Una Gerusalemme della quale non siete al corrente di Mohammed Aweida .



Una Gerusalemme della quale non siete al corrente.
E’ positivo che ci sia la Giornata di Gerusalemme, così ci verrà in mente che alla porta accanto c’è un’altra Gerusalemme. Shalom e salaam a te Gerusalemme.
di Mohammed Aweida

Voglio raccontarvi della mia Gerusalemme, una Gerusalemme della quale non siete al corrente. Voi non siete pratici di Gerusalemme Est, dei suoi numerosi villaggi, perché non l’avete mai visitata. Avete perfino cambiato il nome di quei villaggi. Silwan, dove sono nato e dove vivo tuttora è diventato il villaggio di Shiloah. A-Tur è divenuto il Monte degli Ulivi, Jabal Mukkaber è divenuto Armon Hanatziv.
                                     jerusalem day 2012


Mi addolora dovere descrivervi un luogo che, spesso, è a soli 100 metri da voi. Ed anche se ci siete stati, vi è risultato impossibile credere che quella fosse Gerusalemme. La mia Gerusalemme è data da villaggi in rovina, con brutte costruzioni, senza infrastrutture e senza sicurezza. Nella mia Gerusalemme non ci sono scuole a sufficienza, non c’è infanzia e neppure età adulta  ( o registrazione). Non fa alcuna differenza in quale villaggio vi siate iscritti, la situazione è identica ovunque nella città in cui non vivono ebrei.

Centri sociali? Là non sanno neppure che cosa vuol dire. Rifugi antiarei? C’è un rifugio nella Abu Tor, ma l’hanno trasformato in una scuola femminile perché non hanno alcun posto dove studiare. Infrastrutture? Che differenza tra noi e la parte occidentale della città! Noi paghiamo le tasse di una città israeliana, ma ci si sente come se stessimo vivendo in un campo profughi. “Una parte integrante della Grande Gerusalemme”, dicono i politici populisti a proposito di Gerusalemme Est. Sarebbe più esatto dire: “Una parte integrante del sistema di esazione fiscale della Grande Gerusalemme”.

Ciò che caratterizza la mia Gerusalemme, che la rende così brutta, sono le costruzioni illegali. Alcuni diranno che è dovuto al disprezzo o perfino ostilità per la legge. Ma so per mia esperienza che non otteniamo neppure l’1% dei permessi di costruzione che vengono concessi nella zona occidentale della città.

Una volta abbiamo provato di essere uguali a voi – israeliani, moderni e rispettosi della legge. Due villaggi, Isawiyah a A-Tur, si sono congiunti e hanno presentato un piano di costruzioni per giovani coppie da realizzarsi su un grande appezzamento di terreno tra i due villaggi. Ma la municipalità ha affermato che l’area era troppo bella per delle abitazioni; sarebbe divenuta la sede per un parco pubblico per una Gerusalemme bella e unita. E dove vivranno le giovani coppie? Trovate un altro luogo, ha dichiarato la municipalità. Se non ne trovate uno,  continuate a costruire illegalmente e sapremo come trattarvi.

Questo è l’esempio di due villaggi. Ce ne sono tanti altri. Nella mia attività all’interno del movimento Lotta per la Pace, mi è capitato di venire a contatto con molti israeliani. Quasi sempre, qualcuno ingenuamente mi pone la domanda: “Ma perché c’è dell’odio tra di noi?” o “Perché gli arabi si lamentano sempre?” o “Perché vi si concedono cose, se non siete mai soddisfatti?” La mia risposta è che se da lontano non avessimo visto come vivete voi e come costruite voi, forse non saremmo invidiosi. Ma quando nessun confine ci separa, solo una strada, e quando le differenze sono così evidenti, nessuna macchina propagandistica le può cancellare.

Ed ora, come in tutti gli ultimi 45 anni, Gerusalemme si riempie di bandiere e di eccitazione. Il corteo della destra, consacrato interamente all’istigazione e alla provocazione, entra nella parte orientale della città. E io mi domando, come fanno gli israeliani a ritenere che Gerusalemme sia unita. Un luogo dove mi sento straniero e indesiderato, un luogo che non assomiglia affatto a dove desidererei vivere – un luogo siffatto non può essere definito “mio”.

E’ positivo che ci sia la Giornata di Gerusalemme, così ci verrà in mente che alla porta accanto c’è un’altra Gerusalemme. Shalom e salaam a te Gerusalemme.

L’Autore è residente nel quartiere Silwan di Gerusalemme.

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