Gaza :I bambini sono in prima linea nel blocco israeliano


I bambini sono in prima linea nel blocco israeliano di Gaza
di Stephen Mccloskey
1° agosto 2012

La striscia di Gaza sta dirigendosi lentamente verso una crisi umanitaria dato che il blocco di cinque anni del territorio è stato esacerbato da una disputa  per la fornitura di combustibile. I giovani di Gaza sono in prima linea in questa crisi poiché la mancanza di cose essenziali come acqua ed elettricità e una dieta inadeguata hanno causato un tasso in aumento di anemia e diarrea. Nel frattempo, la principale organizzazione che provvede al  cibo, alla sanità e all’educazione di Gaza, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione, l’UNRWA, [United Nations Relief and Works Agency] * sta subendo un attacco politico da Israele e dagli Stati Uniti, minacciando la principale istituzione che annulla il divario  tra povertà e dell’indigenza assoluta.
Hady Mattar, è un bambino di cinque anni che gioca in mezzo ad altre centinaia  di ragazzi all’YMCA di Gaza.  Si riconosce facilmente dai suoi coetanei  perché ha le mani avvolte da bende che coprono gravi bruciature che si è procurato a casa con un generatore elettrico domestico. Hady, come la maggior parte dei bambini di Gaza, sta pagando il prezzo del blocco israeliano del territorio, che permette l’ingresso nel territorio soltanto di una manciata di articoli umanitari essenziali, e che è stata esacerbata da una crisi del combustibile che ha interrotto la fornitura di elettricità a Gaza  fino a 12 ore al giorno. Il blocco ha già ridotto  in pezzi l’economia alla quale è proibito di accedere ai mercati esterni ed è stata privata di rifornimenti e di posti di lavoro. La maggior parte della popolazione di 1,7 milioni di persone, sono state spinte verso povertà cronica e i bambini sono i primi a soffrire per il blocco, e le loro vite sono state rese  perfino più difficili dalla crisi dei combustibili. Yasmeen El Khoudary, un giovane blogger di Gaza, di recente ha descritto se stesso come parte di una “generazione con gli occhi bendati”, separata fisicamente dal resto del mondo, e psicologicamente danneggiata dagli effetti dell’isolamento e dell’impotenza.
Le interruzioni della luce elettrica sono stati una caratteristica costante  della vita durante il blocco, che è stato intensificato da Israele nel 2007 e ha gravemente  ristretto la fornitura di combustibile per l’unica centrale elettrica di Gaza. Il governo di Hamas a Gaza è arrivato al punto di dipendere dai rifornimenti importati per mezzo dei tunnel del contrabbando tra il confine meridionale egiziano di Rafah e la striscia di Gaza. Da febbraio, però, la lunghezza e la regolarità delle interruzioni della luce sono aumentate quando l’Egitto ha posto un freno al combustibile fatto entrare di nascosto. Le ragioni apparenti che sono state date sono una mancanza di combustibile nella regione del Sinai e l’insistenza del Cairo che i tunnel sono mezzi per importare le merci industriali, inadatti e insostenibili. Quello che tuttavia, può anche rafforzare questo nuovo regime,  è il senso che il motivo recondito di Israele di mantenere il blocco è che il Cairo si assuma una crescente responsabilità per il benessere e la mobilità dei Palestinesi – una responsabilità che spetta legalmente a Israele  come potenza occupante di Gaza.
Ciò che è indiscutibile sono gli effetti della crisi sui servizi di pubblica utilità e i sevizi ospedalieri mentre l’Oxfam * fa capire che Gaza sta dirigendosi lentamente verso un collasso totale dei servizi essenziali e mentre la situazione sanitaria sta raggiungendo “proporzioni catastrofiche”  (febbraio 2012). Per i bambini, la crisi ha creato una nuova serie di problemi da affrontare. Senza elettricità, l’acqua non può essere pompata per chi ne fa uso domestico che regolarmente impone ai ragazzi il compito di riempire secchi di acqua per i servizi igienici, per cucinare e per lavarsi. Per le case  che hanno accesso al combustibile, per generatori domestici,  c’è il ronzio senza fine dei loro motori e i rischi per la salute dei bambini. Per la maggior parte dei giovani di Gaza, tuttavia, le principali frustrazioni derivanti dalle interruzioni di elettricità sono la mancanza di luce per leggere e studiare di notte, e l’accesso limitato all’uso dei computer e di internet. In un territorio dove l’istruzione è considerata il mezzo primario per sfuggire alla povertà, le interruzioni di energia possono essere allo steso tempo invalidante e scoraggiante producendo un impatto negativo sulle prestazioni scolastiche e sullo sviluppo dei ragazzi.
Sanità e igiene
Ci sono anche implicazioni sanitarie preoccupanti per i bambini derivanti dalla crisi dei combustibili. Oltre alla ridotta fornitura di acqua, ci sono gli effetti dello stallo in cui si trovano i punti di pompaggio delle acque nere, degli impianti del trattamento delle acque di scarico, e delle unità di desalinizzazione per la qualità dell’acqua di Gaza. Il dottor Fadel Jouda, direttore generale dell’ospedale Al Awda a Gaza nord, la fonte principale dell’assistenza sanitaria per Jabalia, il più grande degli 8  campi di rifugiati del territorio, ha detto che la maggioranza dei casi di bambini arrivati in ospedale sono la diarrea e l’anemia. La prima è causata per lo più da parassiti presenti nelle scorte di acqua non depurata,  e la seconda da scarsità di ferro nell’alimentazione. Il dottor Jouda crede che il cibo in  scatola  che arriva di contrabbando attraverso i tunnel è destinato a essere tenuto a lungo sugli scaffali e manca di qualità nutritive limitando in questo modo l’apporto alimentare dei bambini.

Un recente rapporto di Save the Children, ha trovato che il 58 per cento degli scolari di Gaza soffre di anemia, e il 10% dei bambino sotto i dieci anni sono soggetti a ‘denutrizione cronica’. Riguardo all’igiene, il rapporto ha trovato che [I] che nel 2012 soltanto, 3 bambini sono annegati in pozze di fogne a cielo aperto delle quali non ci si può occupare fino a quando il blocco frena lo sviluppo igienico accompagnato da un aumento di malattie legate all’igiene come febbre tifoidea e diarrea [2012:3]. Il rapporto riferisce con enfasi che “il blocco è stato l’unico elemento che ha contribuito grandemente grande alla povertà endemica  e duratura delle famiglie di Gaza” (2012:2). Aggiunge che “Come problema di priorità urgente perla salute e il benessere dei bambini di Gaza Israele deve levare il blocco completamente per far entrare e uscire liberamente persone e cose da Gaza, fino alla Cisgiordania e a Gerusalemme est.” (ibid).

Il sistema educativo di Gaza assediato
Dato che il 44% della popolazione di Gaza è costituita da ragazzi che hanno meno di 14 anni, il sistema assediato  lotta per fare fronte al numero di studenti. L’UNRWA fornisce servizi per la sanità e l’educazione a 1,1 milione di profughi di Gaza e anche aiuti alimentari e sostegno in denaro liquido. L’UNRWA è diventata un importante fornitore di servizi educativi per i bambini di Gaza e attualmente ha 221.000 allievi di scuola elementare e in 243 scuole medie e 7.700 insegnanti. Queste scuole insegnano le materie locali, ma hanno introdotto programmi aggiuntivi che hanno come obiettivo livelli di preparazione bassi, in matematica e arabo e anche un curriculum destinato ai Diritti Umani.  Il direttore di una delle scuole preparatorie dell’UNRWA di Gaza City, ha descritto alcuni dei problemi a cui si trovano di fronte gli insegnanti e anche gli allievi in questa regione così densamente popolata e così endemicamente povera. Un problema cruciale è la dimensione delle classi con gli insegnanti che fanno fatica a lavorare in classi sovraffollate e che non sono in grado di fornire il tipo di attenzione personalizzata che è necessaria ai bambini. Inoltre la dimensione della popolazione studentesca e la mancanza di nuovi edifici ha significato che nel 90% delle scuole si devono fare i doppi turni, il che vuol dire che gli alunni frequentano la scuola per mezza giornata per lasciare poi il posto ad altri bambini che usano lo stesso edificio, la mattina o il pomeriggio. Il risultato è che in  queste scuole è diventato estremamente difficile offrire qualsiasi tipo di attività extra-curriculari ad allievi che talvolta ricevono assistenza ulteriore in centri giovanili e comunitari locali.
Le scuole stanno anche lottando per affrontare i problemi psico-sociali dei bambini, molti dei quali sperimentano i residui effetti psicologici creati dal trauma dei bombardamenti e dell’invasione di Israele del 2008-2009. Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani, B’tselem, 344 minori sono stati uccisi dai militari israeliani durante l’operazione “Piombo fuso”, su 1390 persone. Le azioni violente nei riguardi dei minori, sono però continuate da allora: Defence for Children International ha documentato altri 30 casi di minori uccisi “mentre raccoglievano materiali da costruzione, o mentre lavoravano vicino alla barriera del confine tra la striscia di Gaza e Israele”, nel periodo tra il 26 marzo 2010 e il 27 dicembre 2011. Questa esposizione alla violenza e alla tensione ha causato problemi di salute mentale ai giovani, che si manifesta con paura, insonnia, ipertensione, e mancanza di motivazione.  Mentre l’UNRWA ha reclutato 228 psicologi per lavorare nelle scuole,  in centri sanitari e comunitari,  questo numero non è sufficiente, dato il tipo di assistenza psicologica a lungo termine necessaria a trattare lo stress, e data l’entità della popolazione scolastica di Gaza.
Tristemente,  la maggior fonte ricreativa per i bambini, il programma annuale dei giochi estivi dell’UNRWA, questo anno è stato annullato a causa dei tagli apportati ai finanziamenti. Di solito il programma è a favore di 250.000 bambini, in un ambiente sicuro e strutturato per giocare che offre arte, teatro, sport, musica e danza in 200 località diverse. I bambini hanno sofferto moltissimo la mancanza dell’attuazione del programma nei caldi mesi estivi, quando la vita nei campi profughi sovraffollati limita gravemente le possibilità di distrazione dallo squallido ambiente di cemento di Gaza.

L’UNRWA sotto attacco

La perdita dei giochi estivi riflette il peggioramento della situazione finanziaria dell’UNRWA, causata in gran parte dalla mancanza di paesi donatori di assolvere ai loro obblighi finanziari con questa agenzia.
Robert Turner, direttore delle operazioni dell’UNRWA a Gaza, ha identificato un’immediata diminuzione di fondi di 20 milioni di dollari necessari a sostenere i programmi di emergenza per gli aiuti alimentari fino ad oltre il settembre 2013. Se l’UNRWA fosse costretta a  ridurre un numero importante della sua forza lavoro di 12.000 persone a Gaza, e dovesse realizzare tagli agli aiuti per le emergenze, allora i tumulti per il cibo e le insurrezioni sociali sono una possibilità reale in una regione dove l’ONU crede che ‘l’assistenza internazionale colmi il divario tra la povertà e la completa indigenza’ (2012a).
Il bilancio e le competenze dell’UNRWA nei Territori occupati si sono di recente trovati sotto a subire esami e attacchi politici crescenti. Il senatore degli Stati Uniti Martin Quirk ha messo in dubbio la designazione di ‘rifugiato’ applicata ai discendenti di coloro che erano stati direttamente colpiti dalla guerra del 1948 e da quella del 1967.  Fa intuire che l’UNRWA ‘esiste per perpetuare il problema profughi, non per risolverlo’ (23 maggio 2012). In maggio, il Comitato del Senato degli Stati Uniti per gli stanziamenti, ha approvata all’unanimità l’Emendamento Kirk, come parte della legge sugli stanziamenti  del Dipartimento di Stato e delle Operazioni estere per il 2013. La legge richiede che il Dipartimento di stato specifichi al Congresso, per la prima volta, in che proporzione i 5 milioni di Palestinesi sostenuti dall’UNRWA, sono stati realmente mandati via dalle loro case e quanti sono discendenti di quei profughi. (Haaretz, 5 giugno 2012). Anche Einat Wilf, un membro della Knesset, il parlamento di Israele, ha  fatto la stessa cosa,  indicando che ‘Soltanto l’UNRWA garantisce uno status di rifugiato che non ha precedenti e che è automatico, ereditario (1° febbraio 2012).
Victor Kattan, direttore di Al-Shabaka, l’organizzazione Palestinian Policy Network, sostiene che ‘il vero scopo dell’emendamento (Kirk) è chiaro: è un tentativo di ridefinire il numero di profughi palestinesi che ricevono aiuti dall’UNRWA in vista della limitazione del suo bilancio, che dipende in grande misura dagli aiuti statunitensi’. Aggiunge che la definizione di profugo palestinese ‘è riconosciuta dall’Alto Commissario dell’ONU per i profughi ed è pratica tradizionale dell’organizzazione per tutti i profughi in tutto il mondo’ (30 maggio 2012).  Riducendo il numero dei profughi, l’emendamento Kirk può forse mirare a limitare il diritto palestinese a ritornare per coloro direttamente cacciati via dalle loro terre nel 1948. Facendo i giusti passi, Einat Wilf considera che il numero “sgonfiato” dei profughi, si riduce  a 30.000′.

Punizione collettiva

Mentre continuano queste macchinazioni politiche, le speranze di qualsiasi tipo di riavvicinamento o di colloqui significativi per porre fine al conflitto in Medio Oriente, sembra più lontano che mai. Il blocco israeliano di Gaza, ora nel suo quinto anno, considerata come una forma di ‘punizione collettiva’ all’interno del territorio, malgrado le proteste del portavoce israeliano,  Mark Regev, che ‘Il nostro obiettivo è di cercare di danneggiare il regime di Hamas, non di vedere soffrire la popolazione di Gaza. Non consideriamo il popolo di Gaza nostro nemico’ (Guardian, 8 giugno 2012). Tuttavia le prove indicano impennate in appoggio ad Hamas che stanno dietro all’aggressione israeliana di Gaza. Per esempio, un sondaggio di opinione effettuato a Gaza e  in Cisgiordania in seguito all’operazioine Piombo Fuso del 2008-2009, ha mostrato che il dirigente di Hamas, Ismail Haniyhe ha ricevuto la  maggioranza dell’appoggio (47%),da coloro cui è stata richiesta l’opinione. (Haaretz, 9 marzo 2009). E’ improbabile, perciò, che la continuazione del blocco allenterà il controllo di Hamas su Gaza, ma indubbiamente peggiorerà la situazione difficile del suo popolo. Come si è espresso Chris Gunness, portavoce dell’UNRWA: ‘ E’ difficile capire la logica di una politica fatta dall’uomo che deliberatamente rende povere così tante persone  e condanna centinaia di migliaia persone potenzialmente produttive a una vita di indigenza’ (ONU, 2011).
Tre fattori hanno aiutato a rilasciare la valvola  della pressione su Hamas all’interno di Gaza. Primo, i tunnel hanno permesso l’entrata delle merci a Gaza perfino se il blocco di Israele ha limitato molto le esportazioni. Secondo, la destituzione dal potere di Hosni Mubarak in Egitto, ha visto un allentarsi del passaggio dei Palestinesi da Gaza attraverso il valico di Rafah.  Terzo, l’attacco mortale di Israele contro la Mavi Marmara, la nave ammiraglia  di una flottiglia diretta a Gaza di imbarcazioni che miravano a rompere il blocco, ha causato l’indignazione internazionale  e un leggero allentamento del blocco. Però, la recente disputa di Hamas con l’Egitto per le forniture di combustibile, mostra che i tunnel non sono un mezzo sostenibile per rifornire Gaza di articoli industriali e domestici. Inoltre, la decisione di Hamas, di luglio, di sospendere la registrazione dei votanti a Gaza per una prossima elezione è probabile che ritardi ulteriormente la prospettiva di riconciliazione con Fatah e un approccio  palestinese più unito verso il governo e le negoziazioni (PCHR, 2012 – Palestinian Center for Human Rights – Centro Palestinese per i diritti umani).
Per i giovani di Gaza, la disputa politica sui combustibili e le dispute interne  tra Fatah e Hamas, hanno peggiorato il loro ambiente di vita e hanno incrementato la loro vulnerabilità alla povertà, alla malattia e allo stress. Il fattore primario  che sostiene questa crisi umanitaria,  è il blocco di Israele che, secondo Amnesty International ‘ha costituito una punizione collettiva – una violazione della legge internazionale -e ha particolarmente colpito  i bambini e i malati’ (2012:187). Il Centro palestinese per i Diritti Umani (PCHR), crede che ‘La chiusura illegale della striscia di Gaza è diventata istituzionalizzata.  Per mezzo della fornitura di aiuti, le organizzazioni internazionali si stanno assumendo il  costo dell’occupazione e la sua politica illegale (giugno 2012). Il PCHR ha richiesto un gruppo di pressione che spinga i governi a fare di più che dare  aiuti internazionali, che cerchi di gestire gli effetti del blocco verso un’azione politica concordata  che leverà il blocco.
Questa deve essere una priorità per chi fa campagne nel mondo, particolarmente attraverso l’azione politica non violenta di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). Questa campagna è sostenuta all’interno della società civile palestinese e sta ricevendo approvazione dai movimenti della società civile in tutto il mondo. La società civile deve fare andare  regolarmente i governi internazionali nella direzione della giustizia e dei diritti umani come ha vivamente dimostrato la campagna contro l’apartheid in Sudafrica. Coloro che partecipano alla campagna BDS, possono fare ricorso alla determinazione dei  ragazzi di Gaza, come Shahd Abusalama che detto: “Non importa quanto aumenti l’oppressione di Israele, i loro piani sono destinati a fallire. La loro inumanità non fa altro che accrescere la nostra umanità. Siamo pronti a raccogliere la sfida e a lottare per ciò che abbiamo sempre meritato: giustizia, libertà, uguaglianza”. (Guardian, 9 giugno 2012)
 References
Amnesty International (2012), Amnesty International Report 2012: The State of the World’s Human Rights, Amnesty International, London. [Lo stato dei diritti umani nel mondo]
 Boycott, Divestment, Sanctions (BDS) Movement, http://www.bdsmovement.net/ [accessed 31 July 2012]. [Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni].
B’Tselem, “Fatalities during “Operation Cast Lead” [ Morti durante l'Operazione "Piombo Fuso"]http://old.btselem.org/statistics/english/casualties.asp?sD=27&sM=12&sY=2008&eD=18&eM=01&eY=2009&filterby=event&oferet_stat=during [accessed 29 July 2012]
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Guardian, ‘Gaza hit by power crisis’, 1 March 2012  [Gaza colpita dalla crisi di potere].
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[La cinica campagna di Israele per  mettere gli Arabi ebrei contro i profughi palestinesi].
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Yasmeen El Khoudary’s blog, http://yelkhoudary.blogspot.co.uk/ [accessed 28 July 2012].


*http://it.wikipedia.org/wiki/UNRWA
** http://it.wikipedia.org/wiki/Oxfam


Stephen Mccloskey è il Direttore del centro per l’Educazione Globale.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: hhttp://www.zacommunications.org/children-are-in-the-front-line-of-israel-s-blockade-of-gaza-by-stephen-mccloskey
Originale:Stephen Mccloskey’s ZSpace Page
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2012  ZNET Italy Licenza Creative Commons  CC BY – NC-SA  3.0

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