Michael Warschawski :Liberali israeliani: tutta colpa degli arabi.


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Ari Shavit, corrispondente di Ha’aretz e membro del comitato di redazione del quotidiano, è troppo occupato con l’apologetica della politica israeliana. E non è il solo.
                    
 Il giornalista del quotidiano israeliano Ha'artez, Ari Shavit 
Nella stampa israeliana, Ari Shavit è la versione aggiornata ma non certamente migliorata di Dan Margalit negli anni Ottanta. Ogni regime necessita di un avvocato dell’opposizione liberale e il governo israeliano non fa eccezione. Il fatto che tali sostenitori sembrino scrivere da una prospettiva critica rafforza ancora di più il loro elogio delle azioni di governo contro le quali dovrebbero parlare. Negli anni Ottanta e Novanta questo ruolo era svolto da Dan Margalit, rimpiazzato nel 2000 da Ari Shavit.


Nemmeno una minoranza dell’opinione pubblica israeliana e della comunità internazionale sa che la responsabilità del fallimento di quello che viene chiamato “processo di pace” cade interamente sulle spalle dei vari governi israeliani, da quello di Peres a quello di Netanyahu. Anche il consigliere di Bill Clinton a Camp David, Robert Malley, ha ammesso, sia pure con un fatale ritardo, che le “generose offerte” di Ehud Barak non sono mai esistite e che la responsabilità del fallimento dei negoziati israelo-palestinese è soprattutto di Israele. Né Barak, né Sharon, né Netanyahu hanno mai voluto fermare il progetto coloniale e condurre negoziati in buona fede con i palestinesi: hanno con successo operato per condannare tutti i tentativi di pace fondati sulla fine dell’occupazione israeliana. 
Benjamin Netanyahu non ha mai nascosto, allora e adesso, il suo disgusto per i negoziati con i palestinesi e l’eventuale fine dell’occupazione. Nonostante la propensione di Mahmoud Abbas e le richieste – sempre educate – di Barack Obama di tendere la mano al presidente palestinese e di smettere di rappresentarlo come il vessillo nemico, la posizione israeliana è quella del rifiuto. Tutti lo sanno, inclusa l’amministrazione americana. L’ultima dichiarazione del ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, esprime preoccupazione: “Quando è troppo è troppo. Più a lungo la questione israelo-palestinese resterà irrisolta, maggiore sarà il prezzo che la regione, incluso la Turchia, dovrà pagare. Gli israeliani dovrebbe decidere cosa vogliono: lo status quo non può continuare e i palestinesi meritano un loro Stato” (Anatolia News Agency, 11 febbraio 2012). 
Ci sono stati momenti in cui i liberali israeliani non hanno esitato a dirlo chiaramente. Ma quei tempi sono passati e un recente articolo di Ari Shavit lo testimonia. Scrive, senza vergogna: “Dopo che Israele ha consegnato ai palestinesi la Striscia di Gaza (?), un primo bus è esploso nel centro Dizengoff di Tel Aviv. Dopo che Israele ha consegnato ai palestinese Nablus e Ramallah, autobus hanno cominciato a saltare in aria a Gerusalemme e Tel Aviv. Dopo che Israele ha offerto ai palestinesi la creazione di uno Stato sovrano nella maggior parte del territorio occupato, hanno risposto con guerra e terrore. […] Dopo che Israele si è ritirato dal Sud del Libano, è stata creata una base missilistica sciita che minaccia ogni comunità israeliana. Dopo che Israele ha lasciato Gush Katif, una base armata di Hamas è stata aperta a Gaza per attaccare il Sud di Israele. […] Dopo aver digerito attacchi senza fine, israeliani ragionevoli e moderati (come stesso Ari Shavit, ndr) hanno perso fiducia nella riconciliazione e ritengono ora non ci sia nulla che si possa concedere ai Territori”. 
Questo non è un articolo giornalistico né un editoriale, ma il più economico tipo di propaganda possibile. Come tutti i propagandisti politici di professione, Shavit intende sacrificare la verità all’obiettivo, come giustificazione della politica israeliana. Come tutti loro, Shavit conosce la verità – e in passato ha anche scritto a tal proposito – e mente con la faccia pulita. Abbiamo già menzionato la grande bugia di Barak riguardo le “generose offerte”, una bugia che entrerà nella storia come una delle più grandi manipolazioni dell’opinione pubblica di sempre. Prima degli attacchi a Gerusalemme, è venuto l’assassinio da parte d’Israele di Yahya Ayyash (membro di Hamas e comandante del battaglione Samaria delle Brigate Aal-Qassam, ucciso nel 1996, ndr). Il capo dei Servizi di Sicurezza Generali (GSS) mise in guardia Peres: l’omicidio avrebbe provocato una ripresa degli attacchi che all’epoca erano quasi completamente cessati. Dieci anni prima, le bombe israeliane in Libano avevano messo fine al cessate il fuoco che i palestinesi avevano accuratamente mantenuto per undici mesi, provocando così lo scoppio della prima guerra contro il Libano, il più grande fiasco della storia dell’esercito israeliano. Incredibilmente difficile credere che non fosse stato intenzionale. 
Le esplosioni dei bus a Gerusalemme e Tel Aviv, gli stessi menzionati da Shavit, iniziarono dopo che Israele (ancora, Shimon Peres) annunciasse la sospensione dei negoziati, al fine di incrementare “l’unità del popolo” a seguito dell’omicidio di Rabin. Israele va semplicemente avanti, corre, perché la sola alternativa sarebbe pagare il prezzo delle sue azioni. E prima dei missili da Gaza, non c’era solo un crudele assedio condannato dall’intera comunità internazionale, ma anche l’omicidio dei leader locali e il bombardamento dei centri abitati. 
Cosa si aspetta Shavit? Che i palestinesi rispondano agli attacchi con i fiori? La verità è che i palestinesi “ragionevoli e moderati” sono quelli che non credono più che Israele sia un partner nei negoziati per una futura riconciliazione. E il finale appello di Shavit insulta l’intelligenza del lettore: “Non c’è più nulla che possiamo concedere ai Territori”. Durante l’era di Yasser Arafat, gente come Shavit era solita dichiarare che il capo dell’OLP era un terrorista non votato al compromesso, mentre Abu Mazen era l’uomo di cultura, un moderato. E cosa hanno fatto quando Abu Mazen è diventato capo dell’OLP e pregò di riaprire il dialogo? Lo hanno ignorato, lo hanno insultato e hanno detto che non rappresentava nessuno. 
Perché preferisco gente come Yitzhak Shamir (primo ministro israeliano dal 1983 al 1984 e dal 1986 al 1992, ndr) a Dan Margalit e Ari Shavit? Perché quando Shamir diceva che “gli arabi sono sempre arabi, gli ebrei sempre ebrei e il mare sempre lo stesso mare”, credeva in tale nonsense. Ari Shavit non crede a nessuna delle proprie dichiarazioni. È troppo impegnato con la propaganda. 
Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

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