Abuna Mario (sacerdote di Betlemme):E’ tanto o è troppo ???

Mi sto riprendendo da tante, troppe cose…tante emozioni, troppi incontri, tanti misteri, troppa rabbia, tanta amarezza e troppa fatica. In questa terra tutto quello che vivi è “tanto” e spesso è anche “troppo”. Non è tanto semplice gestire tutto questo ma con l’aiuto di Dio ce la possiamo fare. Sono troppo stanco ma tanto felice, sono troppo appesantito ma tanto resisto!!! Sono successe tante cose in questo troppo lungo tempo di silenzio. Mi piacerebbe raccontarvele tutte ma non sempre è troppo possibile e nemmeno tanto facile. Viverle è l’unico modo per poterle capire e condividere. Oggi sono partiti alcuni cari amici di Valfabbrica, con a capo il loro mitico sindaco. Ci hanno dimostrato come una piccola comunità che prende sul serio la questione del nostro conflitto può davvero fare tante cose belle. Grazie di cuore a tutti gli amici che ci sostengono con la loro presenza e la loro preghiera. Tornando indietro di qualche giorno , altra graditissima visita di alcuni ex-parrocchiani di Montevarchi che mi ha donato troppa gioia ed ai quali con tanto orgoglio ho mostrato la nostra casa e fatto conoscere i nostri piccoli Gesù Bambini. E qui ritorna la tristezza e l’amarezza per la partenza di Bara’a. Ci sono state troppe responsabilità gravi da parte delle autorità israeliane e palestinesi che hanno perso tanto tempo per i documenti della piccoletta. Che la nostra Bara’a interceda perchè Dio abbia pietà di loro…tanta ma non troppa!!!
P.s. In questi giorni i militari israeliani sono entrati a BetJala sparando gas lacrimogeni sui bambini che hanno iniziato a lanciare pietre e proprio oggi hanno distrutto la famosa osteria/bettola del Makrour. Hanno anche istituito dei Check-point volanti dentro la città di BetJala per creare caos e lunghe file di cui sono stato vittima anche io. Ed allora tutto questo è tanto o e troppo ? Ho paura che sia tutti e due. Tanta ingiustizia e troppo silenzio non sono ingredienti giusti per la Pace.

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MAY 3, 2012


First signs of losing land


As the plan to build the separation wall continues, more and more signs of this process are ravaging the lands of Cremisan and the Makhrour valley, just outside of Bethlehem and Beit Jala. Demolitions, uprooting of olive trees, and wall construction are increasing at a rapid pace, as these plans become increasingly a reality, and Bethlehem faces losing its last green space. Wall construction in this area has been going on for at least a year, and in the last month al-Makhrour valley is under threat.

The wall is ever-expanding around the village of al-Walaja, discreetly built behind trees, so that the residents in the neighborhood in Gilo cannot see what is happening on the other side.  Between the Cremisan monastery and the Salesian Sisters of Cremisan school, barbed wire is being set up, marking the line of the wall, that will soon cut off the Salesian Sisters from the monks at Cremisan winery.
(See this post for more pictures).


Not only will the wall cut Bethlehem from a monastery that has been part of their Christian heritage and the wine that they frequently buy, it will also cut of Bethlehem and Beit Jala's last green space.  As part of the planned wall expansion, the Makhrour valley, another green area enjoyed by Bethlehem residents and home to 57 Christian families agricultural land, will also be cut off.

On April 3, the first signs of al-Makrours fate were seen.  The Israeli military came into Makhrour and quickly demolished a residential structure as well as the electricity grid erected by the Bethlehem municipality.  (A video and article about the incident).

Today, the al-Makhrour restaurant, built by a family whose home had been demolished by the Israeli military in this area, was completely demolished.


The Israeli military claims that these structures were built without permits.  But in Area C, the area under full Israeli control, permits are nearly impossible to get. 

The Israeli military spokesman claims that the planned construction for the wall is primarily for security reasons, saying: "The rout of the security barrier is based on the specific security considerations of the area. In the Beit Jala region, it is there solely to keep terror out of Jerusalem." (See BBC's recent article).

He noted the violence occurring between Beit Jala and Gilo 10 years ago, during the 2nd Intifada.  With no acts of violence occurring, however, in the past 10 years, and with the separation barriers deep cutting into the West Bank behind the green line, security concerns are highly questionable.

I, myself, spend my weekends walking and picnicking in Cremisan and Makhrour, and ask the question: Is security a justifiable reason to cut people off from their agricultural lands, schools, monasteries, and a place of respite?


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Rilancio l’appello della comunita’ di BetJala….la situazione e’ sempre piu’ critica…noi continuiamo a pregare ma forse non serve solo l’aiuto di Dio. Ci sarebbe bisogno anche dell’aiuto della Comunita’ Internazionale che faccia pressione su Israele per aiutarlo a capire che non e’ rubando la terra, gli ulivi, l’acqua e chi piu’ ne ha piu’ ne metta , che avra’ la sicurezza e la pace. Anzi, tutto quello che sta’ accadendo, fara crescere solo rabbia e disperazione, odio e desiderio di vendetta. La situazione sta’ diventando insostenibile e quando scoppiera’ di nuovo che si fa’ ??? Prima che sia troppo tardi, proviamo a fare qualcosa!!!

La protesta della comunita’ di BetJala…   

APPELLO URGENTE DALLA MUNICIPALITA’ DI BEIT JALA 3 maggio 2012 Questa mattina presto le forze di occupazione israeliane hanno effettuato un raid nell’area Al Makhrour, demolendo l’unico ristorante Palestinese in quell’area. Il Ristorante Al Makhrour, di proprietà e gestito da una famiglia Palestinese, era la loro unica fonte di reddito, nonchè un’attrazione turistica. Con tale azione Israele, la forza occupante, mira alla pulizia etnica delle ultime aree verdi rimaste per le famiglie Palestinesi nel distretto di Betlemme. Al Makhrour, insieme con Cremisan, sono aree che rischiano di essere separate dai loro legittimi proprietari, a causa dei tentativi di Israele di far diventare la loro occupazione illegale, una vera e propria annessione della nostra terra. Da una originale dimensione di 14.500 dunums (ettari) di terra, Beit Jala è stata ridotta a meno di 4.500 dunums di terra. Il resto è stato preso per la costruzione delle colonie illegali Israeliane di Gilo e Har Gilo, di check points e della by-pass road 60, ad esclusivo uso dei coloni israeliani. L’illegale Muro israeliano è stato inoltre costruito nell’area con lo scopo di consolidare la separazione tra i nostri residenti e la loro terra. La Municipalità di Beit Jala condanna fortemente questo nuovo crimine Israeliano e invita la comunità internazionale, le chiese e la società civile ad intervenire immediatamente. E’ vergognoso che Israele sia in grado di continuare la sua politica illegale, mentre gode di trattamento preferenziale grazie ad accordi cooperativi con l’Unione Europea e con diverse altri Paesi. Per i Paesi con un record negativo di violazioni dei diritti umani, delle leggi internazionali e delle risoluzioni ONU, l’unica risposta deve essere quella di boicottare gli accordi economici. Ancora una volta riaffermiamo la nostra determinazione a rimanere sulla nostra terra, sperando per la liberazione dell’occupato Stato di Palestina. Tuttavia, dichiariamo che tutta l’attività delle colonie Israeliane, particolarmente dentro e intorno a Gerusalemme Est occupata, come a Beit jala, è un diretto tentativo da parte della forza occupante di mettere in pericolo le possibilità per la soluzione di due stati. Israele non può continuare a godere di una illimitata cultura dell’impunità, mentre nella realtà continua a eliminare le possibilità di una pace giusta e duratura.
La Comunità di Beit Jala

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