Paola Caridi :Il Sinai, ostacolo tra Gaza ed Egitto (invisiblearabs)
A quasi quarant’anni di distanza, l’aviazione egiziana compare nei cieli del Sinai. Lontanissima la guerra del 1973, la “vittoria” come la chiamano gli egiziani che la festeggiano ogni 6 di ottobre. Stavolta, l’aviazione (elicotteri? Caccia?) ha solcato i cieli del Sinai per colpire quelli che l’intelligence egiziana ritiene siano i rifugi dei terroristi che hanno ucciso, il 5 agosto scorso, 16 tra soldati e guardie di frontiera. Le notizie che arrivano stamattina parlano di una ventina di vittime. Chi sono? I fiancheggiatori dell’attentato, cellule terroristiche, civili?
Su quell’attacco al posto di confine nel nord del Sinai, peraltro, c’è ancora molto da chiarire. L’unica cosa certa è il numero dei morti, 16. Su quello che è successo durante e dopo l’attacco, ci si affida alle notizie dei testimoni locali raccolte dalle agenzie di stampa. Gli assalitori si sarebbero impossessati di due mezzi, tra cui un blindato, diretti verso il posto di confine di Kerem Shalom, per entrare in Israele. Uno dei veicoli sarebbe stato fatto saltare in aria per riuscire a entrare in territorio israeliano. L’altro – dice l’esercito di Tel Aviv – è stato colpito dall’aviazione prima di attraversare la frontiera.
Sull’identità degli assalitori, regna ancora la massima confusione. Perché la confusione regna nel Sinai da molti anni, da ben prima che Hosni Mubarak fosse costretto a dimettersi per la pressione della Rivoluzione egiziana. Il Sinai era già, da anni, una spina nel fianco del defunto capo dei servizi segreti, Omar Suleyman. Gli attentati nei resort turistici, da Sharm el Sheykh, a Taba, a Dahab, hanno percorso tutto l’ultimo decennio, provocando una reazione – soprattutto contro la popolazione beduina – che non ha fatto altro che esacerbare gli animi, e approfondire la frattura tra il Sinai e il governo centrale.
continua

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