Hasbara : Israele: due mila dollari agli studenti che fanno propaganda.
Colpire al cuore l'opinione pubblica con una vera e propria guerra mediatica. Servirsi della propaganda per giustificare e normalizzare lo status di un governo. Pianificare attacchi alla credibilità. L'Electronic Intifada denuncia: un programma israeliano di borse di studio premia gli studenti disposti a contrastare il dissenso sul web e a veicolare messaggi che difendano la legittimità dello Stato di Israele.
di Angela Zurzolo
Colpire al cuore l'opinione pubblica con una vera e propria guerra mediatica. Servirsi della propaganda per giustificare e normalizzare lo status di un governo. Pianificare attacchi alla credibilità.
L'Electronic Intifada denuncia: due mila dollari per gli studenti israeliani che s'impegnano nella "lotta alla disinformazione online". Un periodo di formazione e poi cinque ore alla settimana da casa: un vero affare per i più giovani.
L'Unione nazionale degli studenti israeliani avrebbe creato un programma di borse di studio destinato agli universitari desiderosi di aiutare "nella lotta contro la delegittimazione dello Stato di Israele e contro l'odio nei confronti degli ebrei nel mondo".
Già nel 2009, il ministero degli Esteri israeliano aveva destinato 600 mila nis allo 'squadrone' della “guerra su internet”, affinché contrastasse le critiche online.
Secondo alcuni, il progetto sarebbe stato realizzato in collaborazione con i ministeri israeliani, e viene dato quasi per certo il sostegno dell'organizzazione “Stand With Us”. Quest'ultima nata con la finalità esplicita di “creare un esercito globale di ambasciatori per Israele”, e combattere “la disinformazione”, “rafforzando i sostenitori dello Stato”.
I palestinesi sul web rispondono però che il cyberattivismo per la “verità, la giustizia e l'umanità” è sempre più fiorente. Nasce così Intifada versione 3 – un programma che “usa un firewall al posto del muro di apertheid”, che dovrebbe garantire navigazione veloce e gratuita, a chi non si piega alla logica della “lobby” e lavora gratis.
Ma la libertà di comunicazione nei Territori Palestinesi Occupati non è scontata.
A novembre, quando in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza era stata chiusa la connessione ad internet e violata la rete telefonica, l'Autorità palestinese aveva mobilitato l'International Telecommunications Union, al fine di indagare sulla possibilità che si trattasse di una mossa israeliana.
Halga Tawil Souri, opinionista di Aljazeera, in quell'occasione aveva denunciato come “l'attuale infrastruttura di telecomunicazioni palestinese sia il risultato di rapporti di potere asimmetrici tra Autorità palestinese e Israele”.
Dopo il 1967, Tel Aviv ha infatti gestito e controllato i sistemi telematici dei Territori Occupati, imponendo severe restrizioni legali e militari all'uso delle infrastrutture.
E nonostante gli accordi di Oslo, che hanno sancito il diritto dei palestinesi a una linea telefonica nazionale e internazionale diretta e al libero accesso ad internet, ancora oggi la rete dipende da quella israeliana.
A nulla è valsa la nascita della società di telecomunicazione palestinese Hadara: le telefonate nazionali all'interno della Striscia di Gaza passano ancora attraverso Israele. E Tel Aviv decide anche la larghezza della banda totale.
E' evidente che un muro difficile da abbattere esiste anche sul web. Un israeliano e un palestinese non possono dirsi amici su facebook senza subire intimidazioni.
La partigianeria estremista, la raccolta di ''eserciti'' mediatici che si impegnino nel lavaggio del cervello, l'abolizione del confronto libero e del dialogo, sono gli ingredienti fondamentali per rendere i conflitti irrisolvibili.
E dopo la Primavera araba e l'avvento degli indignados, si fa sempre più forte il tentativo di ingerenza dei governi nelle dinamiche del world wide web.
E' però particolarmente allarmante che questa volta a incoraggiare l'incomunicabilità siano organismi legati al mondo accademico. Come afferma l'editorialista israeliana Rona Kuperboim: “Quando uno Stato - che si tratti di Bahrein, Israele, Cina o Siria – ha bisogno di abbassarsi al livello di pagare i cittadini per combattere le sue guerre di pubbliche relazioni, ha già perso”.
15 febbraio 2012

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