L’AIPAC vuole la guerra? di Robert Naiman
Nonostante tutto ciò che ha fatto per spingere allo scontro tra gli Stati Uniti e l’Iran, il Comitato per gli Affari Pubblici Israelo-Statunitensi (AIPA) si è dato da fare per evitare che il pubblico lo percepisca come aperto promotore della guerra. Nei documenti pubblici dell’AIPAC l’accento è sempre stato posto su sanzioni più severe. (Se si rendono abbastanza “severe” le sanzioni – fino a un embargo efficace – si tratta di un atto di guerra, a un solo passo di distanza dall’affermare che gli Stati Uniti dovrebbero avviare i bombardamenti).
Ma un nuovo tentativo del Senato di cambiare le regole del gioco della politica statunitense dichiarando “inaccettabile” che l’Iran sviluppi un potenziale nucleare bellico – non un’arma nucleare, ma il potenziale tecnico per costruirne una – dà all’AIPAC l’occasione per fare una scelta che tutti potranno constatare. Se la risoluzione Lieberman si tradurrà in una richiesta ai lobbisti dell’AIPAC al congresso politico dell’AIPAC a marzo, allora il mondo saprà: l’AIPAC sta esercitando pressioni sul Congresso perché muova guerra all’Iran.
Gli sponsor della risoluzione Lieberman negano che essa sia una “autorizzazione all’uso della forza militare” e in un senso tecnico, legale, sono assolutamente nel giusto: non si tratta di un’autorizzazionelegale all’uso della forza militare. Ma è un tentativo di porre in atto un’autorizzazione non-politica all’uso della forza militare. E’ un tentativo di premere politicamente sull’amministrazione affinché spostare il detonatore della guerra in uno spazio indistinguibile dallo status quo oggi esistente. Se riuscisse, la mossa politica renderebbe impossibile all’amministrazione perseguire un impegno diplomatico significativo con l’Iran, escludendo l’alternativa più plausibile alla guerra.
Il primo paragrafo “deliberato” della risoluzione Lieberman afferma che è “interesse nazionale vitale” degli Stati Uniti evitare che l’Iran acquisisca un “potenziale nucleare bellico.”
L’espressione “interesse nazionale vitale” è un “termine tecnico”. Significa qualcosa per cui gli Stati Uniti dovrebbero essere disponibili a entrare in guerra. Si ricordi il dibattito sulla questione se l’intervento dell’esercito statunitense in Libia era un “interesse nazionale vitale” degli Stati Uniti (il Segretario alla Difesa ha dichiarato che non lo era). Si è trattato di un dibattito circa il fatto che fosse stato toccato il limite che giustificava l’entrata in guerra degli Stati Uniti.
La risoluzione cerca di fissare come politica statunitense il fatto che un potenziale militare bellico – non l’acquisizione di un’arma nucleare, ma la capacità tecnica di crearne una – sia una “linea rossa” per gli Stati Uniti. Se gli Stati Uniti annunciassero all’Iran che conseguire il “potenziale nucleare bellico” è una linea rossa per gli Stati Uniti, gli Stati Uniti starebbero dicendo che è pronto ad attaccare l’Iran con la propria forza militare per cercare di evitare che l’Iran superi la “linea” per conseguire il “potenziale nucleare bellico.”
E, secondo quanto viene riferito, ciò è discusso apertamente dagli sponsor della proposta di legge.
Senatori di entrambi i partiti hanno dichiarato giovedì che l’obiettivo è tuttora una soluzione diplomatica e che ritenevano che le sanzioni contro l’Iran stessero funzionando, ma che una strategia di contenimento era meno preferibile di un attacco militare alle strutture nucleari iraniane se tutto il resto dovesse fallire.
Dunque ciò che affermano i senatori, a quanto riferito, è che se “tutto il resto fallisce” – cioè se la diplomazia e le sanzioni appaiono “fallire” nell’impedire all’Iran di conseguire un potenziale nucleare bellico – secondo questi senatori, è questo che costituirebbe un “fallimento” , allora si andrà in guerra. Non è una autorizzazione all’uso della forza” legale, bensì un’autorizzazione politica.
E non è un’autorizzazione politica all’uso della forza in un qualche futuro distante. E’ un’autorizzazione all’uso politico della forza oggi.
“Potenziale nucleare bellico” è un’espressione confusa priva di definizione legale. Ma Joe Lieberman, uno dei principali autori della proposta di legge, ha dichiarato cosa ritiene che l’espressione significhi:
“Per me potenziale nucleare bellico significa che loro sono in grado di iniziare improvvisamente a produrre un’arma nucleare, in altri termini che hanno tutti i componenti necessari per farlo” ha detto Lieberman. “E’ un parametro più severo che affermare ‘la linea rossa è quando dispongono concretamente di armamenti nucleari’”.
Ma molti esperti pensano che l’Iran abbia già i “componenti” necessari per “iniziare improvvisamente”.
Giovedì Anthony Cordesman del Centro di Studi Strategici e Internazionali è stato citato come assertore che il rapporto di novembre dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica “ha fondamentalmente ufficializzato il fatto che l’Iran ha oggi ogni nuovo elemento tecnologico necessario per realizzare un’arma a fissione.”
Il 24 gennaio Helen Cooper ha riferito sul New York Times:
Diversi dirigenti statunitensi ed europei affermano privatamente che il massimo risultato raggiungibile per l’occidente consisterebbe nel lasciare che l’Iran conservi la conoscenza e la tecnologia necessarie per costruire un’arma nucleare fintanto che evita di farlo.
Ciò suggerisce due cose. La prima è che i dirigenti statunitensi ed europei ritengono che l’Iran disponga giàdella “conoscenza e della tecnologia necessarie per costruire un’arma nucleare”; la seconda è che questi dirigenti statunitensi ed europei ritengono che indurre l’Iran a non utilizzare il suo sapere e la sua tecnologia per costruire un’arma nucleare sia il risultato maggiore che l’occidente possa ottenere.
Se gli esperti e i dirigenti occidentali che ritengono che l’Iran disponga già della “conoscenza e tecnologia necessarie per costruire un’arma nucleare” hanno ragione, allora ciò significa che l’Iran ha già attraversatola “linea rossa” della proposta di legge di Lieberman. E perciò i sostenitori della proposta di legge di Lieberman stanno dicendo di essere pronti alla guerra oggi. Ovvero che sono pronti alla guerra in qualsiasi momento decidano di unirsi agli esperti e ai dirigenti che affermano che Israele ha già superato la “linea rossa” di Lieberman, che ovviamente è qualcosa che i sostenitori di Lieberman possono fare in qualsiasi momento vogliano.
E’ come se qualcuno con la testa coperta da un sacchetto dica “Sono pronto per la guerra appena ci vedo”. Tutto quel che deve fare per vederci è togliersi il sacchetto dalla testa e dunque quel che sta dicendo è di essere pronto alla guerra in qualsiasi momento gli faccia comodo dire di esserlo.
Chiunque appoggi la proposta di legge di Lieberman si sta dichiarando a favore della guerra. Se l’AIPAC fa della proposta di legge di Lieberman una mozione del suo congresso politico di marzo, allora sarà almeno finita con la finzione che l’AIPAC stia facendo altro che tentare di portare gli Stati Uniti a un’altra guerra in Medio Oriente.
Robert Naiman è direttore politico di Just Foreign Policy. [Politica Estera Giusta]

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