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Amira Hass :Che cosa succede quando un giornalista palestinese osa criticare l’Autorità Palestinese?

Di Amira Hass
3 aprile 2012   I giornalisti che stavano fuori dal tribunale si scambiavano battute sui “sei milioni di dollari”. Non ci sono problemi, ce li procureremo, ha detto qualcuno. Sono spiccioli, ha detto un altro. Ma queste osservazioni scherzose non nascondevano la preoccupazione per il loro collega, Yusuf Al-Shayeb che a quella ora stava andando     dal magistrato del Tribunale di Ramallah, per avere l’estensione della custodia cautelare. Il ministero degli Esteri dell’Autorità Palestinese, guidato dal Ministro degli Esteri Ruyad Al-Maliki, e la missione diplomatica in Francia hanno presentato denuncia di diffamazione  contro Al-Shayeb che lavora per il giornale palestinese Al-Ayyam (collegato all’Autorità Palestinese) e per AlGhad,  un giornale giordano, e hanno chiesto chiedendo un risarcimento di sei milioni di dollari. Dei due giornali per i quali scrive, è stato quello giordano che il 29 gennaio ha pubblicato il suo servizio che conteneva accuse  di corruzione  alla missione  diplomatica palestinese in Francia. Il servizio sosteneva che il vice ambasciatore della missione, Safwat Ibraghit, costringe gli studenti palestinesi a spiare gruppi musulmani in Francia e a trasmettere le informazioni ai servizi di spionaggio palestinesi e stranieri. Al-Shayeb ha anche sostenuto che Maliki, il Dottor Ramzi Khouri, direttore del Fondo Nazionale Palestinese, ** e Abu Nabil, che gestisce i fondi di Fatah, erano responsabili della promozione di Ibraghit, malgrado le  accuse che erano state lanciate contro di lui. Al-Shayeb ha notato che le fonti del ministero dell’Autorità Palestinese rifiutano queste accuse e le  definiscono “calunniose”. Secondo queste fonti, le persone che lanciano accuse contro la missione diplomatica agiscono per interessi personali e vogliono insozzare la reputazione dei funzionari importanti che sono stati nominati dal governo dell’Autorità Palestinese  e dall’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), Le fonti hanno anche detto ad Al-Shyeb  che il Ministero degli Esteri non esita a indagare sulle accuse lanciate contro di esso. Le repliche all’articolo che ne rafforzavano le dichiarazioni, sono state immediatamente messe sul sito di AlGhad.  Uno di coloro che aveva replicato,   faceva notare che la stessa missione diplomatica non aveva emesso  un  comunicato per i mezzi di informazione.  Il 31 gennaio, Al-Shayeb è stato convocato nell’ufficio dei servizi segreti generali dell’Autorità Palestinese a Ramallah. Si è rifiutato di rivelare l’identità delle sue fonti e ha detto che in base alla legge palestinese del 1995 sulla stampa e le pubblicazioni, un giornalista è obbligato a rivelare fonti soltanto su ordini emessi da un tribunale.  Dal momento che egli non era  stato dichiarato  detenuto sospetto, il suo telefono non è stato  requisito e il giornalista è riuscito a riferire dove si trovava. In seguito ha detto a un inviato del Centro di Doha per la Libertà dei mezzi di informazione che mentre veniva interrogato negli uffici dei servizi segreti, aveva ricevuto messaggi di minacce sul suo telefono cellulare.  Lo stesso giorno, un altro giornalista, Rami Samara, che lavora per il notiziario palestinese ufficiale Wafa e per una stazione radio locale, è stato arrestato. Il pretesto per la sua detenzione è stata un’annotazione canzonatoria che ha messo su Facebook che prendeva in giro la decisione dell’OLP di riprendere i negoziati con Israele (colloqui che, come prevedevo, sono stati rinviati). I due giornalisti sono stati rilasciati la sera; prima del rilascio, l’Unione dei giornalisti palestinesi della Cisgiordania ha  fatto una dimostrazione in Piazza Manara  a Ramallah in favore dei due colleghi.
Il 20 febbraio, Al-Shayeb è rimasto strabiliato quando ha scoperto che il suo giornale ha pubblicato le scuse per il suo servizio. Pochi giorni dopo, è stato licenziato.  Secondo il sito del Centro di Doha per la Libertà dei mezzi di informazione, Al-Shayeb ha  presentato un  reclamo  ufficiale all’associazione dei giornalisti giordani e ha anche iniziato un’azione legale contro Alghad. Non ha però potuto fare molti progressi perché domenica scorsa, cioè il 25 marzo, è stato arrestato su ordine del procuratore generale palestinese per 48 ore. L’associazione dei giornalisti ha protestato per il suo arresto e ha preparato una veglia di protesta quando è stato di nuovo arrestato mercoledì scorso  per un’estensione della custodia cautelare.  Il complesso degli edifici del tribunale del tribunale si trova dirimpetto al Ministero degli Esteri.  Mercoledì mattina, pochi minuti prima delle 10, non sembrava esserci un insolito spiegamento di poliziotti e di personale addetto alla sicurezza in questa zona. Lentamente dei giornalisti e pochi cittadini che erano sbalorditi per questo arresto hanno cominciato ad affluire verso il tribunale. Una persona che non aveva mai neanche letto l’originale del servizio controverso, ha detto che era sconvolta che un giornalista potesse essere arrestato per aver fatto il suo lavoro. Un’altra persona ha notato che  l’arresto era stato eseguito in base all’autorità del codice penale giordano  del 1960, che l’Autorità Palestinese non ha cambiato, mentre invece  la legge del 1995 sulla stampa e la pubblicazione, protegge il diritto di un giornalista a mantenere la riservatezza riguardo a una sua fonte. Mentre circa 30 persone dimostravano in strada, alcuni colleghi del giornalista arrestato erano nell’aula del tribunale per osservare  il rappresentante del procuratore generale che chiedeva un’estensione della custodia cautelare in modo da poter continuare l’interrogatorio del sospetto. L’accusa, secondo le parole di Al-Ayyam era che Al-Shyeb “ha pubblicato voci calunniose che hanno danneggiato la reputazione degli organismi ufficiali che rappresentano l’Autorità Palestinese.” Al-Shayeb è stato portato in aula in manette, accompagnato da poliziotti armati.  Una delle sue fonti, Zuhair Al-Asali, che ha lavorato come traduttore nella missione francese, ha deciso di rivelare la sua identità. In un video su YouTube egli discute delle informazioni che aveva trasmesso al giornalista. Nessuna di queste ha influenzato la posizione per procuratore generale e quella del giudice. L’avvocato della difesa, Dawoud Dira’wi ha chiesto alla corte di rilasciare il suo cliente  su cauzione fino alla data del processo, ma il giudice, Fatoum E’beyat ha deciso di estendere di 15 giorni  la custodia cautelare.  Al-Shayeb  ha dichiarato che inizierà uno sciopero della fame. Lo stesso giorno, la corte  ha esteso di 15 giorni la custodia cautelare di Ismat Abd al Haleq, una donna che aveva messo su Facebook delle osservazioni sui figli di AZbu Mazen.  Un collega a Ramallah mi ha detto che “il comportamento delle autorità serve e rafforzare il sentimento generale che tutte le accuse  che Al-Shayeb ha sollevato sono vere. L’arresto e la richiesta  di indennizzo sono progettate per intimidire i giornalisti e dissuaderli dal denunciare la corruzione. In contrasto con questo, il ministro degli Esteri, mentre giovedì scorso partecipava a un incontro del Summit Arabo a Baghdad, ha sostenuto in modo categorico il diritto dell’Autorità palestinese di arrestare Al-Shayeb. Parlando con il direttore dell’Agenzia di informazioni Maan, Maliki ha affermato con rabbia che l’Autorità Palestinese in questo caso è la vittima, e ha invitato i giornalisti palestinesi a cancellare Al-Shayeb dall’albo. “Questo è un precedente pericoloso, ed è  una giornata buia per il giornalismo e i giornalisti,” ha dichiarato l’Unione dei giornalisti della Cisgiordania, chiedendo a tutti i colleghi di unirsi nel loro boicottaggio al “Premio 2012 per la libertà del giornalismo”, del quale nessun altro tranne l’Autorità Palestinese ha dato l’annuncio   martedì scorso.
**http://www.nuvole.it/index.php?option=com_content&view=article&id=388:paolo-napolitano&catid=81:numero-39&Itemid=6Fonte: http://www.zcommunications.org/what-happens-when-a-palestinian-journalist-dares-criticize-the-palestinian-authority-by-amira-hassOriginale : Haaretz.com
Traduzione di Maria Chiara Starace
Che cosa succede quando un giornalista palestinese osa criticare l’Autorità Palestinese?


VIETATO CRITICARE I GOVERNI IN CISGIORDANIA E GAZA

Ramallah/Gaza, 07 aprile 2012, Nena News (nella foto il giornalista Yousef al Shayeb) – Nei Territori occupati è vietato criticare le autorità palestinesi. In Cisgiordania giornalisti e blogger sono presi di mira dai servizi di sicurezza dell’Anp (cioè Fatah) mentre a Gaza chi attacca il governo di Hamas per la mancanza di carburante, rischia una pesante multa e perfino il carcere. I due «governi» fanno a gara nel complicare la vita della popolazione già alle prese con l’occupazione militare israeliana. Ne sa qualcosa Asmat Abd al Khaleq, una giornalista arrestata a fine marzo a Ramallah dalla polizia politica dell’Anp per aver attaccato su facebook il presidente Abu Mazen. La procura rifiuta di rilasciarla su cauzione e la giornalista rischia di essere processata per «vilipendio del presidente e del governo» nonostante l’articolo 19 dello Statuto palestinese garantisca la libertà di espressione.Ma le intimidazioni a reporter e blogger in Cisgiordania non si fermano qui. Tareq Khamis è stato arrestato il primo aprile ed interrogato per tre ore per aver scritto a sostegno di Asmat Abd al Khaleq.  Nello stesso giorno Jamal Abu Rahman è stato arrestato in relazione alla pagina che ha aperto su facebook “Il popolo vuole la fine della corruzione” che ha superato i 6mila membri. Shahd Bani-Odeh invece ha dovuto affrontare minacce e intimidazioni per una vignetta postata in internet.Il caso più grave però è quello di Yousef al Shayeb che in un articolo scritto per il giornale al Ghad rivela che la rappresentanza diplomatica dell’Anp a Parigi sarebbe stata impegnata nel reclutare gruppi di studenti per lo spionaggio di musulmani francesi, al fine di trasmettere informazioni ai servizi di sicurezza israeliani e stranieri. Al Shayeb aggiunge che il ministro degli esteri dell’Anp, Riad Malki, ha aiutato a coprire lo scandalo. Il giornalista è stato ripetutamente arrestato e interrogato per essersi rifiutato di rivelare le sue fonti e al Ghad lo ha licenziato, con ogni probabilità su pressione delle autorità. Al Shayeb rischia una condanna per “calunnia” e “diffamazione” e il ministro al Malki vuole sei milioni di dollari in risarcimento danni. Tutto ciò mentre l’Anp si prepara ad assegnare il mese prossimo il “Premio per la libertà di stampa”. Occasione che verrà boicottata dai giornalisti palestinesi in segno di protesta.A Gaza le cose non vanno molto meglio. Il ministero dell’interno di Hamas ha comunicato che coloro che criticheranno in pubblico il governo per la gestione della crisi energetica in atto, saranno puniti con una pesante multa e addirittura con il carcere nei «casi più gravi», perché mettono a rischio «l’ordine pubblico». A Gaza il carburante è quasi introvabile. Gli abitanti sanno che la situazione è frutto anche delle scelte fatte lo scorso anno dal premier Ismail Haniyeh e non è causata soltanto dal pesante blocco israeliano della Striscia e dalle ambiguità dell’Anp e dell’Egitto. Hamas infatti, per sganciarsi da Israele e Anp, scelse di affidarsi alle forniture clandestine dal Sinai, attraverso i tunnel sotterranei, anche per garantirsi «entrate fiscali» mediante l’imposizione di una accisa su gasolio e benzina. Così quando ad inizio dell’anno gli egiziani hanno interrotto il traffico clandestino (anche per l’aumento del prezzo internazionale del greggio), Gaza si è ritrovata senza carburante e senza luce per lo spegnimento della centrale elettrica. Un black-out  quasi totale che è andato avanti per settimane fino a quando, pochi giorni fa, il governo Haniyeh ha fatto un passo indietro firmando un accordo con l’Anp per l’acquisto di gasolio da Israele da destinare alla centrale elettrica. Della retromarcia di Hamas però non se ne può parlare, così come delle auto e delle jeep delle autorità che continuavano a circolare mentre gli altri erano appiedati e dei depositi governativi di carburante (vicino Khan Yunis) rimasti intatti nel pieno di una crisi energetica devastante che ha rischiato di bloccare anche gli ospedali. Nena News   articolo

3   Lui è Khalil Abu Shamala. Hamas vuole arrestarlo, perché ha scoperto che sono stati i  leader di hamas che hanno tagliato l'elettricità a Gaza.! Qui la  pagina  


            
          

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