L’Iraq è pronto ad ospitare il vertice sul programma iraniano. Parola di Teheran


Il prossimo mercoledì si terrà a Baghdad la seconda fase di negoziazioni bilaterali tra il gruppo dei 5 + uno (Usa, Gb, Francia, Cina, Russia più Germania) e Teheran, riguardo l’avanzamento del suo programma atomico. E a deciderlo è stato proprio l'Iran. 
 di Nino Orto

L’Iran e le maggiori potenze mondiali hanno ripreso i negoziati a Istanbul il 14 aprile scorso dopo più di un anno di stallo nei colloqui, e proseguiranno le trattative in una seconda riunione in programma in Iraq.
Il viceministro degli Esteri di Teheran per  l’Asia e l’Oceania, Abbas Araghchi, ha infatti affermato che la capitale irachena è assolutamente sicura per ospitare le prossime riunioni tra l’Iran e i maggiori paesi occidentali.
"Teheran si fida completamente delle capacità del governo di Baghdad di garantire la sicurezza durante l’intero summit", ha dichiarato ai cronisti di xinhuanet.com.
In realtà, il ritorno dell’Iraq sulla scena internazionale era già avvenuto il 27 marzo 2012, in occasione del ventitreesimo vertice della Lega Araba, quando nell’atmosfera surreale di una Baghdad deserta, i principali leader arabi avevano discusso principalmente della crisi in Siria e della repressione attuata dagli Assad nei confronti della popolazione, in netto antagonismo con il vicino persiano.
Secondo il capo della diplomazia irachena, Hoshyar Zebari, l'esito positivo della riunione del 23 maggio rafforzerebbe lo status dell'Iraq nella scena regionale ed internazionale e mostrerebbe il rapido miglioramento della sicurezza nel paese. 
Lo stesso premier Nouri al-Maliki ha sottolineato la piena capacità del suo governo di ospitare i prossimi colloqui tra Teheran e le potenze mondiali a Baghdad.
Dal punto di vista diplomatico Salehi, il ministro degli Esteri iraniano, a margine di un incontro formale con la responsabile dell'Unione europea per la politica estera Catherine Ashton, ha auspicato che i colloqui possano portare a risultati per entrambi le parti.
"Porre delle condizioni  preventive all'incontro significherebbe trarre conclusioni prima dei negoziati", ha affermato, intimando alle potenze mondiali di non obbligare l’Iran a sospendere il suo programma di arricchimento dell’uranio compromettendo così i colloqui di Baghdad.
Al termine degli incontri di Istanbul, ripresi dopo un anno di assenza di contatti reciproci e contraddistinti dalla velata accettazione occidentale del diritto iraniano all’atomica per scopi civili, Teheran aveva mostrato la propria apertura per un compromesso politico, in particolare riguardo il limite di uranio arricchito al 20% esclusivamente ad uso medico e sotto monitoraggio internazionale.
Il governo di Teheran si aspetta ora che il gruppo dei 5 + 1 possa realmente fare passi concreti nel corso del secondo round delle trattative per alleggerire le pesanti sanzioni economiche internazionali nei confronti del paese.
Ciononostante, le scarse informazioni dei servizi di intelligence occidentali riguardo al programma atomico iraniano sono infatti una fonte di incertezza perenne che condiziona fortemente qualsiasi apertura europea ed americana verso Teheran. Così come il blocco sino-russo propende invece maggiormente verso il mantenimento dello status quo piuttosto che verso una risoluzione definitiva della questione.
Mosca ha molteplici interessi nel mantenere un monopolio nell’esportazione di idrocarburi verso l’Europa, mentre Pechino non ha nessuna intenzione di far aprire il mercato iraniano, di cui la Cina è primo importatore, e perdere così i vantaggi strategici accumulati fino ad ora.
Il problema principale che si pone con questo summit  è quindi quello di accettare o rifiutare come base per le negoziazioni future un Iran che, de facto o ufficialmente, sia elevato allo status di potenza regionale con un potenziale deterrente atomico.
D’altronde, la volontà iraniana di organizzare il vertice proprio nella capitale irachena sembra essere un chiaro messaggio verso Washington e le altre capitali mondiali: la stabilità in Medio Oriente passa obbligatoriamente per Teheran.

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