Shahira Amin: l'Egitto deve superare il rancore nei confronti di Hamas
di Anna Mazzone
L'assalto nella penisola del Sinai e l'uccisione di 16 guardie di frontiera egiziane e il successivo raid aereo ordinato dal Cairo che ha ucciso 20 estremisti lungo il confine ha fatto salire alle stelle la temperatura di questo Ramadan nel paese delle Piramidi.
Da una parte c'è Israele, che mette in allarme l'Egitto su una crescente insicurezza lungo i suoi confini, e dall'altra c'è il braccio di ferro interno tra il presidente Mohamed Morsi e i militari egiziani, che lo accusano di aver ravvivato "rapporti cordiali" con i palestinesi di Hamas.
In tutto questo, oggi i militari egiziani hanno cominciato asmantellare i tunnel che corrono sotto la città di Rafah, sulla frontiera, e che sono attraversati dai palestinesi. Ma quali sono i sentimenti in Egitto e cosa si prospetta per il futuro? Il Cairo riconsidererà il tenore delle sue relazioni con Israele e con Hamas?
Panorama.it l'ha chiesto a Shahira Amin, editorialista della CNNoltre che di altre testate internazionali ed ex vice direttore della televisione pubblica egiziana (Nilo Tv). L'anno scorso Shahira Amin si è coraggiosamente dimessa in diretta durante la conduzione di un telegiornale per testimoniare il suo sostegno ai rivoluzionari di Piazza Tahrir.
Shahira Amin, come si vive oggi in Egitto dopo l'assalto del Sinai?
Gli egiziani sono rimasti scioccati e addolorati dall'attentato nella Penisola del Sinai. E a rendere più dolorosa la cosa c'è stato il fatto che le vittime si apprestavano a celebrare la fine del giorno di Ramadan. E' stato un colpo durissimo per gli egiziani e il presidente Morsi ha immediatamene detto che gli autori dell'assalto sarebbero stati puniti, promettendo agli egiziani di riprendere presto il pieno controllo del Sinai.
C'è quindi una sensazione di insicurezza a causa dell'instabilità sui confini?
La sicurezza nella Penisola del Sinai è stata fonte di grande preoccupazione sin dalla rivoluzione del 25 gennaio, quando, con l'uscita di scena di Hosni Mubarak, l'intera area ha visto crescere in maniera esponenziale il numero delle violenze, dagli omicidi ai furti e ai sequestri. Bisogna dire che tutto ciò è stato il frutto di politiche sbagliate nei confronti dei beduini che popolano la zona, ai quali sono stati negati per anni i diritti di base e, quindi, una volta andato via Mubarak si sono presi la rivincita.
Ma i confini sono caldi anche per la presenza dei tunnel palestinesi e non solo per i beduini
Sì, certo. Da quando Israele ha imposto il blocco su Gaza nel 2007, i tunnel sotterranei che vanno dalla città di Rafah, al confine, fino ai territori sono stati utilizzati per trasportare beni di prima necessità, cibo e benzina per aiutare il milione e mezzo di abitanti di Gaza. Gli stessi tunnel sono stati anche utilizzati per trasportare nei territori beni di lusso, da materiale elettronico ad automobili costose. Inoltre, Israele sostiene che i tunnel hanno permesso il passaggio incontrollato di armi e materiale esplosivo, creando seri problemi per la sicurezza.
E la posizione egiziana qual è? I militari hanno cominciato proprio oggi a smantellare i tunnel...
L'opinione pubblica egiziana su questo è spaccata. Da una parte ci sono quelli che temono gli attacchi di Hamas e credono che l'assalto del Sinai sia da addebitare a loro, nonostante i vertici dell'organizzazione di Gaza City l'abbiano negato. Altri credono invece che il presidente Morsi dovrebbe andare avanti lungo la strada di rapporti più cordiali con Hamas. In pratica, al momento è in atto un vero e proprio braccio di ferro tra militari e presidente. I militari premono per mantenere lostatus quo e isolare Hamas oltre i confini. Morsi, invece, ha allentato le maglie nella città di frontiera di Rafah, permettendo un passaggio più "semplice" per i palestinesi. E' chiaro che la tensione è alle stelle. Morsi non ha partecipato ai funerali militari dei soldati uccisi nella penisola del Sinai. E' stato un chiaro messaggio al vertice delle forze armate egiziane.
I militari accusano Morsi di non aver considerato gli avvisi lanciati dall'intelligence per prevenire l'assalto del Sinai, è così?
Nonostante l'instabilità e l'insicurezza ai confini, è dal 2004 che le autorità egiziane fanno ben poco di fronte agli "attacchi terroristici" che si susseguono nella penisola del Sinai. La responsabilità più che di Morsi sembrerebbe essere dei militari. Sono loro che si occupano della sicurezza.
Come vede l'Egitto del futuro?
Ci vorrà del tempo, ma credo che prima o poi l'Egitto si lascerà alle spalle l'eredità rancorosa di Mubarak nei confronti di Hamas e la totale sfiducia nei loro confronti. Allora si potrà scrivere una nuova pagina per il Paese.

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