Palestina. Siglato l'accordo con i prigionieri politici, le "pance vuote" conquistano la dignità

1Nella notte in cui ricorre il 64° anniversario della Naqba arriva l’annuncio dell’accordo: Bilal Diab e Thaer Halahla, dopo 76 giorni di digiuno, accettano di interrompere lo sciopero della fame a determinate condizioni, ma i detenuti ancora in carcere sono 4.700, e la loro lotta non si ferma. 
 di Cecilia Dalla Negra
 La notizia arriva nel cuore della notte, rimbalza su Twitter tra conferme e smentite, viene rilanciata dalle principali agenzie di stampa, diventa verità la mattina in cui ricorre il 64° anniversario della Naqba, la “catastrofe” palestinese, che ricorda la distruzione di interi villaggi e l’espulsione forzata di oltre 700 mila persone all’indomani della proclamazione dello Stato di Israele nel 1948. 
 Nella notte tra il 14 e il 15 maggio, nel carcere militare di Ramle, è stato firmato l’accordo tra i prigionieri politici palestinesi in sciopero della fame e l’Israeli Prison Service: tra loro anche Bilal Diab e Thaer Halahla, a digiuno da 76 giorni, che hanno accettato di porre fine alle proteste. 
 Secondo quanto annunciato da Jawad Boulos, il legale che oltre a Diab e Halahla ha seguito anche i casi di Khader Adnan e Hana Shalabi – non senza qualche polemica – e da Qaddura Fares, capo dell’Associazione dei Prigionieri Palestinesi, nella notte scorsa si sarebbe raggiunto l’accordo tra l’Autorità Palestinese e Israele, grazie alla mediazione dell’Egitto, per la fine dello sciopero della fame in cui avevano deciso di entrare oltre 1.200 detenuti palestinesi.
 Ja’far Izz a-Dein, Omar Abu Shallah e Hasan a-Safadi, oltre a Diab e Halahla, in sciopero della fame da periodi compresi tra i 50 e i 76 giorni, hanno posto fine al digiuno in cambio della liberazione entro i termini stabiliti per la loro detenzione amministrativa.
 Sia Fares che Bulous hanno confermato che tutti i prigionieri, in tutte le carceri, hanno “rispettato” la decisione. 
 Da quanto appreso, i mediatori egiziani avrebbero ottenuto da Israele la fine della pratica dell’isolamento in carcere entro le prossime 72 ore, la concessione di visita ai familiari dei detenuti, la reistituzione del diritto di studio per i prigionieri e l’abrogazione del pacchetto di leggi “Shalit”, entrate in vigore come forma di punizione collettiva dei detenuti in seguito al sequestro del soldato israeliano Gilad Shalit a Gaza nel 2006. 
 Nessun passo indietro invece per quanto riguarda il regime di detenzione amministrativa – pratica extra-giudiziale condannata dal diritto internazionale, che consente l’incarcerazione per “ragioni di sicurezza” senza prove, processo e a tempo indeterminato –  che Israele non ha intenzione di sospendere.
 I 308 detenuti in regime di detenzione amministrativa attualmente in carcere hanno però firmato l’accordo e interrotto il digiuno con la garanzia, anche da parte egiziana, che il loro arresto non sarà ulteriormente prorogato oltre i termini prestabiliti. Per questa ragione anche Thaer Halahla e Bilal Diab dovrebbero essere rilasciati entro il prossimo giugno. 
 E se non è possibile parlare di una vittoria a 360° gradi, lo sciopero collettivo, avviato il 17 aprile scorso, è stato capace prima di tutto di rompere il muro del silenzio che circonda il dramma palestinese e l’ingiustizia subita a causa dell’occupazione israeliana. 
 La protesta eclatante dei detenuti palestinesi è stata capace di raccontare al mondo le condizioni ingiuste e disumane in cui i prigionieri sono costretti dall’amministrazione carceraria israeliana, suscitando una solidarietà internazionale che non si registrava da tempo. 
 “Il loro destino è nelle nostre mani” il titolo di una campagna lanciata su Facebook nei giorni scorsi, che in poche ore ha riscontrato un’adesione di massa: migliaia gli utenti che hanno cambiato la propria immagine di profilo sostituendola all’icona, ormai popolare, dei detenuti bendati cui è negata la parola. 
 Manifestazioni di solidarietà e sostegno si sono susseguite per settimane in Cisgiordania come a Gaza, presidi di solidarietà sono stati organizzati anche in Italia, con l’adesione di importanti nomi della politica e della cultura.
Le istituzioni europee hanno espresso preoccupazione nei giorni scorsi, e la protesta “delle pance vuote” ha intaccato anche, di tanto in tanto, il muro invalicabile che circonda il sistema dell’informazione. 
 Oggi, nella giornata della Naqba, saranno ancora loro, i prigionieri politici palestinesi, il punto di riferimento delle manifestazioni: perché Khader Adnan, Hana Shalabi, Bilal Diab e gli altri sono diventati simbolo della resistenza e della dignità palestinesi. 
 Pur con tutti i suoi limiti, l’accordo  per la fine dello sciopero è stato accolto con gioia anche dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, che nel ringraziare “la lotta coraggiosa dei prigionieri che rappresenta il primo passo verso la liberazione di tutti dalle carceri dell’occupazione”, ha citato “l’immenso senso di orgoglio per la campagna popolare di solidarietà, che ha contribuito a gettare luce su questa causa nazionale”.
Anche il capo del Politburo di Hamas, Khaled Meshaal, ha confermato che “i prigionieri palestinesi hanno costretto Israele ad ascoltare le loro richieste”, salutando l’unità che li ha mossi in questa lotta. 
Una lotta che non s’interrompe, dal momento che nelle carceri israeliane ci sono ancora 4.700 detenuti palestinesi, tra cui 7 donne e 218 minori: la luce sulle loro condizioni resterà accesa ancora a lungo. 

15 maggio 2012

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PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME, VITTORIA NEL GIORNO DELLA ‘NAKBA’

E’ stato accolto con scene di giubilo soprattutto a Gaza, che lo considera una propria “vittoria”, l’accordo tra prigionieri palestinesi e autorità carcerarie israeliane che consentirà di riprendere dopo un’interruzione di sei anni le visite dei familiari di primo grado ai reclusi originari della Striscia. La sospensione delle visite era stata imposta in seguito al rapimento del militare israeliano Gilad Shalit, e non era stata revocata dopo la sua liberazione, lo scorso ottobre.
L’accordo raggiunto ieri in extremis grazie alla mediazione di Egitto e Autorità nazionale palestinese mette fine allo sciopero della fame di oltre 1600 detenuti palestinesi. Lo hanno reso noto i mediatori, secondo cui l’intesa – raggiunta alla vigilia del giorno della ‘Nakba’ in cui il popolo palestinese ricorda la ‘catastrofe’ della nascita di Israele, il 15 maggio 1948 – consentirà di sospendere la manifestazione non-violenta di migliaia di palestinesi, alcuni dei quali in sciopero da 77 giorni.
Pur nell’indifferenza della grande stampa internazionale – poche notizie sullo sciopero delle migliaia di detenuti sono apparse sui quotidiani italiani ed esteri – l’iniziativa aveva assunto dimensioni imponenti, al punto da far temere un’ondata di violenze nei Territori palestinesi se qualcuno dei detenuti in condizioni di salute precarie fosse deceduto.
L’intesa prevede anche la revoca dell’isolamento imposto a una ventina di detenuti, una netta riduzione del ricorso da parte di Israele alla pratica degli arresti amministrativi e maggiore elasticità nel consentire ai reclusi l’accesso a studi accademici. Inoltre, i detenuti incarcerati in seguito ad amministrazione detentiva saranno liberati in seguito ad un breve periodo di detenzione che non sarà rinnovato.
Da parte loro, i rappresentanti dei 4700 palestinesi detenuti in Israele si sono impegnati a non condurre dal carcere “attività di sostegno al terrorismo”. In caso contrario, sarà abolito l’accordo che porrà fine al più lungo sciopero della fame collettivo della storia del conflitto israelo-palestinese.
 [AdL]
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