizzato le università e le scuole e le strade e molti spazi pubblici. Questa campagna è tuttora in corso e alcune organizzazioni sono principalmente concentrate su ciò. Ma dopo la rivoluzione abbiamo cominciato, ad esempio, a osservare [i fenomeni]. Abbiamo adesso una linea telefonica per l’assistenza, abbiamo osservatori per registrare quanti sono i casi e per far sì che la polizia intervenga …
Abbiamo già sottoposto al parlamento prima della rivoluzione e a quello dopo la rivoluzione un progetto [legale] per rendere reato le molestie sessuali e tutti i tipi di violenza contro le donne in generale, comprese le violenze domestiche e le violenze delle comunità; a volte gli studiosi aggiungono le molestie sessuali nell’ambito della violenza della comunità. Così abbiamo trasmesso la legge [al parlamento] e il progetto è stato già sviluppato da alcune organizzazioni femministe e [il parlamento] non lo ha considerato e non ha inviato alcun commento; [sia] il parlamento prima della rivoluzione e naturalmente il parlamento dominato dagli islamisti dopo la rivoluzione … naturalmente non ha risposto.
Ma continueremo a tentare. Ma il punto principale è che non siamo sole. Alcune giovani che non erano per nulla coinvolte [in queste campagne] ora lo sono. Prima che tu arrivassi, stavo leggendo un articolo molto bello – ma sfortunatamente [per te], in arabo – a proposito di un nuovo gruppo ad Alessandria. Il loro obiettivo è “Alessandria libera dalle molestie sessuali”. Dunque questi giovani gruppi, e queste giovani, che non erano impegnati per nulla su questi temi. Possiamo così dire ora che c’è maggiore consapevolezza a proposito dei diritti umani e a proposito del volto orribile delle molestie sessuali.
Le nuove campagne hanno cominciato a concentrarsi sugli uomini. Prima ci concentravamo sul “fai attenzione a te, fila via”. Ora è “Sei un uomo. Sei un essere umano rispettabile. Puoi proteggere” – non solo proteggere – “Puoi essere una persona per bene”. Così io penso che le campagne dopo la rivoluzione ora stiano operando molto bene, e con molte più giovani che si impegnano penso che otterremo di più nei prossimi anni.
Un altro problema che si aggiunge alle molestie sessuali è quello delle aggressioni sessuali contro i manifestanti da parte della polizia e dell’esercito, sia durante sia dopo la rivoluzione. Uno dei casi più noti, da parte di quest’ultimo, è quello di Samira Ibrahim e della sua contestazione della cosiddetta “verifica della verginità”, sostanzialmente un’aggressione sessuale da parte di un medico dell’esercito. Qando pervasivo è questo tipo di comportamento da parte delle autorità egiziane, e quali tentativi si stanno facendo per contrastarlo?
Dopo che la coraggiosa attivista, Samira … dopo che si è rivolta al tribunale e ha perso la causa … ha perso le due cause.  La prima causa era contro lo SCAF [il Consiglio Supremo delle Forze Armate], il consiglio militare. La seconda era contro il medico che aveva eseguito il test. Le ha perse entrambe, ma la buona notizia è che siamo state in grado di ottenere un decreto in base al quale questa molestia, o questa prassi, sarà bandita da ogni istituzione di sicurezza, intendendo anche la polizia e l’esercito; perché anche la polizia la praticava. Ma poiché nessuno ne aveva parlato prima, noi egiziani non lo sapevamo. Lavoro in questo campo da vent’anni e non lo sapevo. Proprio tutte noi abbiamo avuto l’informazione dopo che Samira ha intentato la causa. Così quando Samira ha intentato la sua causa, abbiamo saputo non soltanto del suo caso, ma della storia [di tale prassi] e naturalmente abbiamo scoperto che succedeva sempre, ad opera di entrambi, dell’esercito e della polizia. E ora, in base alla legge, non lo faranno più e non lo hanno fatto più da quando la legge è entrata in vigore. Dunque è stato questo il beneficio maggiore, in realtà, che ci sia stata [la causa di Samira].
Ma quante, oltre a Samira [hanno subito la stessa cosa]? Quando hanno arrestato Samira e il gruppo e hanno condotto il “test della verginità”, c’erano 17 ragazze – sette di loro sposate e dieci nubili – così loro hanno escluso le sposate e hanno sottoposto al test le dieci ragazze. Dunque dieci ragazze hanno subito il “test della verginità” all’epoca e l’unica [a farsi avanti] è stata Samira, e poi, recentemente, dopo di ciò un’altra ragazza è passata per la stessa procedura ed è stata in grado di mostrarsi.

La sostanza del “test della verginità” consiste nell’umiliare la donna, nel disprezzarla. Questa è la sostanza. Quando praticano questa cosa, anche con altre ragazze … Quel che scrivo ora, quando le intervisto, quasi tutte le ragazze sono state sottoposte a offese sessuali dopo la rivoluzione, perché ci sono stati molti scontri dopo la rivoluzione. E tutte si sono sentite rivolgere espressioni molto brutte dai soldati. Così la sostanza qui è che questo è un argomento molto sensibile, qui, nella cultura, nella nostra cultura. E allora come si fa a farla finita, a rimandarli a casa e non vederli più a umiliarle? E’ a questo che stanno pensando. E non solo. In base alla cultura, quando si umilia una ragazza, si umilia l’uomo che sta dietro di lei. Così in realtà si umilia l’intera società … si umilia la famiglia, si umilia la tribù, si umilia l’intera società. Perché in questa cultura se umili la ragazza, umili il fratello, il marito, il padre. Perciò è una pratica molto grave.
Vedi che ci sia una rivitalizzazione delle formazioni politiche prevalentemente laiche, liberali, persino di sinistra radicale che sono state le principali nell’avviare e guidare la rivoluzione del 2011?
Sì, ne abbiamo molte, in realtà, e alcune sono molto promettenti. Centinaia e centinaia. Alcune di esse sono state avviate durante i diciotto [giorni della rivolta] e alcune dopo. Alcune sono nuove. E l’azione molto positiva intrapresa … molte sono in realtà controllate e guidate da giovani. E dunque stanno imparando e facendo pratica ed esplorando. Stanno cercando di sviluppare la loro via e di mettere insieme e comprendere ulteriori meccanismi d’azione.  Ma, come si può immaginare, ci vorrà tempo. Ci vorrà tempo prima che tutti questi gruppi si uniscano e si avvicinino gli uni agli altri e lavorino per un unico obiettivo. Ci vorrà tempo per assistere un cambiamento serio.
Che futuro vedi per l’Egitto in questo particolare momento? Quali sono i temi centrali che vanno affrontati in questo periodo e come li vorresti affrontati?

Mi piacerebbe assistere a seri e nuovi cambiamenti nelle nostre leggi. Ad esempio, numero uno: vorrei vedere una costituzione libera, liberale e laica. So che non accadrà. Ma questo è ciò che mi piacerebbe vedere e per cui lavoro con altri. Non abbiamo una grande speranza per il breve periodo, ma potremmo essere in grado di fare qualcosa nel lungo termine. Ma non nel breve termine. Così questo è l’interesse numero uno: avere la costituzione. E in base alla costituzione avere leggi più obiettive a tutti i livelli; avere meno discriminazione tra gli uomini e le donne; meno discriminazione tra la città e la campagna; meno discriminazione tra i poveri e quelli delle altre classi; meno discriminazione tra persone “sane” e persone con disabilità. Ci sono molti, molti tipi di discriminazione e nessuno di essi è affrontato. E soprattutto, naturalmente, la discriminazione contro le donne.
Ma riguardo al futuro? Il futuro naturalmente porterà serie sfide al più alto livello, ma a un livello inferiore porterà anche buone iniziative come quelle che ho detto: più giovani saranno impegnati in politica e a lottare contro le cattive pratiche in generale, comprese le molestie e la violenza e così via. Dunque più persone saranno impegnate in generale. Ma prima di ottenere la maggioranza della popolazione ci vorrà tempo.
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Per altre interviste della serie “Perspectives” della Upheaval Productions cliccare qui.
David Zlutnick è un regista di documentari e videogiornalista che vive a San Francisco. Attualmente produce media attraverso la Upheaval Productions, compreso il suo più recente documentario ‘Occupation Has No Future: Militarism + Resistance in Israel/Palestine’ (2011)  [L’occupazione non ha futuro: militarismo e resistenza in Israele/Palestina]. Seguitelo su @DavidZlutnick.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/anti-american-protests-cutting-through-media-propaganda-by-deepa-kumar
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
 




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