Paola Caridi (invisiblearabs): No Nukes? Dipende…




Erano spillette gialle, con un bel sole tipo gli smile. Nucleare no grazie, c’era scritto, ed era qualche era geologica fa, in Italia. Il No Nuke non si è mai spento, nella cultura ecologista. Ritorna ogni anno in Germania, quando sulla bella rete ferroviaria tedesca corrono i vagoni pieni di scorie nucleari, vecchio bersaglio dei Gruenen. Continua a interessare il dibattito energetico italiano, seppure senza la temperie di qualche decennio fa. Poi arriva la geopolitica, arrivano gli interessi strategici in una regione fondamentale come il Grande Medio Oriente, e il No Nuke assume tutto un altro sapore.
Niente a che vedere con l’ecologia, i rischi del nucleare pacifico, le scorie e lo smaltimento. È tutta un’altra cosa, il no nuke mediorientale. Intanto, bisogna dimostrare che si vuole solamente una centrale nucleare, e che dietro – dietro la facciata – non si nascondano le bombe. E poi, dipende chi, quale paese decida di votarsi al nucleare. L’Iran degli ayatollah insomma, non è credibile per la comunità internazionale. Ma se a volere una centrale nucleare sono gli Emirati Arabi Uniti (Dubai, Abu Dhabi, gli hub di molti degli investimenti occidentali nell’area) perché non aiutarli? Magari in chiave antiiraniana…
E allora, ecco la notiziola. Un gruppo di colossi del settore energetico – dagli Stati Uniti e dal Canada, per esempio – sta investendo molti dollari negli Emirati Arabi per aiutare la costruzione di una centrale nucleare che dovrebbe cominciare a operare tra pochissimo. Tra 5 anni. Sono contratti da 3 miliardi di dollari, dice la società degli UAE, la ENEC.  
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