Gad Lerner : Obama, scatto decisivo verso la vittoria?
Dopo la Convention di Charlotte Obama sembra ripercorre i passi verso la vittoria di George W Bush, che dopo l’assise di New York City conquistò un vantaggio irrecuperabile per John Kerry. Il nuovo gap a favore del presidente è stato inoltre costruito in un momento politicamente non facile per la sua amministrazione, che ha subito la dolorosa uccisione dell’ambasciatore americano in Libia. Come avevo però precedentemente spiegato, simili eventi di politica estera hanno scarso rilievo nelle dinamiche di consenso che caratterizzano le presidenziali statunitensi.
I dati così positivi di Barack Obama in questo momento vanno però presi con la dovuta cautela insegnataci dalle passate elezioni americane. Nonostante il boom nei sondaggi Obama non ha mai raggiunto un tasso di gradimento superiore al 50%, a differenza di Bush e di tutti gli altri presidenti che hanno vinto un secondo mandato. Inoltre, le Convention drogano i valori nei sondaggi per almeno un paio di settimane, e i dati rilevati in questi giorni sono sì confortanti per il presidente, ma potrebbero non riflettere il reale orientamento dell’elettorato statunitense. Lo stesso John McCain, nonostante avesse scarse chance di vittoria a causa dell’enorme impopolarità di George W. Bush, condusse per una decina di giorni le indagini demoscopiche successive alla Convention di St. Paul. Esaurito il rimbalzo post Convention, McCain è subito arretrato nei sondaggi, che si sono poi stabilizzati in un ampio margine a favore di Obama, poi effettivamente concretizzatosi alla urne.La Mappa Elettorale degli Stati Uniti, dove Obama conduce per 323 Voti Elettorali a 191, con i soli 24 Voti Elettorali di Colorado e North Carolina al momento non assegnati dai sondaggi.
Le notizie più confortanti per Obama arrivano in realtà dallo stesso Mitt Romney. Dopo mesi di polemiche sul tema tasse il candidato repubblicano ha finalmente pubblicato la sua dichiarazione dei redditi del 2011, palesando così un’imposizione fiscale pari a solo il 14,1% del suo reddito multimilionario. Il coordinatore della campagna di Mitt Romney, Tim Pawlenty, ex governatore del Minnesota fino all’ultimo in corso per il posto da vicepresidente, ha preferito diventare subito un ricco lobbista invece che attendere l’esito delle elezioni abbandonando il suo incarico a poche settimane dal voto. Sono due segnali che evidenziano il pessimismo che circonda la campagna del candidato repubblicano, ancora più dei brutti sondaggi di questi giorni.
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