PREZZI CARBURANTE TRIPLICATI AL MERCATO NERO, UNA VOCE DA GAZA

“Da due giorni mio figlio sta cercando un po’ di benzina per il nostro generatore di casa, senza successo. Per il resto non sappiamo nulla, non abbiano informazioni, cerchiamo di resistere, non sappiamo come si risolverà”: alla MISNA che lo raggiunge telefonicamente a Gaza, arriva rassegnata e cupa la voce di Adnan Abu Hasna, uno dei responsabili della comunicazione nella Striscia dell’Ufficio dell’Onu per l’assistenza ai rifugiati e profughi palestinesi.
“La centrale elettrica è chiusa, la corrente elettrica viene distribuita per circa sei ore al giorno, senza preavviso, probabilmente in momenti diversi a seconda della zona in cui si vive” aggiunge Abu Hasna. “Provate a immaginare ospedali, scuole, negozi senza corrente elettrica – continua – a Gaza è realtà di questi giorni, si va avanti così dallo scorso venerdì. L’unico carburante che si trova è al mercato nero con prezzi doppi, a volte tripli, rispetto a quelli correnti: se prima per un litro si spendeva una cifra pari un dollaro, adesso ne servono due o tre”.
Con le forniture di carburante necessario alla centrale elettrica dimezzate, gli abitanti della Striscia – intorno al milione e mezzo – hanno problemi di ogni tipo. Aggiunge Abu Hasna: “Ci sono innanzitutto problemi con l’acqua, perché gli impianti utilizzati per il pompaggio senza corrente elettrica non funzionano. Poi abbiamo problemi per la conservazione del cibo, per riscaldarci, per qualunque cosa implichi l’utilizzo di corrente elettrica”.
La parziale chiusura dell’unica centrale elettrica della Striscia di Gaza ha lasciato senza corrente quasi tutta la popolazione del territorio palestinese. La centrale necessita di 600.000 litri di carburante al giorno per funzionare ma da venerdì ne stanno arrivando dall’Egitto soltanto 340.000 litri. Dal 2010 Israele ha bloccato le linee di rifornimento che partivano dal suo territorio. (vedi anche notizia delle ore 8:56)
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