Diario da Damasco di John Wreford
Il fotografo John Wreford è vissuto in Siria per molti anni e resta ancora nella sua casa nella Città vecchia di Damasco. Qui ci offre un resoconto molto personale degli eventi delle ultime due settimane.
In una calda sera di estate seduti in un ristorante al centro di Damasco con vista sulla città, la montagna di Qasyun illuminata come un albero di Natale, non ci illudevamo che in Siria tutto andasse bene. Qui nella capitale, però, la vita andava avanti quasi come sempre. Parlavamo di come le cose nell’ultima settimana si fossero più o meno calmate, poi ci siamo fermati per un momento a pensare, forse la calma prima della tempesta.
Soltanto pochi giorni dopo, la tempesta è bene e veramente in città. per mesi, l’opposizione e il regime si erano dati reciprocamente battaglia nei sobborghi estremi di Damasco. Il rumore dei bombardamenti e dell’artiglieria riecheggiava in tutta la città, dimostranti pacifici uscivano ancora in molti sui sentivano sempre più scontri, ma in generale ogni cosa tendeva ad accadere in certe zone.
Era ben noto che il Libero Esercito Siriano si stava muovendo verso Damasco e che era accampato nei quartieri più militanti di Midan Kfra Souseh. Molti di noi, però, si sentivano in grado di fare la loro solita vita, malgrado sapessimo che prima o poi le cose sarebbero cambiate. Da domenica abbiamo sentito quel cambiamento. La guerra era stata sui gradini di casa, ma ora stava superando la soglia, più esplosioni, più spari, gli orribili suoni che erano sempre più vicini, il ronzio continuo degli elicotteri che erano diventatati una caratteristica nelle settimane recenti.
Nella parte della Città vecchia dove abito, tra Bab Touma e Bab Salam, vecchie case in un Warren di vicoli, la situazione era calma, i bambini giocavano in strada, e molta gente si preparava per il Ramadan. Di solito mi sedevo sul tetto la mattina presto e la sera, in grado di dare più di un’informazione sulla direzione dalla potevano arrivare gli spari. Posso vedere poco, quattro grosse antenne satellitari prostrate verso la Mecca hanno provveduto a questo. Da lunedì e fino a martedì, i combattimenti si sono intensificati, la mia casa ha tremato quando un elicottero è stato abbattuto a Qaboun e a un certo punto un paio di pallottole vaganti sono passate sibilando nell’aria sopra la mia testa, il loro suono simile a quello di una mail inviata da un iPhone. Le esplosioni e le sparatorie sono continuate per tutta la notte.
Il mercoledì mi sono svegliato trovandomi più o meno nella stessa situazione. Mi sentivo abbastanza sicuro vicino a casa mia, ma il pensiero di ciò che stava accadendo in altre zone della città mi scombussolava lo stomaco: come facciamo a sapere quali armi creano quei suoni, che massacro stanno causando ? Poi un paio di fortissimi botti, abbastanza lontani ma che mi hanno fatto rabbrividire. Un’autobomba era esplosa fuori dal tribunale un paio di settimane prima ed era sembrato molto simile, sembrava che stessi già imparando la differenza tra un’autobomba e l’artiglieria. Subito i notiziari della televisione aveva dato notizia dell’attacco alla riunione per la sicurezza e della probabile morte di ministri del governo. Sono uscito di casa e mentre arrivavo a Qamaria, vicino casa mia, i negozianti correvano da un negozio all’altro molto eccitati per fermarsi ad aggiornare gli altri sullo svolgimento degli avvenimenti. Alcuni si limitavano a fissare lo schermo con incredulità, dato che l’attacco avveniva in una delle zone più sicure di Damasco, a un vicinissima all’ufficio del Presidente e dall’ambasciata americana.
I rumori continuavano: crepitii e scoppi di Dio sa che cosa. Poi, mentre ero al telefono e facevo notare che questo piccolo angolo della Città vecchia continuava a fare le sue cose come al solito, ho visto due uomini armati che salivano sul tetto di una casa a un paio di strade di distanza. Sono sceso e ho detto ai figli dei vicini di entrare in casa. Ho fatto un giro nei vicoli intorno a casa. Ho sempre considerato i miei vicini come persone leali al regime. Sembravano sentirsi a loro agio vedendo gli uomini armati sul tetto, i bambini sono tornati presto a giocare in strada. E’ questo ultimo fatto che fa sì che non mi fidi dei loro giudizi sulla situazione. Quando sono tornato a Qamaria, la gente stava chiudendo i negozi in anticipo, alcuni avevano già preferito passare in negozio la notte precedente. Mentre il sole tramontava, ho controllato di nuovo il tetto, gli uomini armati si erano sistemati comodamente e avevano appeso le bandiere per indicare che erano dalla parte del regime. Poco dopo che era diventato buio, un paio di forti esplosioni, a una certa distanza, e poi la luce è andata via. Poi numerosi esplosioni di spari provenienti da qualche parte del quartiere, poi di nuovo tranquillo; per le due ore successive tutto è stato calmo, i vicini preferivano chiacchierare nel vicolo sotto una lampada che funzionava ancora. la corrente elettrica è tornata soltanto prima di mezzanotte, poi alle due un sibilo e un’esplosione in uno dei vicoli lì attorno, poi di nuovo la calma.
Quel mercoledì, a Damasco, sembrava si fosse scatenato l’inferno, dato che succedevano tante cose in così tanti posti. La gente trovava difficile elaborare il sovraccarico di avvenimenti, si allontanavano dalla televisione che trasmetteva i notiziari, soltanto per rispondere a una telefonata di un amico o di un parente, prima cercando di scoprire se tutti erano salvi e poi aggiornandoli sull’ultimo bollettino , con un dilagare di voci e complotti.
Martedì ‘alba è spuntata con i soliti terribili suoni della guerra, il suono sordo e cupo che indubbiamente è quello degli spari dai carri armati, da qualche parte a est della Città vecchia, forse Qaboun. Gli elicotteri volteggiano in alto sopra la città. lentamente la gente è ritornata nelle strade, non molta, soltanto i locali che si radunano in piccoli gruppi per discutere gli avvenimenti della notte. Pochi negozi hanno aperto, dato che alcuni proprietari hanno preferito passare la notte nel loro negozio piuttosto che rischiare il viaggio per andare a casa. Non ho mai visto la Città vecchia così, è l’ultimo giovedì prima del sacro mese del Ramadan e normalmente le strade sarebbero affollate di persone che fanno spese. Toni di voce smorzati ed espressioni nervose, sguardi verso il cielo quando echeggiava il rumore di un’altra esplosione. Mentre la giornata passava, il rumore dei combattimenti sembrava meno intenso, e tuttavia le notizie che arrivavano dai sobborghi erano orripilanti. Coloro che non potevano trovare posto altrove cercavano di fare di tutto per partire verso zone più sicure, molti membri di famiglie numerose, si erano spostati qui con gli altri; dal mio vicino ci sono ora tutti i suoli parenti di Parasta che vivono con lui. Nella sua casetta forse ci sono più di dodici persone. Un altro vicino ha preso in prestito da me lenzuola e coperte.
La spazzatura si stava già ammucchiando nelle strade, gli spazzini non si erano proprio visti, e non ci vuole molto prima che l’odore nel caldo dell’estate di Damasco diventi rivoltante. Nel tardo pomeriggio ho visitato il mercato della frutta e verdura che è al di là di Straight Street. Il suk di solito animato, era deserto, c’era poca frutta e verdura da comprare, si diceva che la gente aveva comprato tanto presa dal panico. La cosa più probabile era che i fornitori semplicemente non erano in grado arrivare lì o non ne avevano voglia di provarci. Sappiamo quali zone hanno i peggiori problemi e possiamo informarci in anticipo per avere i particolari, ma il viaggio ha una durata sconosciuta, e poche persone sono pronte a rischiare. Alle sei di sera, i pochi negozi aperti stavano chiudendo. nell’anno me mezzo della crisi continua, nella Città vecchia non ci si era mai sentiti così. L’unico commensale che mangiava nel ristorante più prestigioso della città, era il gestore.
La notte del giovedì è trascorsa in una calma relativa, per molti è stata forse la prima occasione per dormire un poco,ma appena prima delle 7.30, il venerdì mattina, il rumore tambureggiante dell’artiglieria mi ha letteralmente scosso dal sonno , pochi minuti dopo un’altra salve di numerose esplosioni, poi di nuovo la quiete. Ho tentato di auto convincermi che nei quartieri dove forse cadevano le bombe si erano svuotati, e che la battaglia avveniva tra due eserciti in guerra, nella mia mente c’erano le immagini orripilanti delle guerre passate: Libano, Jugoslavia, Cecenia.
Le 24 ore seguenti avrebbero visto l’inizio del Ramadan, che in Siria è un periodo importante e gioioso, durante il quale le famiglie si riuniscono, più nel momento del pasto serale che durante il digiuno. La Siria è in grandissima maggioranza musulmana, ma moderata; il Ramadan è più una celebrazione culturale che, simile al Natale in Europa. per molti è l’unica volta che vanno alla moschea, cioè fino all’inizio della rivoluzione, quando la moschea è diventata l’unico luogo dove la gente era in grado di riunirsi. Molto spesso il digiuno è seguito da un banchetto che dura tutta la notte quando le famiglie e gli amici si fanno visita, si va al ristorante per il pasto prima dell’alba che si chiama Suhur. Quando Abu Tableh arriva suonando il tamburo, alle prime ore del mattino, la maggior parte della gente non è andata neanche a letto.
Si diceva sempre che questo anno sarebbe stato diverso: invece i prezzi sono aumentati e il costo del gas per cucinare è triplicato. C’erano pochi segnali che si stesse preparando qualche cosa. I rumori sordi provenienti dai sobborghi a est della città continuavano intermittenti tutto il giorno e si sentivano anche diverse grosse esplosioni.
La Città vecchia era quasi completamente deserta, erano aperto soltanto alcuni negozi di alimentari, pochi negozianti che non erano stati a sa da settimane. Le uniche persone che c’erano in giro erano residenti locali. Generalmente la situazione era più calma in tutto il resto della città, si portava via la spazzatura che non era stata raccolta da un paio di giorni e che cominciava a puzzare. Raslan, Osama e Hasan – i bambini del mio vicolo -usavano delle carriole per portarla altrove. Quando scendeva la sera c’erano ancora echi di ciò che stava accadendo più lontano, una battaglia con armi da fuoco che sembrava abbastanza vicina durava soltanto pochi minuti, e poi sempre meno.
Il resto della settima è passato relativamente tranquillo. Possiamo ancora udire il suono degli scontri e delle esplosioni di tanto in tanto, ma in generale le cose vanno meglio, non sappiamo per quanto.
Adesso ci sono tanti Siriani che soffrono, tanti sono spaventati, tanti vorrebbero andarsene ma non hanno altra opzione che restare. Per ora resterò anche io, per più tempo possibile. Sono vicino con tutto il cuore a ogni singolo Siriano che ha avuto conseguenze da questo conflitto, e sono molti.
Il Ramadan è cominciato e la gente è decisa ad andare avanti, malgrado tutto, lo stato d’animo è tranquillo e non gioioso come dovrebbe essere. C’è più gente che va fuori, si sta raccogliendo la spazzatura, nei mercati c’è il cibo. La gente però ha ancora paura, tutti sanno che succederanno altre cose, moti se ne stanno andando. La maggior parte sta soltanto pregando per la pace.
Da : Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/diary-from-damascus-by-john-wreford
Originale: Yourmiddleeast.com
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
Diario da Damasco
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