Paola Caridi : Sabra e Shatila, nelle parole di Jean Genet



La memoria non è solo un dovere. È un valore. La memoria storica è uno di quei pilastri solidi su cui è costruita una società sana e piena di futuro. Non solo una società nazionale, ma allo stesso modo quella globalizzata. E la memoria storica è un dovere verso tutti, verso qualunque protagonista della Storia. Per questo, nel trentesimo anniversario del massacro compiuto nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, in Libano, a opera delle Falangi (cristiane), ho pensato che il modo migliore per ricordare fosse far parlare qualcuno che lì, in mezzo ai cadaveri dei civili palestinesi, di uomini donne e bambini, c’è stato, 30 anni fa. Si chiamava Jean Genet, il testimone, e scrisse un testo ormai noto, Quattro ore a Shatila, pubblicato nell’inverno del 1983 sulla Revue d’Etudes Palestiniennes. Sulle responsabilità dei soldati israeliani, che erano fuori dai campi, molto si è detto e scritto. Una commissione indipendente d’inchiesta internazionale considerò gli israeliani – che avevano invaso il Libano con l’Operazione Pace in Galilea – responsabili direttamente e indirettamente del massacro. Le manifestazioni di protesta dentro Israele portarono all’istituzione di una commissione d’inchiesta, la commissione Kahan, che considerò Ariel Sharon responsabile. Sharon si dimise da ministro della difesa, ma rimase dentro all’esecutivo. Il numero dei morti di Sabra e Shatila è ancora incerto. C’è chi parla di duemila. Forse di più. continua qui
 Sabra e Shatila, nelle parole di Jean Genet

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