Hamas & le Rivolte Arabe




Hamas non ha mai affrontato grandi sfide e opportunità come quelle rappresentate dalle rivolte arabe

[Il seguente rapporto è stato pubblicato da International Crisis Group, il 14 agosto 2012.]

Luce alla fine del tunnel? Hamas e le rivolte arabe

Sintesi

Hamas non ha mai affrontato sfide e opportunità come quelle rappresentate dalle rivolte arabe. Ha abbandonato il suo quartier generale a Damasco, pagando il costo del peggioramento dei legami con il suo più grande sostenitore, l'Iran e migliorando nel contempo quelli con stati alleati degli Stati Uniti come Egitto, Qatar e Turchia. Avendogli chiesto di scegliere una delle parti, in un contesto sempre più regionale, ha cercato di non scegliere nessuna delle due. Le tensioni interne sono cresciute, incentrate su come rispondere, nel breve periodo, ai cambiamenti regionali.I leader, in Cisgiordania e in esilio, tendono a credere che con l'ascesa al potere dei Fratelli Musulmani egiziani in particolare e con il riavvicinamento dell'Occidente agli islamici in generale, questo sia il momento per fare passi più audaci verso l'unità palestinese, facilitando in tal modo l'integrazione regionale e internazionale di Hamas. La leadership di Gaza invece è diffidente verso grandi passi strategici in un futuro regionale ancora incerto. Queste nuove dinamiche - crescita regionale degli islamisti; spostamento delle posizioni degli Stati Uniti e dell'Unione europea verso di loro; tentennamenti fra i palestinesi - offrono ad Hamas e all'Occidente nuove opportunità. Ma per coglierle saranno necessari un pragmatismo e un realismo di gran lunga maggiori di quanto non siano stati mostrati finora.

Le rivolte arabe difficilmente avrebbero potuto causare un'inversione più forte delle fortune di Hamas. Negli anni stagnanti che le hanno precedute, Hamas era in un vicolo cieco: isolato diplomaticamente, economicamente prigioniero di Egitto e Israele, schiacciato dalle forze di sicurezza israeliane e dell'Autorità palestinese in Cisgiordania, gestendo con circospezione un cessate il fuoco instabile con un avversario molto più potente; incapace di soddisfare la domanda popolare di riconciliazione con Fatah, non riuscendo a trovare soluzioni per Gaza, dove alcuni sostenitori lo ritenevano essersi rovinata la reputazione con la contraddizione di essere un movimento islamista guidato da un governo laico e un movimento di resistenza che portava avanti attivamente attacchi da Gaza contro Israele.

Con una popolarità in costante calo dalle elezioni legislative palestinesi del 2006, che lo avevano portato al potere, Hamas ha dovuto fare i conti con critiche dall'esterno e dall'interno, le seconde accompagnate da defezioni di un piccolo ma importante gruppo di militanti che lo hanno lasciato per unirsi a gruppi più impegnati a sostenere la legge islamica e gli attacchi contro Israele. Nel complesso, il movimento può consolarsi pensando che Fatah non stava facendo niente di meglio.


Le rivolte arabe sembravano poter cambiare tutto questo. Sviluppi positivi provenienti da tutta la regione: il rovesciamento del forte alleato arabo di Fatah, il presidente egiziano Hosni Mubarak, l'aumento in Egitto del più grande sostenitore e movimento ispiratore di Hamas, i Fratelli Musulmani, l'apertura del valico di Rafah fra Gaza e il Sinai, il cui controllo il precedente regime egiziano aveva usato per far pressione, soffocare e impoverire quelli che erano percepiti come governanti illegittimi di Gaza; la responsabilizzazione dei partiti islamici in altri paesi; la crescente instabilità in stati con grandi opposizioni islamiste e la promessa di un nuovo, più democratico ordine regionale che rifletta l'avversione diffusa per Israele e i suoi alleati e l'affinità popolare con Hamas. Come Hamas ha visto, questi ed altri eventi avevano promesso di influenzare profondamente l'avanzamento di ciascuno dei suoi obiettivi primari: governare Gaza, indebolire il potere di Fatah in Cisgiordania, diffondere i valori islamici nella società; porre termine al suo isolamento diplomatico, e rafforzare alleanze regionali in opposizione ad Israele.

Tuttavia, i cambiamenti regionali hanno avuto un costo. Soprattutto la rivolta in Siria, dove il suo ufficio politico aveva avuto sede per più di un decennio, ha rappresentato per il movimento una delle più grandi sfide che abbia mai affrontato, ponendolo tra esigenze contrastanti. Da un lato, il movimento doveva mettere in conto la riconoscenza dovuta ad un regime che l'aveva sostenuto quando quasi tutti gli altri paesi arabi lo avevano evitato, il costo di rompere i rapporti con un regime ancora aggrappato al potere e dei rischi connessi ad alienarsi l'Iran, il suo più grande sostenitore e fornitore di denaro, armi e addestramento. Dall'altra parte, Hamas doveva considerare i legami con i Fratelli musulmani e gli arabi sunniti più in generale, così come il suo debito verso il popolo siriano, che da tempo stava con il movimento. Sopra a tutto c'erano i suoi obblighi nei confronti dei centinaia di migliaia di profughi palestinesi in Siria, che avrebbero potuto pagare con le loro case e le loro vite per le decisioni prese da alcuni dei loro leader politici.Oltre a creare una situazione di bilanciamento esterno, le rivolte arabe hanno anche imposto al movimento una sfida non meno alta cercando di portare in superficie e aggravando le contraddizioni interne e le fratture tra i suoi gruppi interni. L'impasse in cui Hamas era stato bloccato prima degli sconvolgimenti arabi aveva permesso al movimento di mantenere le sue molte differenze sotto la superficie, con poche possibilità a disposizione le differenze di vedute non avevano molto senso. Ma una volta che Hamas si è trovata in un ambiente drammaticamente modificato con nuove sfide e possibilità, le tensioni di lunga data sono venute alla ribalta e sono emerse nuove forme di attrito. In generale, esse riflettono diversi fattori interdipendenti: la dispersione geografica del gruppo e le diverse valutazioni della sua leadership, causate da circostanze diverse (Gaza, le prigioni, la Cisgiordania o al di fuori), le distinzioni ideologiche, in particolare, ma non esclusivamente, legate alla diversa valutazione dell'impatto degli sconvolgimenti arabi; i ruoli del movimento nelle attività politiche, militari, religiose e di governo, e le rivalità personali vecchie e nuove.L'argomento su cui, all'interno di Hamas, c'è stato maggiore scontro è stato la questione della riconciliazione palestinese. Questo perché si tratta di una richiesta primaria dei palestinesi e tocca molte delle questioni strategiche più importanti affrontate dal movimento, comprese l'integrazione all'interno dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), il controllo dell'Autorità palestinese, lo status delle forze di sicurezza in Cigiordania e Gaza, la formazione di una strategia comune a livello nazionale fra Fatah e Hamas nei confronti di Israele.
Le divergenze di Hamas sulla strategia nazionale, in particolare su quanto andare avanti nei negoziati di riconciliazione, derivano in gran parte dalle percezioni contrastanti di quali effetti a breve termine avranno le rivolte arabe sul movimento. Queste a loro volta sono dovute alle diverse esperienze dirette delle leadership a Gaza e, fino a poco tempo fa, a Damasco. In generale, la divisione strategica corrisponde a due punti di vista, legati a due diversi insiemi di interessi: da un lato si ritiene che, affinché i cambiamenti regionali giochino a favore di Hamas, il movimento non deve fare altro che tenere le sue posizioni, in attesa che l'Autorità Palestinese si indebolisca, le condizioni economiche di Gaza migliorino e la forza dei suoi alleati cresca, dall'altro, si ritiene dovrebbe cogliere questa rara occasione per prendere decisioni difficili da cui potrebbero derivare significativi vantaggi a lungo termine.
La comunità internazionale, in ultima analisi, ha un ruolo nelle scelte che fa Hamas. Il movimento continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nella politica palestinese, inciderà sulle prospettive di rinnovo dei negoziati israelo-palestinesi e sulle loro probabilità di successo. Riunire la Cisgiordania e Gaza non è solo auspicabile, ma anche necessario per raggiungere una soluzione a due stati. E la divisione territoriale, unita al persistente isolamento economico di Gaza, contiene in sé i semi di un ulteriore conflitto con Israele. Per queste ed altre ragioni, il mondo - e l'Occidente in particolare - deve fare di più che stare soltanto a guardare ciò che Hamas decide per il suo futuro. Gli Stati Uniti e l'Europa dovrebbero verificare se possono cogliere l'opportunità rappresentata da due sviluppi correlati: in primo luogo, l'ascesa al potere (in particolare in Egitto) dei movimenti islamisti che desiderano migliorare i rapporti con l'Occidente, che hanno bisogno di stabilità e che mandano segnali di non voler fare del conflitto israelo-palestinese una priorità, in secondo luogo, gli intensi dibattiti che si svolgono all'interno di Hamas sulla direzione del movimento.
(tradotto da barbara gagliardi)

05.09.2012http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=33788&typeb=0&Hamas--the-Arab-Uprisings
 05.09.2012
Hamas & le Rivolte Arabe


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