Israele all’offensiva nel tentativo di fare pressioni sul presidente Obama perché attacchi l’Iran di Danny Schechter


Redazione 16 settembre 2012 1
Israele all’offensiva nel tentativo di fare pressioni sul presidente Obama perché attacchi l’Iran

di  Danny Schechter

14 settembre 2012

Usando un’esagerata anche se fittizia minaccia iraniana di creare armi nucleari come pretesto, i politici israeliani si stanno inserendo sfacciatamente e pubblicamente nelle elezioni presidenziali americane  chiedendo che il Presidente Obama faccia le loro offerte esprimendo chiaramente le cosiddette “linee rosse” per minacciare ulteriormente Tehran.

Finora, Israele si è accontentata di mobilitare la sua potente lobby e le sue risorse di mezzi di comunicazione per fare pressione  in modo velato usando contributi politici e la diplomazia segreta  in modo che l’intervento diretto di Tel Aviv potesse essere smentito in modo plausibile. Ora non è più così.
Il New Yoork Times riferisce che “Martedì il Primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, si è inserito nel più controverso problema di politica estera, cioè la campagna presidenziale americana, criticando l’Amministrazione Obama per aver rifiutato di stabilire “linee rosse” sui progressi dell’Iran in campo nucleare che spingerebbero gli Stati Uniti a intraprendere un attacco militare. Il risultato, ha detto, l’amministrazione non aveva alcun “diritto morale” di trattenere Israele dal fare un’azione militare per conto proprio.
I commenti pubblici insolitamente duri di Netanyahu sul più importante alleato di Israele, che ricalcano da vicino ciò che presumibilmente ha detto in termini vivaci ai funzionari americani in visita a Gerusalemme, hanno messo a nudo la tensione tra lui e il presidente Obama sul modo di occuparsi dell’Iran. Hanno anche indicato che Netanyahu è disposto a usare la pressione dell’elezione presidenziale per cercare di costringere Obama a impegnarsi ad attaccare l’Iran in base a determinate condizioni”.
Questa è interferenza calcolata di tipo diretto, che praticamente impone a Washington di fare ciò Israele vuole che faccia. E’parte di una strategia di intimidazione e allo stesso tempo cerca di far pendere le elezioni a favore dei Repubblicani che hanno accettato le richieste di Israele e che  agiscono sempre di più come camera dell’eco di una lobby che si è sempre presentata pubblicamente come non di parte. Anche questa finzione sembra stia scomparendo.
Nel frattempo coloro che finanziano la destra di Israele, sono diventati i donatori più evidenti per i politici Repubblicani.
Un esempio: il magnate delle case da gioco  Sheldon Adelson ha promesso la somma enormi 100 milioni di dollari per sconfiggere il presidente Obama. L’appoggio alla politica di Israele per l”Iran è uno dei suoi interessi maggiori.
Proprio questa settimana, il Centro del Progresso Americano (Center of American Progress) ha emesso un rapporto che dimostra che Adelson non si sta certo comportando in modo ideologico o idealistico pompando denaro a favore della campagna di Romney.
Dicono che probabilmente a trarre vantaggi  personali se Romney verrà eletto e porterà avanti la sua promessa di tagliare le tasse.
Ecco le conclusioni del loro più recente Rapporto sull’andamento dei  lavori:” Sheldon Adelson       si propone di   ottenere 2 miliardi di tagli delle tasse se Mitt Romney verrà eletto:
“L’appoggio del magnate delle case da gioco  Sheldon Adelson al candidato presidenziale del GrandeVecchio partito [il Partito Repubblicano, n.d.t.], può non soltanto avere senso politico per il miliardario – può anche essere nel suo interesse finanziario.”
Adelson ha giurato di spendere 100 milioni di dollari per aiutare a influenzare l’elezione del 2012.
Secondo un altro rapporto di Seth Hanlon, il direttore della riforma fiscale al centro peri il Fondo di azione per il progresso americano, Adelson ha potuto trasformare quell’investimento in un taglio di 2 miliardi di tasse se Romney sarà eletto.
Dal rapporto di Hanlon su come il piano fiscale di Romney potrebbe avvantaggiare Adelson:
° “Tagliare i tassi più sulle tasse più alte,  facendo risparmiare ad Adelson approssimativamente 1 milione e mezzo di dollari sul suo compenso annuale come amministratore delegato della sua società di case da gioco.
° Mantenere tassi speciali bassi sui dividendi, facendo potenzialmente risparmiare ad Adelson quasi 120 milioni su un valore di dividendi di un solo anno, più che sufficienti a rifarsi delle sue donazioni politiche.
° Mantenere i tassi speciali bassi sulle plusvalenze, permettendo ad Adelson di rifarsi delle sue donazioni politiche con tagli alle tasse sulle plusvalenze semplicemente vendendo una frazione del suo capitale azionario.
° Fornire una tassa windfall *di 1,2 miliardi preventivati per la compagnia di Adelson, la Las Vegas Sands Corp. sui profitti non tassati delle sue case da gioco in Asia,  e anche un’esenzione dalle tasse su futuri profitti oltremare. Le case da gioco di Adelson già godono di una speciale esenzione dalle tasse della Regione amministrativa cinese di Macao, e il Governatore Romney renderebbe quei profitti esenti anche dalle tasse americane.”
Questa storia mostra quanto sia diventata squallida la politica statunitense e in che modo deliberato i donatori cerchino risultati che li avvantaggino e li arricchiscano.
Tutte queste macchinazioni avvengono all’interno dell’elite.
La  lobby, tuttavia, sta anche mobilitando la sua massiccia base per contestare il presidente dell’Iran Mahmoud Ahmndinejad che arriva a New York  per il suo annuale discorso all’Assemblea Generale dell’ONU. I suoi critici hanno lanciato una “campagna di sdegno” con il pretesto che il presidente iraniano parlerà il Giorno sacro ebraico dello Yom Kippur (il Giorno dell’Espiazione). Si dubita che scegliesse una data che gli è stata assegnata dall’ONU.
C’è già uno sforzo di screditarlo anche prima che inizi a parlare. AM New York (un giornale gratuito del mattino) riferisce un commento ostile da parte di Hindy Porupko, la direttrice degli Affari Internazionali e di Israele per il Consiglio delle relazioni con la comunità ebraica di New York.
Dice che a prescindere da quello che ha da dire, “qualsiasi cosa che dirà sarà considerata discutibile.” Ha detto anche che “la sua presenza e le sue idee vanno contro i valori che caratterizzano questa grande città.”
le sue ragioni: il presidente iraniano ha costantemente rifiutato di riconoscere Israele come stato e ha pubblicamente messo in dubbio la veridicità dell’Olocausto.”
Anche se questo fosse vero come è affermato – e nella mia esperienza basata su visite in Iran, questo paese ha una opinione più sfumata che contesta il sionismo ma non tutti gli Ebrei.
Questa dura critica dimostra il totale disprezzo di un valore che New York e la maggior parte degli Americani sostengono di avere: la libertà di parola.
Un altro gruppo, Iran 80, sta organizzando una petizione su Twitter per protestare contro la visita del Presidente.
Nessuno di questi gruppi riconosce che molte nazioni che sono membri delle Nazioni  Unite hanno condannato le pratiche israeliane degli ultimi 60 anni. Nella maggior parte dei casi, gli Stati Uniti hanno posto il veto a risoluzioni che condannano Israele al Consiglio di Sicurezza.
Perché lasciare che i fatti ostacolino quello che è certamente un tentativo simbolico di ostracizzare e demonizzare ulteriormente un capo politico iraniano.
L’ironia è che, più queste proteste da circo sono dure, grossolane e ostili, più vogliono far tacere la voce dell’Iran, e fermarla, più gli Iraniani e altri dimostrano per appoggiare il loro presidente o, almeno per ascoltare le sue ragioni. le proteste assicurano più attenzione ai suoi commenti.
Anche Ahmndinejad lo sa, ma chiaramente i suoi detrattori non vogliono assolutamente alcun dibattito questi argomenti. Preferiscono sentirsi moralisti attraverso una denigrazione unilaterale, non con una comunicazione bilaterale. A volte sembra che entrambe le parti abbiano bisogno reciproco del loro  veleno a scopo di propaganda.

Che cosa ci dobbiamo aspettare? Altro rumore e un possibile contraccolpo per i capi politici della destra israeliana che  impongono i loro dettami agli Stati Uniti.
*http://www.patital.com/30741/che-cos-un-windfall-tax

L’ analista di notizie Danny Schechter scrive il blog  Newsdissector.com. I suoi  libri più recent sono Occupy: Dissecting Occupy Wall Street e (Cosimo).[Occupiamo:  analisi di Occupiamo Wall Street] e Blogothon.  Una versione di questo articolo è stata pubblicata per la prima volta su PressTV.com Conduce un programma su Progressive RadioNetwork (PRN-fm). I commenti si possono inviare a dissector@mediachannel.org
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org


Fonte:http://www.zcommunications.org/Israel-on-the-offensive-in-bid-to-press-president-obama-to-attack-iran-by-danny-schechter
 Originale: Danny Schechter’s ZSpace page
 Traduzione di Maria Chiara Starace
 Traduzione ©  2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY -NC-SA  3.0


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