Siria. Scappano e finiscono in 'trappola': benvenuti a Za’tari






Scappano e si ritrovano in 'trappola'. Succede ai siriani che arrivano in Giordania. L’ultima settimana la polizia del regno hashemita è dovuta intervenire in assetto anti-sommossa per sedare la protesta dei tanti disperati finiti nel campo profughi di Za’tari.
Francesca Manfroni

"Circa 60 persone si sono scontrate con le guardie di sicurezza, mentre tentavano di tornare nella città di Ramtha", ha spiegato uno dei responsabili della mega struttura sorta di recente nel nord del paese.
E’ in pieno deserto, e attualmente raccoglie circa 7.000 esseri umani in soli sette chilometri quadrati.
Ma loro, i profughi, non ci stanno "perché le condizioni di vita del campo sono insostenibili”. Caldo rovente, polvere, mancanza di energia elettrica e denunce di abusi sessuali all’ombra di più di 40 gradi Celsius: la neonata struttura – denunciano gli attivisti - non soddisfa neanche minimamente gli standard internazionali.
E nonostante il ministro dell'Informazione, Samih Maaytah, si sia affrettato ad annunciare che le tende saranno rapidamente sostituite dalle roulotte, le proteste non sembrano cessare, così come l’opposizione delle tantissime organizzazioni non governative giordane ed internazionali che continuano a rifiutarsi di lavorare nel centro.
Secondo i dati dell’UNHCR, ogni giorno sarebbero almeno 150 le persone a richiedere cure mediche presso le infermerie del campo, laddove i casi più gravi vengono invece trasportati nell’ospedale di Mafraq.
Tante le patologie, fisiche e psicologiche, tra cui anche una sospetta tubercolosi.
Si spiega così perché tanti profughi preferirebbero tornare in Siria piuttosto che sopportare l’umiliazione di vivere a Za’tari.
"E’ una grande prigione a cielo aperto. E noi non siamo animali, sebbene anche gli animali non accetterebbero mai di rimanere qui, in questo modo", sostiene Mohammad, 50 anni.
"Non c'è elettricità, né acqua né telefono. Siamo isolati e non riesco a contattare i miei figli che si trovano in Siria", lamenta ancora l'uomo.
"Non capisco perché il personale delle Nazioni Unite abbia l'aria condizionata nelle roulotte”, sottolinea invece Subhieh, 37 anni: "Qui non si respira, il cibo fa schifo e l’attesa per il bagno è di tre o quattro ore".
Evidente anche l'enorme disorganizzazione: “C’è chi riesce ad ottenere anche cinque porzioni di cibo al giorno, mentre ad altri non arriva nulla. Non saremmo fuggiti se avessimo saputo".
La situazione è talmente esplosiva, che gli ultimi siriani avrebbero tentato la fuga appena giunti al campo.
"Due giorni fa, un custode ha cercato di abusare di una donna mentre tentava di usare il bagno. Uno dei suoi parenti l’ha picchiato. Quando la polizia è arrivata, il molestatore è stato portato in ospedale e l’uomo arrestato", spiega Khaldun Qaddah, 25 anni, di Homs.
"Abbiamo persino protestato per la sua liberazione, ma non è accaduto nulla. Non è giusto".
E intanto, le denunce per le violenze sessuali subite dalle donne si moltiplicano, così come i casi di matrimoni forzati.
A finanziare il nuovo campo, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Germania. Soldi che secondo molti esperti stanno servendo solo a ghettizzare centinaia di disperati che sono disposti a rinunciare a tutto, ma non alla dignità.
Anche perché – a differenza di altri paesi dell’area –, nel corso degli ultimi anni la Giordania ha accolto mezzo milione di iracheni nelle sue città, e in questi mesi anche migliaia di siriani (sono più di 100 mila a vivere in città), e si fatica a comprendere il perché la comunità internazionale debba ora riservare ai profughi un simile trattamento. 
I 'nuovi arrivati' non hanno scampo, finiscono diretti a Za'tari.
Se infatti all’inizio l’accoglienza era stata assicurata dalle reti familiari, successivamente il governo di Amman ha allestito dei centri temporanei, dai quali - prima dell’allestimento del mega campo - era possibile uscire grazie a uno ‘sponsor’ giordano, usufruendo dell’aiuto delle Ong e delle strutture pubbliche. Inoltre, rispetto al passato, questa volta le autorità avevano scelto di offrire cure mediche gratuite e di aprire le scuole ai bambini.

20 agosto 2012

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Eva Illouz Olocausto, militarismo e consigli di Machiavelli: come la paura ha preso il sopravvento su Israele