L'UE pubblica un elenco aggiornato delle colonie diSergio Yahni





L’UE pubblica un elenco aggiornato delle colonie nel tentativo di salvare la soluzione a due-Stati. 
di Sergio Yahni  
Mercoledì scorso l’Unione Europea ha pubblicato un elenco di codici postali israeliani che stabilisce quali località controllate da Israele non possono beneficiare del trattamento tariffario preferenziale previsto dagli Accordi di Associazione UE-Israele. Secondo l’Unione Europea, il trattamento preferenziale verrà negato nei confronti di quei prodotti per i quali l’attestato di origine indica una località all’interno dei territori soggetti all’amministrazione israeliana dal giugno del 1967.
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Modi’in-Maccabim-Re’ut per Israele è situata al centro dello Stato,
anche se è stata costruita in parte su ‘terra di nessuno’
secondo l’accordo per il cessate il fuoco del 1949.

Questo elenco è stato pubblicato e aggiornato dal 2004, per “rendere più facile agli importatori dell’UE stabilire se i dazi doganali devono essere pagati o meno.” Per altro, la lista pubblicata il 14 agosto 2012 chiarisce che, almeno ai fini fiscali, l’UE non riconosce le aree annesse da Israele, come le Alture siriane del Golan, Gerusalemme Est, e neppure le zone designate come “terra di nessuno” nel quadro dell’accordo per il cessate il fuoco del mese di luglio del 1949, come parti dello Stato di Israele. 
Quest’ultimo elenco confuta in modo chiaro i tentativi israeliani di ridisegnare le linee di confine di stato nell’ambito di tutti i futuri negoziati. Israele ha contestato la proposta di Barak Obama secondo la quale i confini del futuro Stato palestinese dovrebbero essere fissati lungo la Linea Verde, sostenendo che Gorge W. Bush aveva assicurato che uno Stato palestinese non avrebbe annullato le situazioni di fatto urbane e demografiche introdotte da Israele nel territorio palestinese occupato dal 1967. 
Mentre gli sforzi di Israele fanno sì che l’UE e gli Stati Uniti riconoscano che città come Ma’ale Adumim e Ariel, chiaramente situate all’interno della West Bank, non sono negoziabili e non saranno incluse in un qualsiasi futuro Stato palestinese, la lista dei codici postali pubblicata dall’UE designa come non facenti parte di Israele città come Modi’in, che si trova nella “terra di nessuno”, sulla strada tra Tel Aviv e Gerusalemme. 
Il Ministero degli Esteri israeliano afferma che l’Unione Europea ha deciso di divulgare unilateralmente su un sito web interno l’elenco, mentre sulla questione erano in corso i negoziati con Israele. Ha sostenuto, inoltre, che tale pubblicazione è il risultato delle pressioni esercitate da vari parlamentari e da ONG. 
L’Europa dichiara che la pubblicazione della lista non ha reso necessari dei negoziati. “Ciò nondimeno, prima della sua divulgazione, l’Unione Europea, in conformità all’accordo del 2004, si è ampiamente consultata con il governo israeliano e, per quanto possibile, ne sono stati presi in considerazione i suggerimenti.” 
Questo elenco è al di fuori dell’ambito della Campagna a guida palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Tuttavia, si segnala che, nonostante l’offerta europea di migliorare le relazioni commerciali e diplomatiche con Israele in più di sessanta aree, il consenso europeo continua a sostenere per il conflitto israelo-palestinese una soluzione a due stati. Sta, inoltre, a indicare un indebolimento della diplomazia israeliana in quanto l’Europa, per quanto riguarda la costituzione di un eventuale Stato palestinese, adotta un’interpretazione palestinese sulla questione dei territori. 
Israele, dal canto suo, si attiene al parere che uno Stato palestinese, se creato, dovrebbe essere un arcipelago di aree isolate sul 40% della West Bank (il 12% della Palestina storica). 
A quanto pare, nel mese di settembre, la Lega Araba porrà all’ordine del giorno dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite una proposta per aggiornare lo status della delegazione palestinese. Gli stati dell’UE potranno votare contro una simile proposta o astenersi, ma dopo il voto continueranno a far pressione per negoziati che salvino l’idea dei due-Stati, cosicché il confine tariffario diventerà un fatto politico. Una guerra regionale può risultare a una strategia israeliana per evitare tali pressioni. 
(tradotto da mariano mingarelli)

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