Haaretz: evitando la pace, Netanyahu sta punendo Israele
Con una reazione pavloviana all'accordo di riconciliazione sottoscritto dalle fazioni rivali palestinesi, in base al quale il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas sarà temporaneamente primo ministro, Benjamin Netanyahu ha intimato ad Abbas :" O la pace con Hamas o la pace con Israele." Invece di accogliere lo stato rafforzato da un leader che ha firmato gli accordi di Oslo e ha frenato il terrorismo in Cisgiordania, Netanyahu ha scelto di presentare l'accordo come una capitolazione della PA ad una organizzazione terroristica che rifiuta l'esistenza dello Stato di Israele e si oppone a una soluzione diplomatica.
In tutti i suoi colloqui con Hamas Abbas ha chiarito che la riconciliazione interna palestinese non lo allontana di un pollice dal suo impegno di lavorare per l'opzione di due stati e di continuare la guerra senza compromessi contro la violenza. Ha ribadito che l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina è l'organizzazione che ha firmato tutti gli accordi precedenti con Israele e che continuerà a condurre i negoziati con Israele.
L'accordo di riconciliazione, raggiunto nonostante le obiezioni di elementi estremisti all'interno di Hamas, sottolinea gli obblighi comuni del PA, che rappresenta i residenti della West Bank, e il governo di Hamas che governa la Striscia di Gaza. L'accordo smantella l'affermazione che non vi può essere alcun valore negli accordi con una leadership che rappresenta solo una parte della popolazione dei territori.
L'ultimatum di Netanyahu sembra un pretesto per silurare i colloqui su un accordo per lo status finale in base agli orientamenti del Quartetto e di Barack Obama nel discorso del maggio scorso. Ma questi negoziati erano stati già invalidati, prima ancora che Abbas firmasse l'accordo con il capo dell'ufficio politico di Hamas ', Khaled Meshal, a causa del rifiuto di Israele di congelare la costruzione negli insediamenti e di definire un confine permanente.
La crisi in corso nel processo diplomatico incrina l'equilibrio politico nei territori a favore di coloro che si oppongono a qualunque compromesso . Essi, conseguentemente, considerano il ritiro israeliano da Gaza come una vittoria per "la resistenza"e ,seppellendo il processo diplomatico , puntano all'elettorato palestinese per la leadership dell'Olp
Netanyahu deve porre fine alla sua ricerca ossessiva di difetti nell'avvenuta riconciliazione tra le forze politiche palestinese concentrandosi, invece ,su una iniziativa per porre fine al conflitto. Egli ha la capacità di farlo.
Accordo Fatah-Hamas, ok Olp malgrado malumori a Gaza
I vertici della dirigenza palestinese fedele al presidente dell'Anp, Abu Mazen (Mahmud Abbas), hanno avallato oggi l'intesa di riconciliazione siglata nei giorni scorsi a Doha, in Qatar, dallo stesso Abu Mazen e da Khaled Meshaal: a nome rispettivamente della fazione laica di Fatah e di quella islamico-radicale di Hamas.
Il placet è stato dato senza sorprese a Ramallah nel corso di una riunione congiunta del comitato esecutivo dell'Olp (organismo di riferimento della causa nazionale palestinese), del comitato centrale del Fatah e delle leadership di alcuni partiti minori.
"Abbiamo formalizzato il nostro totale sostegno ai risultati degli accordi di Doha", ha annunciato alla fine dei lavori il segretario generale del comitato esecutivo dell'Olp, Yasser Abed Rabbo, sollecitandone l'attuazione.
Da Gaza, intanto, è rimbalzata la rassicurazione di esponenti del politburo di Hamas sull'impegno a rispettare il patto sottoscritto nel Qatar, a dispetto dei malumori e delle esplicite parole di contrarietà manifestate ieri dal gruppo parlamentare e da alcuni settori della fazione islamica.
L'intesa di Doha (accolta negativamente da Israele e con forti riserve dagli Usa per il coinvolgimento di Hamas) prevede d'affidare al moderato Abu Mazen anche l'incarico transitorio di premier e la guida d'un governo tecnico unitario, in vista della convocazione di nuove elezioni da tenersi contemporaneamente in tutti i Territori palestinesi: sia nella Cisgiordania controllata dall'Anp, sia nella Striscia di Gaza passata di fatto sotto il potere di Hamas dopo la sanguinosa guerra civile del 2007 seguita alla non riconoscita vittoria elettorale dei radicali del 2006.
Il placet è stato dato senza sorprese a Ramallah nel corso di una riunione congiunta del comitato esecutivo dell'Olp (organismo di riferimento della causa nazionale palestinese), del comitato centrale del Fatah e delle leadership di alcuni partiti minori.
"Abbiamo formalizzato il nostro totale sostegno ai risultati degli accordi di Doha", ha annunciato alla fine dei lavori il segretario generale del comitato esecutivo dell'Olp, Yasser Abed Rabbo, sollecitandone l'attuazione.
Da Gaza, intanto, è rimbalzata la rassicurazione di esponenti del politburo di Hamas sull'impegno a rispettare il patto sottoscritto nel Qatar, a dispetto dei malumori e delle esplicite parole di contrarietà manifestate ieri dal gruppo parlamentare e da alcuni settori della fazione islamica.
L'intesa di Doha (accolta negativamente da Israele e con forti riserve dagli Usa per il coinvolgimento di Hamas) prevede d'affidare al moderato Abu Mazen anche l'incarico transitorio di premier e la guida d'un governo tecnico unitario, in vista della convocazione di nuove elezioni da tenersi contemporaneamente in tutti i Territori palestinesi: sia nella Cisgiordania controllata dall'Anp, sia nella Striscia di Gaza passata di fatto sotto il potere di Hamas dopo la sanguinosa guerra civile del 2007 seguita alla non riconoscita vittoria elettorale dei radicali del 2006.

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