"Create connessione con la nostra lotta" Issa Amro a Padova
Ho incontrato Issa Amro a Padova il 20/06/2012 in un incontro promosso da Al Quds, dalla Comunità Palestinese in Veneto, da ASF - Agronomi e forestali Senza Frontiere, ARCI, ACS, Ass. Intenderci, Associazione per la pace - Padova, Donne in Nero, Perilmondo Onlus.
Ad accompagnare Issa, appena rilasciato dalle autorità israeliane che lo avevano bloccato ed arrestato al Ponte di Allenby mentre si recava in Giordania per intraprendere il viaggio in Italia, c'era l'instancabile Luisa Morgantini.
Issa Amro in Italia incontrerà varie associazioni per parlare della grave situazione in Palestina e per informare sul suo movimento "Shabab did al istitan" " Giovani contro gli insediamenti".
Issa è coordinatore di un movimento di Resistenza non violenta. Una resistenza che è sempre esistita nella storia dei Palestinesi e che ha convissuto con tutte le altre forme di lotta di volta in volta sperimentate.
Ma i media internazionali non hanno alcun vantaggio a divulgare la realtà della resistenza non violenta palestinese, così come non hanno alcuna intenzione di soffermarsi sui movimenti non violenti che hanno rappresentato l'anima delle manifestazioni di piazza e delle rivolte nei paesi arabi.
Fanno, così, un favore sia alla destra militarista che alla sinistra scettica sulla presa di coscienza e della forza delle rivoluzioni arabe!!!
Ma i media internazionali non hanno alcun vantaggio a divulgare la realtà della resistenza non violenta palestinese, così come non hanno alcuna intenzione di soffermarsi sui movimenti non violenti che hanno rappresentato l'anima delle manifestazioni di piazza e delle rivolte nei paesi arabi.
Fanno, così, un favore sia alla destra militarista che alla sinistra scettica sulla presa di coscienza e della forza delle rivoluzioni arabe!!!
Riporto alcune parti salienti del discorso che Issa Amro ha tenuto a Padova.
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Mercoledì scorso c'è stata ad Hebron una grande manifestazione che ha visto la partecipazione di tantissime persone. Mercoledì scorso la manifestazione era organizzata da DONNE palestinesi ed israeliane. Hanno concordato di indossare abiti tradizionali palestinesi, la Kufiyyah e di "muoversi" ni strada per chiedere l'apertura di Shuhadah Street. A questa manifestazione di donne, Israele ha risposto con uno spiegamento di centinaia di soldati. Forte era la presenza dei coloni. Soldati e coloni hanno cominciato ad innervosirsi alla vista delle donne vestite con abiti tradizionali palestinesi.
Le donne sono riuscite a incamminarsi...e subito sono scattati gli arresti. Le arrestavano perchè l'abito palestinese è illegale! Illegale è per loro tutto ciò che ricorda la Palestina. Israele continua a distruggere qualsiasi possibilità di pace. S
ta soffocando la possibilità di uno stato unico perchè sta accentuando la trasformazione in uno stato confessionale ebraico. La situaione di Hanin Zoabi descrive molto bene tutto ciò. Siamo dinanzi ad uno stato di apartheid, di pulizia etnica portata avanti con la politica degli insediamenti, attraverso la violenza dei coloni ogni giorno contro di noi.
Nell'area di Hebron sono stati requisiti più di 1000 appartamenti, più di 1800 negozi palestinesi sono stati chiusi. Sono aumentati i check-point. Hebron è una delle più grandi provincie dei Territori Occupati, con i suoi 650000 abitanti rappresenta il 23% della popolazione della Cisgiordania. Le famiglie di pochi coloni uccidono la vita di migliaia di persone.
I coloni attaccano le persone, persino i bambini. I mercati di frutta e verdura sono stati chiusi. L'economia è soffocata, il movimento e la libera circolazione sono impediti. CONTRO TUTTO QUESTO, un gruppo di giovani palestinesi ha deciso di RESISTERE. Siamo un gruppo di giovani che ha scelto la non violenza per RESISTERE, documentando le violazioni dei diritti umani, denunciando una politica basata sulla pulizia etnica.
Abbiamo lanciato la campagna "Aprite Shuahadah Street" perchè questa strada è il cuore della città di Hebron. Stiamo cercando di far capire a tutti che ciò che sta succedendo a Hebron è un piccolo esempio di quello che Israele impone a tutti i palestinesi.
Abbiamo formato un gruppo di mutuo soccorso per difendere la nostrs gente dagli attacchi dei coloni. In quanto palestinesi siamo sottoposti alla legge militare israeliana ma gli israeliani non ci proteggono e difendono.
Io stesso, che nell'ultimo periodo sono stato arrestato quattro volte, io stesso ho denunciato le intimidazioni e le minacce ricevute ma la polizia non è intervenuta. Abbiamo messo a punto un sistema di intervento-mediazione tra chi attacca e chi è attaccato. Noi interveniamo perchè abbiamo formato una rete, anche attraverso i social network, che ci permette di arrivare lì, nel luogo dove si svolge un tentativo di violenza o di occupazione e ci interponiamo.
All'interno di questo movimento sono molto attive le donne e le ragazze palestinesi, che tengono corsi di mediazione e di Resistenza non violenta. Nel nostro centro "As-Sumud wa at-Tahdi" impartiamo lezione di lingue, di informatica e di diritti umani. Le donne sono molto presenti e attive. Io stesso lavoro molto per il reclutamento dei giovani nel nostro movimento. Ma la repressione israeliana è tale da rendere difficoltoso per il giovane palestinese abbandonare la voglia di vendetta. Quando gli israeliani arrestano ragazzini molto giovani li trasformano, loro malgrado, in delatori. Noi abbiamo lavorato molto sulla gente affinchè capisse lo scopo vero della detenzione di minori: renderli delatori e isolarli. Cerchiamo di far capire alla gente che dividere la comunità attraverso arresti incomprensibili è uno degli obiettivi dell'occupazione.. Qualche giorno fa mi trovavo dinanzi ad un tribunale militare. Accanto a me in manette c'era un vecchio palestinese che non si reggeva nemmeno in piedi, vecchio e malato. Alla mia destra c'era un ragazzino di 13 anni. Avevano entrambi le manette. Questa visione mi ha scioccato. Pensare ad un vecchio uomo, alla fine della sua vita umiliato e imprigionato. E ad un bambino, all'inizio della sua vita che si ritrova in catene. Questo basterebbe a spiegare perchè molti civili hanno scelto la strada della violenza. Ma noi vogliamo opporci a tutto questo! Noi vogliamo la pace e senza il vostro sostegno tutto è più difficile. Noi gridiamo agli israeliani "SMETTETE DI CREARE TERRORISTI SUICIDI DENTRO LE VOSTRE PRIGIONI". Uccidono la dignità di ogni individuo arrestato e noi, con il nostro movimento "Ragazzi contro gli insediamenti", cerchiamo di strappare le persone alla scelta della violenza. Le violazioni continuano nell'indifferenza del mondo. Chi sceglie di tacere ha scelto da che parte stare. Perchè non denunciare vuol dire essere complici. Durante gli accordi di Oslo in Palestina c'erano 100000 coloni. Oggi ce ne sono 500000. Cinquecentomila coloni che controllano tutte le terre fertili, le risorse idriche. Israele continua ad investire nelle colonie contravvenendo a risoluzioni ONU. La cancellazione dell'identità di un popolo è un crimine di guerra secondo la Convenzione di Ginevra. Ma H. Clinton è troppo impegnata a piangere i bambini siriani e si dimentica dei bambini palestinesi. Il solito gioco dei due pesi e due misure. Sapete cosa significa vivere con i check-point? Io passo ad un check-point circa tre o quattro volte al giorno. I militari giovani israeliani al check-point, magari miei coetanei, non ci considerano esseri umani. Noi palestinesi possiamo aspettare per ore, la nostra vita quotidiana, i nostri impegni sono decisi dall'umore del soldato al check-point che, magari, sa ha litigato con la sua raggazza, o se la sua donna non risponde al telefono, si arrabbia e se la prende con chi aspetta di passare. La maggioranza dei giovani che sono nell'esercito israeliano ci odia. Ma io personalmente conosco l'impegno e il coraggio di Yehuda Shaul, della sua associazione "Breaking the Silence". Recentemente il governo israeliano ha bloccato i fondi esteri provenienti da Germania, Svezia ed altri paesi destinati all'associazione di Yehuda. Lui stesso subisce minacce. Il movimento della Resistenza poalestinese non violenta sta cercando di creare una piattaforma, un più diffuso movimento non violento arabo che si può collegare ai movimenti non violenti negli atri paesi arabi...e non dimentichiamo il ruolo delle donne in tutto questo.
Stiamo cercando di creare una rete araba della non violenza. Israele non permetterà mai ai giovani di altri paesi arabi di incontrarsi col movimento non violento palestinese. Stiamo lavorando fortemente per creare una forte connessione tra di noi. Ci ispiriamo a Martin Luther King e a Ghandi. Sappiamo che la non violenza generalmente non porta a risultati immediati. Ma noi persistiamo perchè sappiamo di avere ragione. La nostra lotta ha bisogno del vostro sostegno... è molto importante che continuate a venire ad Hebron e a cercare i contatti con i comitati popolari non violenti. Create connessione con la nostra lotta."
Mercoledì scorso c'è stata ad Hebron una grande manifestazione che ha visto la partecipazione di tantissime persone. Mercoledì scorso la manifestazione era organizzata da DONNE palestinesi ed israeliane. Hanno concordato di indossare abiti tradizionali palestinesi, la Kufiyyah e di "muoversi" ni strada per chiedere l'apertura di Shuhadah Street. A questa manifestazione di donne, Israele ha risposto con uno spiegamento di centinaia di soldati. Forte era la presenza dei coloni. Soldati e coloni hanno cominciato ad innervosirsi alla vista delle donne vestite con abiti tradizionali palestinesi.
Le donne sono riuscite a incamminarsi...e subito sono scattati gli arresti. Le arrestavano perchè l'abito palestinese è illegale! Illegale è per loro tutto ciò che ricorda la Palestina. Israele continua a distruggere qualsiasi possibilità di pace. S
ta soffocando la possibilità di uno stato unico perchè sta accentuando la trasformazione in uno stato confessionale ebraico. La situaione di Hanin Zoabi descrive molto bene tutto ciò. Siamo dinanzi ad uno stato di apartheid, di pulizia etnica portata avanti con la politica degli insediamenti, attraverso la violenza dei coloni ogni giorno contro di noi.
Nell'area di Hebron sono stati requisiti più di 1000 appartamenti, più di 1800 negozi palestinesi sono stati chiusi. Sono aumentati i check-point. Hebron è una delle più grandi provincie dei Territori Occupati, con i suoi 650000 abitanti rappresenta il 23% della popolazione della Cisgiordania. Le famiglie di pochi coloni uccidono la vita di migliaia di persone.
I coloni attaccano le persone, persino i bambini. I mercati di frutta e verdura sono stati chiusi. L'economia è soffocata, il movimento e la libera circolazione sono impediti. CONTRO TUTTO QUESTO, un gruppo di giovani palestinesi ha deciso di RESISTERE. Siamo un gruppo di giovani che ha scelto la non violenza per RESISTERE, documentando le violazioni dei diritti umani, denunciando una politica basata sulla pulizia etnica.
Abbiamo lanciato la campagna "Aprite Shuahadah Street" perchè questa strada è il cuore della città di Hebron. Stiamo cercando di far capire a tutti che ciò che sta succedendo a Hebron è un piccolo esempio di quello che Israele impone a tutti i palestinesi.
Abbiamo formato un gruppo di mutuo soccorso per difendere la nostrs gente dagli attacchi dei coloni. In quanto palestinesi siamo sottoposti alla legge militare israeliana ma gli israeliani non ci proteggono e difendono.
Io stesso, che nell'ultimo periodo sono stato arrestato quattro volte, io stesso ho denunciato le intimidazioni e le minacce ricevute ma la polizia non è intervenuta. Abbiamo messo a punto un sistema di intervento-mediazione tra chi attacca e chi è attaccato. Noi interveniamo perchè abbiamo formato una rete, anche attraverso i social network, che ci permette di arrivare lì, nel luogo dove si svolge un tentativo di violenza o di occupazione e ci interponiamo.
All'interno di questo movimento sono molto attive le donne e le ragazze palestinesi, che tengono corsi di mediazione e di Resistenza non violenta. Nel nostro centro "As-Sumud wa at-Tahdi" impartiamo lezione di lingue, di informatica e di diritti umani. Le donne sono molto presenti e attive. Io stesso lavoro molto per il reclutamento dei giovani nel nostro movimento. Ma la repressione israeliana è tale da rendere difficoltoso per il giovane palestinese abbandonare la voglia di vendetta. Quando gli israeliani arrestano ragazzini molto giovani li trasformano, loro malgrado, in delatori. Noi abbiamo lavorato molto sulla gente affinchè capisse lo scopo vero della detenzione di minori: renderli delatori e isolarli. Cerchiamo di far capire alla gente che dividere la comunità attraverso arresti incomprensibili è uno degli obiettivi dell'occupazione.. Qualche giorno fa mi trovavo dinanzi ad un tribunale militare. Accanto a me in manette c'era un vecchio palestinese che non si reggeva nemmeno in piedi, vecchio e malato. Alla mia destra c'era un ragazzino di 13 anni. Avevano entrambi le manette. Questa visione mi ha scioccato. Pensare ad un vecchio uomo, alla fine della sua vita umiliato e imprigionato. E ad un bambino, all'inizio della sua vita che si ritrova in catene. Questo basterebbe a spiegare perchè molti civili hanno scelto la strada della violenza. Ma noi vogliamo opporci a tutto questo! Noi vogliamo la pace e senza il vostro sostegno tutto è più difficile. Noi gridiamo agli israeliani "SMETTETE DI CREARE TERRORISTI SUICIDI DENTRO LE VOSTRE PRIGIONI". Uccidono la dignità di ogni individuo arrestato e noi, con il nostro movimento "Ragazzi contro gli insediamenti", cerchiamo di strappare le persone alla scelta della violenza. Le violazioni continuano nell'indifferenza del mondo. Chi sceglie di tacere ha scelto da che parte stare. Perchè non denunciare vuol dire essere complici. Durante gli accordi di Oslo in Palestina c'erano 100000 coloni. Oggi ce ne sono 500000. Cinquecentomila coloni che controllano tutte le terre fertili, le risorse idriche. Israele continua ad investire nelle colonie contravvenendo a risoluzioni ONU. La cancellazione dell'identità di un popolo è un crimine di guerra secondo la Convenzione di Ginevra. Ma H. Clinton è troppo impegnata a piangere i bambini siriani e si dimentica dei bambini palestinesi. Il solito gioco dei due pesi e due misure. Sapete cosa significa vivere con i check-point? Io passo ad un check-point circa tre o quattro volte al giorno. I militari giovani israeliani al check-point, magari miei coetanei, non ci considerano esseri umani. Noi palestinesi possiamo aspettare per ore, la nostra vita quotidiana, i nostri impegni sono decisi dall'umore del soldato al check-point che, magari, sa ha litigato con la sua raggazza, o se la sua donna non risponde al telefono, si arrabbia e se la prende con chi aspetta di passare. La maggioranza dei giovani che sono nell'esercito israeliano ci odia. Ma io personalmente conosco l'impegno e il coraggio di Yehuda Shaul, della sua associazione "Breaking the Silence". Recentemente il governo israeliano ha bloccato i fondi esteri provenienti da Germania, Svezia ed altri paesi destinati all'associazione di Yehuda. Lui stesso subisce minacce. Il movimento della Resistenza poalestinese non violenta sta cercando di creare una piattaforma, un più diffuso movimento non violento arabo che si può collegare ai movimenti non violenti negli atri paesi arabi...e non dimentichiamo il ruolo delle donne in tutto questo.
Stiamo cercando di creare una rete araba della non violenza. Israele non permetterà mai ai giovani di altri paesi arabi di incontrarsi col movimento non violento palestinese. Stiamo lavorando fortemente per creare una forte connessione tra di noi. Ci ispiriamo a Martin Luther King e a Ghandi. Sappiamo che la non violenza generalmente non porta a risultati immediati. Ma noi persistiamo perchè sappiamo di avere ragione. La nostra lotta ha bisogno del vostro sostegno... è molto importante che continuate a venire ad Hebron e a cercare i contatti con i comitati popolari non violenti. Create connessione con la nostra lotta."
Le parole e la denuncia di Issa sono molto esplicite. Mentre parlava gli guardavo le mani. Grandi e forti, come quelle di chi sa tenersi aggrappato ad uno scopo! Ma la mia è deformazione di pensiero di una figlia di contadini, gente di Terra.
Pina

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