Da Electronic Intifada – traduzione a cura di Stefano Nanni
Il video mostra un gruppo del personale di sicurezza, pesantemente armato, che fa irruzione in una prigione, urlando ai detenuti di alzarsi dal letto e intimandoli di ubbidire agli ordini.
Si sentono chiaramente i prigionieri che urlano terrorizzati. Una notte di brutale e letale violenza che i partecipanti israeliani descrissero come “bella” e “felice”.
Uno degli aggressori urla, tra le luci dei flash, le fiamme e il fumo: “Voglio aprire queste sbarre e prendermi cura di questi piccoli figli di p******”. Altri israeliani gridano insulti in arabo contro i prigionieri, sempre sulle loro madri.
I detenuti si dimenano, hanno paura. Se ne vede uno – in un'immagine che fa pensare ad Abu Ghraib – disteso per terra con un israeliano che gli punta una pistola contro urlandogli: “Rimani a pancia a terra!”
Su altri si spara senza alcuna motivo.
Queste le scene riprese da un video mostrato nell’aprile 2011 dal programma televisivo di inchiesta Ouvda sul canale 2 della televisione israeliana.
Il violento attacco contro i prigionieri palestinesi è assolutamente reale e risale al 22 ottobre 2007.
Un’esercitazione per il personale di sicurezza della prigione di Ketziot, un modo per “supportare il loro morale e motivarli”.
A morire, il detenuto palestinese Muhammad Ashqar.
Nessuno è stato incriminato per la sua morte, nonostante le autorità israeliane abbiano recentemente acconsentito di pagare un risarcimento alla famiglia.
Questo video - dice Ouvda - rappresenta l’intero sistema che si è cercato di nascondere per più di tre anni.
Il vicecomandante del servizio di detenzione israeliano avrebbe premiato la performance dei suoi uomini in questa omicida violenza con un bel “dieci”.
Si tratta di un video scioccante, uno sguardo sulle vite di migliaia di palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane, 2000 dei quali hanno recentemente terminato uno sciopero della fame di 29 giorni contro il trattamento disumano e crudele che ricevono quotidiamente dietro le sbarre.
PER IL MORALE
Il controllo della prigione di Ketziot a sud di Naqab, nel deserto del Negev, regione della Palestina storica, era nelle mani dell’Israel prison service (IPS), conferitogli dall’esercito israeliano nel 2007.
L’IPS aveva pronesso di rendere 'più duro' il trattamento dei prigionieri. Per Addameer, Ketziot, anche conosciuta come Ansar o la prigione del Negev, è il principale luogo di prigionia per i palestinesi in “detenzione amministrativa”, quelli 'senza accuse né processo'.
Uno degli obiettivi dell’addestramento compiuto alle 2 del mattino era di “sollevare il morale e l’entusiasmo dello staff della prigione”, come sostiene Ouvda, citando dei documenti dell’IPS.
Il fine dell’esercitazione era di cercare prodotti di contrabbando.
L’uso dei palestinesi – non solo prigionieri – come cavie per la violenza israeliana non è finito con questo incidente. Lo scorso 27 marzo, Rashad Shawakha, 28 anni, è stato ucciso a freddo in un attacco in Cisgiordania, nel villaggio di Rammoun, nell'ambito dell’esercitazione portata avanti da un’unità segreta.
Una dichiarazione di guerra
“Ma per quanto i prigionieri siano coinvolti” - afferma il narratore, “l’incursione di sorpresa da parte degli aggressori ha un solo significato: una dichiarazione di guerra".
I prigionieri, tuttavia, sono storditi, e la resistenza è debole.
Nel frattempo si sente una voce nel video di uno del personale della prigione che dice “sparare è corretto” (minuto 3:28), autorizzando di fatto gli spari in sottofondo.
“Questo non è fuoco vero” – dice la voce narrante, per spiegare che non vengono usati dei regolari proiettili, “ma delle misure di dimostrazione/dispersione che potrebbero anche uccidere”.
Certamente non c’era nessuna manifestazione da disperdere.
I prigionieri stavano dormendo – in dormitori dietro le sbarre o nelle tende di questa fortezza/prigione – quando furono attaccati con delle armi che le autorità israeliane si rifiutano tutt'ora di identificare.
E presumibilmente i detenuti non sapevano che non si trattava di fuoco vero e che non sarebbero stati uccisi.
Ad un certo punto, si vede e si sente un ufficiale israeliano che parla al microfono, di fronte alla staccionata di un lato della prigione in fiamme.
Urla in un arabo stentato: “Per tutti i prigionieri, per l’ultima volta, chiunque venga fuori mettendosi a pancia in giù, non verrà colpito” (minuto 7:23).
“Questa è l’ultima volta prima di sparare a tutti”, aggiunge al minuto 7:50. Gli aggressori, fa notare la voce narrante, sparano alla rinfusa nonostante l’oscurità.
Un’arma sconosciuta
Un palestinese identificato come “Nabil”, ex-prigioniero a Ketziot, racconta ad Ouvda che le armi utilizzate dagli israeliani gli hanno provocato un forte dolore.
“Ti colpisce il corpo, ed esplode!” – dice al minuto 8:15.
Un secondo ex-prigioniero non identificato sostiene che le armi contenevano biglie. Nabil, che mostra segni sul dorso, spiega: “Sono stato colpito alla schiena e non potevo sopportarlo, immaginate se fossi stato colpito in testa, o in un occhio o in un’altra zona sensibile".
L’IPS si rifiuta di dichiarare che tipo di arma è stato usato contro i prigionieri palestinesi.
“Uno degli arabi è ferito" – l’uccisione di Muhammad Ashqar
“Dani, Dani, uno degli arabi è ferito”, si sente dire da un israeliano al minuto 9:01.
La videocamera riprende un uomo disteso a terra, sanguinante alla testa.
Si sentono altre voci: “C’è qualcuno che se ne prende cura? – No, nessuno, solo Dima (un nome russo) è con lui".
L’uomo abbandonato a terra è Muhammad Ashqar, che doveva essere rilasciato di lì a qualche mese. Non c’è alcuna evidenza che stesse facendo qualcosa di 'minaccioso'.
Ashqar “era stato arrestato circa due anni prima dell’incidente per la sua appartenenza alla Jihad Islamica”, secondo il quotidiano Haaretz, che racconta come il 3 maggio Israele abbia accordato il pagamento di 1,2 milioni di shekel (circa 245 €) alla sua famiglia.
Ma il quotidiano aggiunge: “Tuttavia, l’ufficio del pubblico ministero ha chiuso il caso contro le guardie coinvolte nell’ispezione, che si è conclusa con un prigioniero morto, 15 prigionieri feriti, altrettante guardie colpite ed una sezione del carcere bruciata".
E ancora: “Le autorità hanno prima comunicato alla famiglia che Ashqar era stato colpito mentre cercava di fuggire, secondo la versione del padre. In seguito gli hanno detto che è stato ucciso accidentalmente durante una sommossa".
Prigioniero ferito mentre negoziava con le guardie
Alcuni istanti dopo le immagini del corpo di Ashqar disteso per terra, il video mostra un altro prigioniero che esce nel cortile da uno degli edifici (10:00).
Sta negoziando con le guardie israeliane.
All’improvviso, e nel mezzo della discussione e apparentemente senza ragione, gli sparano.
Cade a terra sanguinante ad una gamba. Nessuno lo soccorre. Seduto a terra, il prigioniero ferito tenta di curarsi da solo, urlando agli altri prigionieri nella tenda di uscire fuori, presumibilmente per timore che subiscano la stessa sorte.
Colpito senza provocazione
Smadar Ben Natan, un’avvocatessa rappresentante la famiglia di Muhammad Ashqar ha raccontato ad Ouvda le sue conclusioni: le guardie dell’unità Massada hanno sparato ai prigionieri anche quando non c’era alcun pericolo per le loro vite; il piano iniziale dei comandanti era di legare i prigionieri ai loro letti mentre stavano ancora dormendo, ma il piano fallisce all’ultimo momento; i responsabili di guardia di Ketziot non erano sufficientemente addestrati.
“Dieci”
Quando gli viene chiesto un giudizio sulle guardie e lo staff coinvolti, Dov Lutzki, vicecomandante del servizio di detenzione risponde ad Ouvda: “Avrei dato loro un dieci. Questo episodio è terminato con dei tragici e letali risultati, con un prigioniero morto, quando però non c’era alcun intento di giungervi, ma da allora fino ad oggi le ispezioni notturne sono una routine per occuparsi della sicurezza dei prigionieri”.
A proposito del “sollevamento del morale” come una valida ragione per organizzare una tale operazione, Lutzki ha risposto: “Una guardia deve credere nelle proprie capacità. Deve capire che la sua posizione è importante, che sta proteggendo la sua patria attraverso il suo lavoro. Ogni segnale di debolezza è immediatamente visto dalla parte avversa come un’opportunità di ottenere dei risultati".
Un comandante “inadatto” promosso
Il comandante di Ketziot ai tempi dell’attacco era Shlomi Cohen. Con un passato di “confuse complessità”, dopo che due prigionieri scapparono dalla prigione di Shikma ad Ashkelon che lui dirigeva precedentemente.
Un comitato d’inchiesta aveva chiesto che la proposta di affidare la direzione di una prigione di sicurezza a Cohen fosse riconsiderata, ed invece fu promosso e piazzato a Ketziot.
La propensione di Cohen alla violenza bruta gli viene riconosciuta. In un video clip mostrato da Ouvda, il comandante è ritratto mentre da' lezioni a due prigionieri: “E' vero che nell’ultimo anno e mezzo voi avete vissuto in condizioni molto più dure, questo perché è l’unico modo per prendersi cura di voi!”
Una notte di "divertimento e felicità"
Ad un certo punto, possibilmente dopo l’attacco il cameraman chiede ad un ufficiale di posare per una foto “come souvenir degli eventi di Ketziot”.
L’ufficiale in camicia blu e casco, si avvicina, sorridendo (minuto 6:30).
Mentre si sentono spari di pistola e si vedono delle fiamme in un’altra sequenza, una voce fuori campo dice in ebraico: “Che bellezza, che divertimento”.
Un’altra gli fa eco: “Tutto ciò è davvero bellissimo! Riprendi tutto!”.
Dima – probabilmente lo stesso Dima che ha filmato la morte di Muhammad Ashqar – fu convocato per riprendere le guardie israeliane che scherzano e ridono. Addirittura uno comincia a cantare una canzone allegra su “come la vita era bella tanto tempo fa”.
“E’ felice, è un giorno felice oggi” – dice un altro israeliano.
Un suo compagno risponde: “Questo è quello che volevi. Di sicuro, fratello, è la cosa più bella. Eccellente".
L’IPS ha emanato questa dichiarazione ufficiale, secondo Ouvda: “Nell’arco di un’ora l’intera prigione era distesa a terra, urlante, e noi li circondavamo. Intendiamo mandare i prigionieri a processo, punirli e chiedere loro i danni".
Tutto questo è assolutamente incomprensibile, una crudeltà gratuita ed una disumanità che indubbiamente ha scatenato ed alimenta il movimento di resistenza dei prigionieri palestinesi.
Electronic Intifada ringrazia Dena Shunra per la collaborazione nella traduzione dall’ebraico ed analisi.
22 maggio 2012
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