La libertà di criticare la libertà di parola di Sarah Kendzior


La libertà di criticare la libertà di parola

Redazione 27 settembre 2012 0
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di Sarah Kendzior – 27 settembre 2012
Nell’estate del 2012 migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro quello che hanno percepito come un assalto alla loro religione. Erano sono attacco valori tradizionali, affermavano i dimostranti, per colpa delle pagliacciate intromissive di occidentali in cerca di gettare discredito sulle idee conservatrici. Ma in questa parte del mondo profondamente divisa e devotamente settaria non c’è voluto molto perché emergessero le controproteste. Attivisti hanno picchettato i luoghi delle dimostrazioni iniziali, condannando come arretrate e inumane le azioni del primo gruppo. I guru mediatici di entrambi gli schieramenti hanno fomentato la controversia, che si è trascinata per settimane, mentre i politici l’hanno sfruttata a proprio vantaggio. Nel frattempo gli estranei alla regione hanno seguito gli eventi con sdegno. Come poteva essere generata una simile indignazione da qualcosa di così futile?
Sto parlando, naturalmente, della Chick-fil-A  [una catena di ristorazione specializzata in panini al pollo; vedi oltre – n.d.t.].
Quelli che si chiedono come il video YouTube di bassa qualità, ‘L’innocenza dei Mussulmani’, sia riuscito a incitare alla rivolta farebbero bene a ricordare che gli Stati Uniti hanno passato l’estate del 2012 a tenere proteste motivate dalla religione a proposito di un panino al pollo. Il 16 giugno Dan Cathy, direttore generale della catena di fast food Chick-fil-A, ha annunciato di essere contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso e ciò per motivi “biblici”, affermando gli i sostenitori dei diritti degli omosessuali stavano “sollecitando il giudizio divino sulla nostra nazione”. Cathy aveva donato milioni di ricavi della Chick-fil-A a gruppi di attivisti omofobi, comprendenti anche gruppi che vogliono rendere illegale il “comportamento omosessuale”.


In luglio i sostenitori dei diritti degli omosessuali hanno sollecitato il boicottaggio della catena, società hanno revocato i contratti relativi ai loro prodotti venduti in abbinamento dalla catena e politici hanno preso in considerazione la messa al bando dei ristoranti in molte città, con un sindaco che ha accusato Cathy di smerciare “polli dell’odio”. Gli statunitensi che condividevano le idee di Cathy ne sono stati indignati. Il 1° agosto più di 630.000 persone si sono presentate alla “Giornata di Apprezzamento di Chick-fil-A”, un evento organizzato dal politico cristiano Mike Huckabee per festeggiare la volontà del ristorante “di prendere posizione a favore dei valori divini che noi abbracciamo”. Due giorni dopo attivisti omosessuali di destra hanno tenuto una “Giornata del Bacio Chick-fil-A” in cui coppie dello stesso sesso sono state incoraggiate a scambiarsi effusioni presso la catena dei ristoranti.
I sostenitori del boicottaggio alla Chick-fil-A consideravano la cosa una questione di diritti civili. Si sentivano a disagio nel dare i loro soldi a un’organizzazione che li donava a gruppi che promuovevano la discriminazione. Quelli che si opponevano al boicottaggio erano in gran parte cristiani conservatori che condividevano le idee di Cathy che il matrimonio omosessuale fosse un male. Ma non è stato così che essi hanno inquadrato le loro tesi. Invece le hanno presentate come una questione di libertà di parola.
Il limite sottile della parola

 econdo i sostenitori della Chick-fil-A, erano stati violati i diritti costituzionali di Dan Cathy. “Sollecitare il boicottaggio … ha effetti raggelanti sui diritti previsti dal nostro Primo Emendamento”, ha affermato Sarah Palin, aggiungendo che Cathy veniva “crocefisso” per “aver dato voce al sostegno alla natura per quella pietra angolare dell’intera civiltà e di tutte le religioni sin dall’inizio dei tempi.” Una dimostrante della Virginia, che ha ammesso di opporsi al matrimonio tra omosessuali ha affermato che la protesta riguardava “più le persone francamente offese dal fatto che altri fossero offesi”.
Si dice degli Stati Uniti che hanno un contesto di eccezionale libertà di parola. Da un punto di vista giuridico ciò è vero: gli insulti razziali, il rogo delle bandiere e la dissacrazione di oggetti religiosi sono tutti permessi dalla legge. In pratica, gli atteggiamenti a proposito della libertà di parola sono più diversificati e complicati. Il confine tra il sostegno alla libertà di parola e l’apparente plauso a ciò che la gente dice è spesso confuso, come lo è il confine tra censura e condanna.
I difensori della Chick-fil-A, come la Palin, ritengono che sollecitare un boicottaggio contro un’organizzazione che promuove parole d’odio sia minacciare la libertà di parola nel suo complesso. Ma anche se i politici che hanno argomentato contro la presenza di Chick-fil-A nelle loro città possono aver avuto una reazione eccessiva, la protesta era mirata a spingere le persone a evitare un’organizzazione che incoraggiava l’intolleranza. Era mirata a impedire a Cathy e altri di esprimere le loro idee intolleranti.
Condannare i discorsi di odio o sollecitare una protesta contro coloro che li promuovono significa anch’esso esercitare una forma di libertà di parola. Proclamare di essere offesi quanto qualcuno ci insulta o insulta qualcosa in cui crediamo non è un atto di censura. Chi si asterrebbe dal reagire a chi lo insulta poiché il diritto di insultare precluderebbe il diritto di difendersi? Val la pena di ricordare ciò, alla luce dell’”Innocenza dei Mussulmani” e della retorica ostile contro chi il video offende.
Indignazione e offesa
 l 19 settembre la rivista francese Charlie Hebdo ha pubblicato vignette che ridicolizzavano il profeta Maometto, tra cui alcuni in cui era rappresentato in atteggiamenti osceni. Giustificazione: la libertà di espressione. “La libertà di stampa è una provocazione?” ha dichiarato il direttore della rivista, aggiungendo che le immagini “faranno indignare quelli che vogliono indignarsi”. Il governo francese ha vietato le proteste contro le vignette. Ha affermato di proteggere la libertà di parola, negando al tempo stesso ai cittadini il diritto di manifestare la propria disapprovazione.
L’indignazione e l’offesa non sono sentimenti che le persone coltivano. Sono emozioni spontanee che riflettono la violazione della percezione individuale di sé. Quando qualcuno è indignato o offeso, è naturale che lo voglia manifestare. Tuttavia quando lo fanno i mussulmani offesi dal film o dalle vignette, sono accusati di essere nemici della libertà di parola. Non c’è scusa per reagire a un insulto con la violenza. Ma molti che esprimono pacificamente la propria condanna delle idee cariche d’odio sono accomunati nella stessa categoria: “Perché i mussulmani si offendono così facilmente?” è il ritornello in voga.
Peggio ancora, i creatori delle vignette sono rappresentati come eroi per aver irriso l’Islam in un paese noto per la sua ostilità nei confronti degli immigrati mussulmani e per una fiera protezione statale dei provocatori mediante la libertà di parola. Editoriali di tutto il mondo hanno lodato la rivista per il suo presunto coraggio, con un autore che ha proclamato: “Se la libertà di parola significa qualcosa, è il diritto di dire e pubblicare cose che altri ritengono sgradevoli e irresponsabili, persino blasfeme.”
Un’ottica simile confonde ciò che la libertà di parola produce con ciò che la libertà di parola significa. La libertà di parola consente alle persone di insultarsi, rampognarsi e di calunniarsi a vicenda, ma non è questo che vuole la maggior parte della gente e raramente è ciò che rende la libertà di parola attraente per chi non ne dispone. Quelli che sono costretti a vivere in paesi privi della libertà di parola sanno che uno dei valori più grandi è la facoltà di dire la verità a proposito di ciò che si pensa, di contestare rappresentazioni false e di confutare pregiudizi e calunnie.
La libertà di parola non si traduce soltanto nel diritto di offendere ma anche nel diritto di difendersi. Quando Dan Cathy proclama il suo pregiudizio nei confronti degli omosessuali, o Charlie Hebdo il suo odio nei confronti dei mussulmani, si tratta di libertà di parola. Ma quando i gruppi per i diritti degli omosessuali sollecitano un boicottaggio e i mussulmani contestano una vignetta o un film, anche ciò è esercizio della libertà di parola. La libertà di parola non significa consentire agli altri di ingiuriarci. Gli ingredienti della libertà di parola

Negli Stati Uniti, una nazione è stata divisa da un panino. Nel mondo c’è gente che muore a causa di un film di categoria Z. I confini dello scontro sulla libertà di parola sono spesso tracciati su banalità. Una strategia di quelli che cercano di minimizzare la tesi della parte offesa consiste nel denigrare ciò che l’ha ispirata. “Solo un ristorante, solo un film, solo una vignetta … perché indignarsi?”, chiedono.
Ma tali conflitti sono raramente incentrati sull’oggetto in questione. Riguardano i partecipanti e la loro cultura, la loro ideologia e la loro fede. Riguardano sanzioni e censura, riguardano la dignità di chi debba sopportare l’altrui svilimento.
La libertà di parola è protetta dalla legge, ma guidata dall’emozione. Non dovremmo confondere la sanzione legale con l’approvazione personale, ma non dovremmo neppure scambiare la disapprovazione personale per un rigetto della libertà di parola. Nelle società libere le persone hanno il diritto di dire cose odiose. E gli offesi hanno il diritto di opporsi e di condannarle.
Sarah Kendzior è un’antropologa che ha recentemente conseguito il dottorato di ricerca (PhD) alla Washington University di St. Louis.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Originale: Aljazeera

traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/the-freedom-to-criticise-free-speech-by-sarah-kendzior


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