Haaretz : bandiera nera al confine tra Egitto e Israele. L'odissea di 21 eritrei
1 Sintesi personale
Contrariamente ala versione israeliana secondo la quale i 18 eritrei hanno deciso di tornare in Egitto volontariamente , i sopravvissuti racontano agli avvocati dell' associazione "Siamo tutti rifugiati" che i loro compagni sono stati forzatamente trascinati lontano dalla recinzione, nonostante chiedessero di essere uccisi piuttosto che tornare in Egitto. I rifugiati hanno riferito che i militari hanno lanciato contro di loro gas lacrimogeni, li hanno spinti con sbarre di ferro ,hanno negato loro il cibo . I soldati egiziani continuavano a ripetere al gruppo che gli uomini erano indesiderati, ma avrebbero accettato le donne per violentarle.
Quelli che seguono sono brani tratti dalla testimonianze di due donne e di un adolescente, facente parte del gruppo dei 21 eritrei richiedenti asilo . I migranti sono stati bloccati per una settimana nella recinzione che divide Israele dall'Egitto, ma erano in territorio israeliano. L'esercito ha annunciato che le donne e gli adolescenti sarebbero stati accolti in Israele (e incarcerati per un minimo di tre anni in base alla legge che criminalizza essenzialmente i richiedenti asilo .)
Il destino degli uomini rimpatriati forzatamente rimane sconosciuto
" Siamo stati per otto giorni intrappolati al confine tra Israele e l'Egitto, la fame e la sete erano orribili, gli israeliani hanno lanciato gas lacrimogeni contro di noi per due volte, hanno spinto una lunga asta di ferro attraverso la recinzione per spingerci lontano. Dopo 8 giorni gli uomini non erano più in grado di resistere e chiedevano di essere uccisi. Gli Israeliani hanno portato tre di noi in Israele e trascinato gli altri in Egitto"
What happened to the refugees while the state lied?
Yossi Gurvitz
Testimonies: Israelis tear-gassed pleading asylum seekers, dragged them to Egypt
2 Black flag at the border
"La fame e la sete erano terribili. Gli israeliani hanno lanciato gas lacrimogeni per due volte, ci hanno spinto con una sbarra di ferro attraverso il recinto per allontanarci .... Gli uomini hanno supplicato per otto giorni, l'ottavo giorno , ormai sfiniti, gridavano, 'Ammazzateci qui.'
Questo ha raccontato W., un ragazzo di Eritrea, descrivendo quello che lui e e altri 20 migranti hanno subito per mano dei soldati delle Forze di Difesa israeliane lungo la recinzione di confine con l'Egitto.
Questa testimonianza scioccante, insieme con altre testimonianze simile, raccolte dagli avvocati dell'Organizzazione : "Noi siamo tutti rifugiati" presso il carcere di Saharonim , non ha suscitato alcuna risposta dal portavoce dell'IDF o da qualsiasi altro organismo governativo. Eppure quanto accaduto avrebbe dovuto sconvolgere ogni israeliano.
La storia dei 21 migranti si è conclusa in modo disumano. L'ufficio del primo ministro ha deciso di consentire l'ingresso solo alle due donne e a un ragazzo adolescente, prontamente imprigionati, mentre ha espulso i 18 uomini. Lo Stato non si è nemmeno preso la briga di scoprire cosa ne è stato di coloro che sono stati rimandati indietro. Ora si viene a sapere che sono stati cacciati con la forza e crudelmente e che non se ne sono andati volontariamente come Uffici governativi avevano inizialmente dichiarato -
Questo episodio vergognoso non può essere lasciato passare in silenzio. Le autorità devono avviare immediatamente una indagine e punire chi dato l'ordine di trattare i migranti in questo modo in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni internazionali alle quali Israele ha aderito- Il trattamento inflitto ai migranti provenienti dall'Africa può configurarsi come crimine di guerra in base a quanto sancito dallo Statuto della Corte Penale internazionale: aggressioni sistematiche verso la popolazione civile.
L'espulsione brutale di 18 eritrei non soddisfa questa definizione, ma il piano del ministro degli interni di incarcerare decine di migliaia di migranti senza processo per tre anni o più potrebbe benissimo essere considerato crimine di guerra . Lo Stato deve porre fine a questa degenerazione immediatamente.
ARTICOLO IN INGLESE
"The hunger and thirst were terrible. The Israelis shot [tear] gas at us twice, stuck an iron bar through the fence and tried to push us away. ... The men pleaded for eight days, and on the eighth day, they no longer had the strength to resist. They were faint and screamed, 'Kill us here.'"
That is how W., a boy from Eritrea, described this week what he and 20 other migrants underwent at the hands of Israel Defense Forces soldiers along the border fence with Egypt.This shocking description, along with similar testimony given as affidavits at the Saharonim Prison to attorneys from the We Are Refugees organization, hasn't elicited any response from the IDF Spokesman, or from any other governmental body. Yet this description ought to have shocked every Israeli.
The story of the 21 migrants caught between the fences along the Israeli border, on sovereign Israeli territory, ended in inhumane fashion. The Prime Minister's Office decided to permit entry only to two women and one teenage boy, who were promptly imprisoned, while expelling the 18 men. State agencie didn't even bother to find out what became of those who were expelled. Now it also turns out that they were banished forcibly and cruelly, with tear gas and iron bars, and not as the Prime Minister's Bureau said, in its deceptive phraseology: "The infiltrators went back the way they came."
This shameful incident cannot be allowed to pass quietly. The authorities must immediately launch a probe into who gave the order to treat the migrants this way - in violation of international refugee law and the international conventions Israel has signed - and punish the guilty parties. The way the High Court of Justice evaded hearing the case - first by postponing the hearing for three days, then by deciding that the issue had become moot - is also very disturbing.
In its treatment of migrants from Africa, Israel is gradually degenerating toward committing crimes against humanity. According to the Rome Statute of the International Criminal Court, such crimes include broad or systematic assaults on a civilian population. The brutal expulsion of 18 Eritreans doesn't meet this definition, but the interior minister's plan to jail tens of thousands of migrants without trial for three years or more might very well be such a crime. The state must stop this degeneration immediately.
3 Israele, bloccati medici che portavano soccorso a migranti intrappolati
Gerusalemme, 06 settembre 2012, Nena News - L'esercito israeliano ha impedito stamani ad attivisti di Physicians for human rights (Phr)
di portare soccorso ad una ventina di eritrei che cercavano di entrare
nel paese e che dal 28 agosto sono bloccati in un'area militare alla
frontiera con l'Egitto. Il gruppo di cui fanno parte un adolescente e
almeno tre donne, rifiuta di tornare in Egitto per timore di essere
incarcerato e successivamente rimpatriato.
Phr riferice che gli eritrei non ricevono cibo dal 30 agosto, poiché
l'esercito israeliano fornisce loro solo acqua. Il governo israeliano
sostiene che la barriera al confine costituisce a tutti gli effetti una
frontiera per cui anche se si trovano in una zona 'cuscinetto' i
migranti non hanno diritto ad essere accolti nel paese. Un portavoce del ministro degli interni israeliano Eli Yishai ha
precisato inoltre che «non esiste nessuna istanza internazionale che
denunci che gli immigrati sudanesi o eritrei in Egitto sono a rischio
persecuzione o rimpatrio, per cui Israele non ha alcun obbligo legale
nei loro confronti».La vicenda ha sollevato lo sdegno delle associazioni per i diritti umani che chiedono di far entrare i migranti intrappolati e di concedere loro asilio politico. Per arginare l'afflusso di migranti africani dal Sinai, il governo di Tel Aviv sta erigendo alla frontiera una muraglia di 250 chilometri, il cui completamento è previsto entro la fine dell'anno. Ha emanato anche nuovi provvedimenti che prevedono tra l'altro l'arresto dei migranti e la loro detenzione in un centro nel deserto del Neghev fino al momento dell'espulsione. (con informazioni dell'agenzia Misna)
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