Michael Warschawski : novità giuridica israeliana: apartheid più occupazione


Novità giuridica israeliana: apartheid più occupazione.
di Michael Warschawski 
Poche settimane fa abbiamo commentato l’ “Edmund Levy Report”, che sostiene non solo che le colonie sono legali, ma anche che la West Bank non è un territorio occupato. L’opinione di Levy o persino un voto unanime della Knesset non cambierà ovviamente la realtà: dal 1967 Israele occupa la West Bank, la Striscia di Gaza, Gerusalemme Est e le Alture del Golan e l’intera comunità internazionale, con l’eccezione della Micronesia e delle Isole Marshall, condivide questa opinione.
                       israeli_supreme_court
La Corte Suprema di Israele,
il cui accesso il Ministro della Giustizia (!) desidera impedire ai palestinesi che vivono sotto occupazione

Nonostante questo fatto, il Rapporto di Edmund Levy è stato seguito di recente da una proposta di modifica del codice civile, presentata dal ministro della giustizia, Yaakov Neeman, che sbarrerà la porta della Corte Suprema alla popolazione palestinese occupata. Per 45 anni, Israele ha utilizzato questo diritto come uno degli strumenti più utili nelle pubbliche relazioni: “Hai mai visto che una popolazione occupata abbia il permesso di rivolgersi alla Corte dell’occupante allo scopo di tutelare i propri diritti?” Cosa utile ma del tutto ipocrita: raramente la Corte Suprema avrebbe difeso questi diritti, perché le loro violazioni facevano affidamento sulla legge. L’unica cosa che la Corte Suprema poteva fare era quella di verificare se le violazioni dei diritti umani erano state fatte sulla base di…….leggi dell’occupazione e decreti militari. 
Per il nuovo governo di estrema destra, questa politica durata 45 anni è troppo: più la West Bank fa parte integrante dello Stato di Israele e meno diritti vengono riconosciuti ai palestinesi. Infatti, come ricorda Zvi Barel (Haaretz 8 agosto) il diritto di rivolgersi alla Corte Suprema era un sottoprodotto di una decisione iniziale di Israele di non considerare i territori conquistati nel 1967 come occupati e quindi di non essere vincolato dalle Convenzioni di Ginevra. In seguito, la Corte Suprema ha stabilito che la Convenzione di Ginevra si applica solo per un’occupazione di breve durata, caso che non è riferibile ovviamente alla Palestina. 
Chiamiamo la realtà per quello che è: non si tratta di un’occupazione, bensì di un’annessione, un’annessione senza diritti civili per la popolazione indigena. Il diritto internazionale lo definisce un regime di apartheid. Finché la popolazione palestinese non accetterà la presenza israeliana sul suo territorio, e/o fintanto che non verranno concessi pieni diritti civili, ci sarà uno stato di occupazione, che Israele lo riconosca o no. I recenti passi compiuti dalle autorità israeliane, pertanto, non possono porre fine a questa realtà di occupazione, ma possono, tuttavia, portare innovazioni nel campo del diritto internazionale e dei sistemi politici, istituzionalizzando uno stato di occupazione+apartheid. 
“Hai messo a morte un uomo e ti sei preso la sua eredità?” Chiese in Signore al re Achab (I Re 1,21/19). Si può porre la stessa domanda ai governanti israeliani: nonostante il diritto internazionale e le centinaia di risoluzioni dell’ONU non avete posto fine all’occupazione, ma vi liberate dei doveri dell’occupante perché l’occupazione dura da così tanto tempo…La fine della storia è cosa nota: “Nel luogo dove i cani hanno bevuto il sangue di Nabot, là il sangue (di Achab) diverrà bevanda per i cani…” 

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