BAHRAIN, UN MORTO IN POLE . Prosegue la protesta contro la Formula 1
Prosegue la protesta contro la Formula Uno. Ucciso un leader dei manifestanti. Ma per l’ex ferrarista Jean Todt, ora presidente della Fia, a Manama va tutto bene, lo spettacolo può continuare
FRANCESCO PATERNO’Roma, 22 aprile 2012, Nena News – La griglia di partenza del Gran premio di Formula 1 del Bahrain si può leggere in due modi diversi. Una è quella che non racconta di sport, ma di repressione e violazione dei diritti umani. La gente a maggioranza sciita del piccolo emirato continua a scendere in piazza per avere una primavera, la polizia risponde con la forza. C’è scappato un morto l’altra notte, un manifestante, e ancora i bolidi della formula 1 hanno corso per ottenere il posto migliore in griglia, la pole come si dice, non per la gara che si svolge oggi.
La vittima, hanno detto fonti delle opposizione ai molti giornalisti presenti a Manama per il gran premio boomerang del re, è stato ucciso durante scontri nella notte, che ieri sono ripresi anche non lontano dal circuito. Decine di persone hanno manifestato nei villaggi di Karzakan, Al-Malikayah, Dumistan e Sada, molti con il volto coperto, altri con cartelli al petto con la scritta «Io sono il prossimo martire». Scandendo slogan contro la monarchia sunnita e il re Hamad ben Issa al-Khalifa e richiami ai Giovani del 14 Febbraio, il movimento d’opposizione che in coincidenza del Gp ha indetto «tre giorni di collera», chiedendo, fra l’altro, una riforma costituzionale.
Se qualcuno fosse ancora interessato alla griglia di partenza, il tedesco Sebastian Vettel è qui resuscitato insieme alla sua Red Bull, mentre la Ferrari di Fernando Alonso è nona, cioè arranca. Dai piloti come dai direttori sportivi di tutte le scuderie, non è arrivata una sola parola sulla protesta della gente del Bahrain, pure difficile da ignorare.
Ma l’ordine deve regnare nell’emirato, costi quel che costi. E così le uniche parole uscite dal paddock sono state quelle autorizzate e senza vergogna di Jean Todt, presidente della Fia, la federazione automobilistica internazionale, che ha deciso di correre in accordo con la proprietà del Circus e con il re: «Al massimo, il 10 per cento delle persone sarebbero contrarie. Dovremmo penalizzare l’80-90 per cento della popolazione? La mia risposta è no, la mia risposta è che c’è un’ampia maggioranza a favore» della corsa, ha sentenziato Todt, esperto di motori ma non risulta di geopolitica. «Sono sicuro che nella vostra comunità accade la stessa cosa: la maggioranza vuole concentrarsi sullo sport, vuole che la vita vada avanti». Non per tutti, se qualcuno muore in Bahrain. Nena News
Questo articolo è stato pubblicato il 22 aprile 2012 dal quotidiano Il Manifesto
“In Bahrein l’opposizione sciita manifesta contro la casa reale sunnita, ritenuta filostatunitense”. È la voce impostata di una giornalista italiana, alla radio, che mi comunica questa semplice (ed errata) lettura di quello che sta succedendo in Bahrein durante la Formula1. O per meglio dire: quello di cui i giornalisti in Italia parlano in questi giorni perché c’è la Formula 1. Le leggi del giornalismo nostrano sono ferree, e non è (nemmeno) del tutto colpa dei giornalisti, ma del “sistema”. Dei fatti si parla quando si ritiene che incontrino i gusti e gli interessi di una larga porzione di pubblico. Tutta un’altra storia – ovviamente – è la domanda che il “sistema mediatico” non si fa quasi mai: chi sia a decidere i gusti e gli interessi di una larga porzione di pubblico. Ma tant’è. Qualcuno/a (me compresa) continua a indignarsi, qualcuno ogni tanto si interroga stancamente sul rapporto tra media e pubblico, gli altri eseguono gli ordini perché pensano che tanto non cambia nulla. E a loro, a questi ultimi, cambiare gli equilibri e le regole non scritte non fa poi tanto comodo, per quieto vivere, per ragioni di carriera. O per semplice indifferenza. Continua qui
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