Israele: la complicità occidentale smascherata di Jonathan Cook
Israele non ne ha praticamente fatta una giusta con la comunità internazionale da quando attaccò Gaza circa tre anni addietro provocando una rivolta internazionale.I
l governo di destra di Netanyahu ha sistematicamente insultato leader stranieri, incluso il presidente USA Obama; ha dato mano libera ai coloni; ha bloccato i colloqui di pace con i palestinesi; ha alimentato una forte ondata di sciovinismo etnico e religioso contro la minoranza palestinese, i lavoratori stranieri ed i richiedenti asilo.
Non bisogna stupirsi quindi del fatto che sondaggio dopo sondaggio Israele risulti come uno dei paesi con la peggior influenza sulla situazione internazionale.
E nonostante questo, più in basso sprofonda Israele nella stima pubblica, più generosamente viene trattata dai leader occidentali con aiuti e favori speciali. In questi ultimi giorni in particolare sono stati davvero senza freni.
La settimana scorsa è stato scoperto che l’Unione Europea ha approvato un sostanziale miglioramento del suo status di partner commerciale, rafforzando i legami economici in diversi ambiti. Questa decisione è una sostanziale inversione dei congelamenti commerciali imposti in seguito all’attacco a Gaza nell’inverno del 2008.
Amnesty International ha fatto notare che la UE sta violando i propri impegni all’interno della “politica europea del vicinato” (http://it.wikipedia.org/wiki/Politica_europea_di_vicinato) la quale segnala che, come partner commerciale favorito, Israele debba rispettare i diritti umani internazionalmente riconosciuti, i valori democratici e gli obblighi umanitari.Ugualmente criticabile è l’apparente intenzione della UE di bloccare il crescente consenso a favore del boicottaggio delle merci prodotte negli insediamenti – la sola punizione significativa che la UE abbia lanciato nei confronti di Israele.Non senza una certa ironia questo cambio di rotta è stato reso noto nello stesso giorno in cui Israele ha annunciato il suo piano per distruggere otto paesi nella Cisgiordania, espellendone i 1500 abitanti, solo per rendere quel terreno una zona di addestramento militare.
Altri quattro villaggi rischiano la stessa fine.
L’espulsione di queste persone è un’ulteriore conferma al fatto che Israele stia conducendo un “traferimento forzato” di palestinesi, come recentemente segnalato da diversi documenti europei, da circa due terzi della porzione di Cisgiordania sotto il suo controllo. La sola leva della quale dispone l’Europa è di natura economica: il commercio attuale tra le due entità corrisponde a circa il 60% del commercio israeliano, per un valore corrispondente a circa 30 miliardi di euro.
Ma, piuttosto che penalizzare Israele per i suoi ripetuti attacchi mirati a distruggere qualunque soluzione che preveda due stati, l’Europa preferisce invece premiarla.
E in questa scelta non è la sola.Gli Stati Uniti stanno ulteriormente alimentando, con aiuti economici e militari, un flusso di miliardi di dollari che, ogni anno, già vengono dispensati.Solo negli ultimi giorni il presidente Obama ha firmato un progetto di legge per una cooperazione militare estremamente cara che verrà a costare 70 milioni di dollari -oltre ai 210 milioni in donazioni- per lo sviluppo del sistema missilistico di difesa Iron Dome. Il braccio militare del Pentagono, la Lockheed Martin, collaborerà con le aziende israeliane per la realizzazione degli F35.
Ma, piuttosto che penalizzare Israele per i suoi ripetuti attacchi mirati a distruggere qualunque soluzione che preveda due stati, l’Europa preferisce invece premiarla.
E in questa scelta non è la sola.Gli Stati Uniti stanno ulteriormente alimentando, con aiuti economici e militari, un flusso di miliardi di dollari che, ogni anno, già vengono dispensati.Solo negli ultimi giorni il presidente Obama ha firmato un progetto di legge per una cooperazione militare estremamente cara che verrà a costare 70 milioni di dollari -oltre ai 210 milioni in donazioni- per lo sviluppo del sistema missilistico di difesa Iron Dome. Il braccio militare del Pentagono, la Lockheed Martin, collaborerà con le aziende israeliane per la realizzazione degli F35.
Ed il congresso ha infine approvato un estensione di quattro anni per le garanzie di prestito israeliane rendendo più facile ad Israele ottenere prestiti sui mercati internazionali.Nel mentre Romney ha accusato Obama di essere troppo tirchio nei confronti di Israele.Il candidato repubblicano, trovandosi gomito a gomito con Netanyahu a Gerusalemme questa domenica, ha rilasciato una nota per la stampa nella quale segnalava che la sua futura amministrazione avrebbe investito ancora più soldi nel sistema missilistico.E questo florilegio di aiuti arriva dai due gruppi dominanti nel “quartetto” (il gruppo composto da USA, EU, ONU e Russia).Va ricordato che il ruolo del quartetto sarebbe quello di trovare una soluzione a due stati, la stessa soluzione che Israele fa di tutto per respingere.Per aggiungere ironia ad ironia la Banca Mondiale la scorsa settimana ha reso noto un documento relativo allo stato di salute dell’economia palestinese segnalando che la situazione è talmente disperata che l’Autorità Palestinese non può essere considerata ancora pronta per gestire l’indipendenza nazionale.Questo documento segnala inoltre quanto i palestinesi siano dipendenti dagli aiuti internazionali e come le aziende private, le realtà agricole e manifatturiere siano in declino.Con una straordinaria ottusità la Banca Mondiale raccomanda che l’Autorità Palestinese aumenti le esportazioni verso i mercati stranieri glissando sul più grande ostacolo a questa pratica auspicata: le severe restrizioni imposte da Israele al movimento di merci e persone al di fuori del territorio palestinese.Con la crescente e silenziosa connivenza per le trasgressioni israeliane i politici USA hanno messo in atto ciniche manovre mirate a sostenere l’intransigenza israeliana e distruggere tutte le speranze per una soluzione pacifica.La scorsa settimana i legislatori statunitensi hanno controfirmato una risoluzione del congresso che dava credito alla recente documentazione prodotta dal Comitato Levy.Questo documento concludeva dicendo che Israele non sta occupando la Cisgiordania e di conseguenza gli insediamenti non sono illegali.Tom Phillips, ambasciatore inglese in pensione che, in passato, ha servito in Israele e nell’Arabia Saudita, scrive nell’ultima edizione della rivista Prospect che USA ed Europa devono usare “grandi bastoni e grandi carote” per poter ravvivare il processo di pace.Ma Phillips crede anche che gli USA siano “geneticamente inabili” a poter forzare Israele a modificare il proprio comportamento.Di conseguenza propone invece di “strangolare” gli aiuti all’Autorità Palestinese generando uno sbilanciamento che non potrebbe più essere sostenuto dai palestinesi.In una delle tante situazioni ironiche che caratterizzano questo conflitto sembra che adesso anche alcuni diplomatici ritengano che i palestinesi potrebbero cavarsela meglio distruggendo il vacillante governo che dovrebbe invece portarli all’indipendenza.Il vero ostacolo alla pace -Israele, la sua occupazione e la complicità occidentale- potrebbe dunque cessare definitivamente di essere un problema.
Jonathan Cool ha vinto il Premio Speciale Martha Gellhorn per il giornalismo. I suoi ultimi libri sono
“Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” (Zed Books).
Il suo sito è www.jkcook.net.
Una versione di questo articolo è apparata inizialmente sul The National (Abu Dhabi)
Il suo sito è www.jkcook.net.
Una versione di questo articolo è apparata inizialmente sul The National (Abu Dhabi)

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