Bradley Burston :L'Iran di Ahmadinejad è il nuovo migliore amico dei coloni israeliani
Il titolo bordato di rosso nell’edicole israeliane era in contrasto con la sua calma, una guida rivolta al consumatore per trovare una formulazione appropriata sulla materia, in pratica, un conto alla rovescia verso Armagedon. Per evitare di perdere i sensi – il supplemento dell’articolo era incorniciato da racconti che lasciavano presupporre come l’IDF (Israel Defence Force) si stesse preparando ad un possibile attacco contro l’Iran – stimando la possibilità di sopravvivenza di una lunga serie di città israeliane, di città e di villaggi arabi, e “la preparazione alla guerra”.
Tra le “città rifugio” del distretto di Yedioth nelle quali sopravvivere mentre i razzi colpiscono la terra santa, l’insediamento di Beit El era classificato in fascia alta dal Comando dell’IDF che lo sta attrezzando per la categoria “buono”.
L’inserimento casuale di Beit El tra i centri residenziali più rinnomati all’interno di quella che è propriamente considerata Israele, punta ad una tranquilla ma significativa conseguenza nella guerra di nervi e con sporadici spargimenti di sangue tra Iran e Israele.
Gli insediamenti sono una cosa “buona”.
In effetti, l’Iran di Amadhinejad è grande per gli insediamenti. La repubblica islamica fa per gli insediamenti ciò che gli insediamenti non sono mai riusciti a fare da soli: convincere gli israeliani che gli insediamenti sono parte integrante di Israele.
Convincere gli israeliani che i musulmani vogliono ucciderli ovunque si trovino, che i musulmani li vedono tutti come occupanti, a Bat Yam come a Beit El, a Herzliya come a Hebron.
Convincere gli israeliani che l’Olocausto è imminente, e che gli ebrei ovunque si trovino non saranno risparmiati. Convincere gli israeliani, che hanno compreso che l’unico scopo è favorire gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, che questa è una questione secondaria rispetto allo spettro di un genocidio sponsorizzato dagli iraniani, anzi non è affatto un problema.
E questo è solo l’inizio.
Mentre l’opinione pubblica rannicchiata tocca i tasti del terrore e della rimozione per quanto potrebbe accadere se venisse permesso all’Iran lo sviluppo di armi nucleari – e tocca i tasti del terrore e della rimozione se non gli fosse impedito di farlo – il movimento dei coloni colleziona un trionfo dietro l’altro.
Tutti i giorni, sotto la coperta del fungo atomico virtuale che da Qom si estende fino ai nostri incubi, emerge una nuova conquista.
Solo lunedì, mentre Israele veniva avvolto da una nuova ondata di terrore per gli attentati a Nuova Delhi e Tbilisi, il leader dei Coloni della Cisgiordania centrale, Avi Roeh, nominava formalmente l’avamposto illegale di Migron quale ammiraglia nello sfidare gli ordini emanati dall’Alta Corte: sono stati spesi due anni per costruire due avamposti “alternativi e legale” nelle vicinanze, quindi bisogna mantenerli entrambi. Due avamposti al prezzo di nessuno – che non hanno avuto bisogno di grandi finanziamenti statali per la loro costruzione e per le infrastrutture.
Nel frattempo, il Distretto di pianificazione di Gerusalemme e il Comitato costruttori, che funzionano in modo molto disciplinato, così come il Consiglio Yesha e la migliore gioventù, hanno dato il via libera al parco nazionale della Città di David, di per sè un grosso esperimento per far sì che il governo ceda l’autorità e il controllo ai coloni.
Il passo successivo, preso immediatamente, è stata la demolizione di un parco, di un centro sociale e di un caffè, tutti dalla parte palestinese del quartiere.
I coloni sanno. Sanno che sotto l’ombra della nube dell’Iran, gli israeliani sono depressi, timorosi, incerti. Quale momento migliore per passare a velocita sostenuta, dichiarando di avere vinto.
“E’ ormai chiaro che è evidente a tutti che il movimento dei coloni avrà la meglio”, ha dichiarato durante il fine settimana il portavoce dei coloni David Ha’ivri.
David Ha’ivri è un esempio qualunque di come il movimento dei coloni si sia riparato sotto le ali degli ayatollah. Newyorkese, in gioventù discepolo del rabbioso anti-arabo Meir Kahane, ha in seguito scontato sei mesi di carcere per la profanazione di una moschea, ed è stato arrestato per aver reso omaggio all’assassino di Yitzhak Rabin durante un intervista televisiva.
Il mese scorso il ministro che ha il compito di promuovere l’immagine di Israele in tutto il mondo, il colono Yuli Edelstein, ha scelto David Ha’ivri quale guida ufficiale di un tour sponsorizzato dal governo in Cisgiordania.
Ad ascoltare in questi giorni Ha’ivri, il movimento dei coloni è preoccupato e la resistenza che oppone è lieve. Ma se si ascolta con più attenzione David Ha’ivri, si può udire anche qualcos’altro:
“Migron è il simbolo di una grande impresa dei coloni in Cisgiordania – il processo è irreversibile”.
In un momento di speranza contro ogni speranza, quando il conflitto con l’Iran non sembra trovare soluzioni, in un paese in cui l’impensabile si può trasformare nel giro di un giorno nell’inevitabile – e viceversa – c’è qualcosa di persistemente incoraggiante nella certezza e nella definitività delle osservazioni di Ha’ivri.
Dopo tutto, il processo di pace israelo-palestinese – per il quale gli sforzi dei coloni una volta rappresentavano una minaccia ben più pericolosa di quanto lo sia l’Iran – una volta era considerato, da tutte le parti interessate, irreversibile.
Articolo originale: “Ahmadinejad’s Iran is the new best friend of Israeli settlers“, Haaretz del 14 febbraio 2012
Fonte: Guerre Contro
Tra le “città rifugio” del distretto di Yedioth nelle quali sopravvivere mentre i razzi colpiscono la terra santa, l’insediamento di Beit El era classificato in fascia alta dal Comando dell’IDF che lo sta attrezzando per la categoria “buono”.
L’inserimento casuale di Beit El tra i centri residenziali più rinnomati all’interno di quella che è propriamente considerata Israele, punta ad una tranquilla ma significativa conseguenza nella guerra di nervi e con sporadici spargimenti di sangue tra Iran e Israele.
Gli insediamenti sono una cosa “buona”.
In effetti, l’Iran di Amadhinejad è grande per gli insediamenti. La repubblica islamica fa per gli insediamenti ciò che gli insediamenti non sono mai riusciti a fare da soli: convincere gli israeliani che gli insediamenti sono parte integrante di Israele.
Convincere gli israeliani che i musulmani vogliono ucciderli ovunque si trovino, che i musulmani li vedono tutti come occupanti, a Bat Yam come a Beit El, a Herzliya come a Hebron.
Convincere gli israeliani che l’Olocausto è imminente, e che gli ebrei ovunque si trovino non saranno risparmiati. Convincere gli israeliani, che hanno compreso che l’unico scopo è favorire gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, che questa è una questione secondaria rispetto allo spettro di un genocidio sponsorizzato dagli iraniani, anzi non è affatto un problema.
E questo è solo l’inizio.
Mentre l’opinione pubblica rannicchiata tocca i tasti del terrore e della rimozione per quanto potrebbe accadere se venisse permesso all’Iran lo sviluppo di armi nucleari – e tocca i tasti del terrore e della rimozione se non gli fosse impedito di farlo – il movimento dei coloni colleziona un trionfo dietro l’altro.
Tutti i giorni, sotto la coperta del fungo atomico virtuale che da Qom si estende fino ai nostri incubi, emerge una nuova conquista.
Solo lunedì, mentre Israele veniva avvolto da una nuova ondata di terrore per gli attentati a Nuova Delhi e Tbilisi, il leader dei Coloni della Cisgiordania centrale, Avi Roeh, nominava formalmente l’avamposto illegale di Migron quale ammiraglia nello sfidare gli ordini emanati dall’Alta Corte: sono stati spesi due anni per costruire due avamposti “alternativi e legale” nelle vicinanze, quindi bisogna mantenerli entrambi. Due avamposti al prezzo di nessuno – che non hanno avuto bisogno di grandi finanziamenti statali per la loro costruzione e per le infrastrutture.
Nel frattempo, il Distretto di pianificazione di Gerusalemme e il Comitato costruttori, che funzionano in modo molto disciplinato, così come il Consiglio Yesha e la migliore gioventù, hanno dato il via libera al parco nazionale della Città di David, di per sè un grosso esperimento per far sì che il governo ceda l’autorità e il controllo ai coloni.
Il passo successivo, preso immediatamente, è stata la demolizione di un parco, di un centro sociale e di un caffè, tutti dalla parte palestinese del quartiere.
I coloni sanno. Sanno che sotto l’ombra della nube dell’Iran, gli israeliani sono depressi, timorosi, incerti. Quale momento migliore per passare a velocita sostenuta, dichiarando di avere vinto.
“E’ ormai chiaro che è evidente a tutti che il movimento dei coloni avrà la meglio”, ha dichiarato durante il fine settimana il portavoce dei coloni David Ha’ivri.
David Ha’ivri è un esempio qualunque di come il movimento dei coloni si sia riparato sotto le ali degli ayatollah. Newyorkese, in gioventù discepolo del rabbioso anti-arabo Meir Kahane, ha in seguito scontato sei mesi di carcere per la profanazione di una moschea, ed è stato arrestato per aver reso omaggio all’assassino di Yitzhak Rabin durante un intervista televisiva.
Il mese scorso il ministro che ha il compito di promuovere l’immagine di Israele in tutto il mondo, il colono Yuli Edelstein, ha scelto David Ha’ivri quale guida ufficiale di un tour sponsorizzato dal governo in Cisgiordania.
Ad ascoltare in questi giorni Ha’ivri, il movimento dei coloni è preoccupato e la resistenza che oppone è lieve. Ma se si ascolta con più attenzione David Ha’ivri, si può udire anche qualcos’altro:
“Migron è il simbolo di una grande impresa dei coloni in Cisgiordania – il processo è irreversibile”.
In un momento di speranza contro ogni speranza, quando il conflitto con l’Iran non sembra trovare soluzioni, in un paese in cui l’impensabile si può trasformare nel giro di un giorno nell’inevitabile – e viceversa – c’è qualcosa di persistemente incoraggiante nella certezza e nella definitività delle osservazioni di Ha’ivri.
Dopo tutto, il processo di pace israelo-palestinese – per il quale gli sforzi dei coloni una volta rappresentavano una minaccia ben più pericolosa di quanto lo sia l’Iran – una volta era considerato, da tutte le parti interessate, irreversibile.
Articolo originale: “Ahmadinejad’s Iran is the new best friend of Israeli settlers“, Haaretz del 14 febbraio 2012
Fonte: Guerre Contro
2GERUSALEMME - Con una sentenza storica, la Corte Suprema israeliana ha ordinato di smantellare entro marzo 2012 la colonia ebraica di Migron, la più grande della Cisgiordania. Situato ad est di Ramallah e abitato da 50 famiglie, l´insediamento è stato costruito su terre di proprietà palestinese. «Non c´è dubbio che, in base alla legge israeliana, sia vietato costruire insediamenti su terre private appartenenti a palestinesi», ha affermato il presidente della Corte Suprema, Dorit Beinisch, in base a quanto riferito dal quotidiano Haaretz, che ha definito la sentenza «senza precedenti». Anche se la Corte ha riconosciuto le difficoltà logistiche di smantellare l´avamposto, ha accusato il governo israeliano per non aver provveduto prima allo sgombero. Tali difficoltà, hanno aggiunto i giudici, avrebbero potuto essere evitate se fin dal principio ne fosse stata vietata la costruzione. Secondo gli impegni di pace assunti, Israele ha infatti l´onere di smantellare tutti gli avamposti che non sono stati autorizzati dalle autorità. Ma finora i leader si sono dimostrati riluttanti ad agire nel timore di perdere l´appoggio politico dei coloni e delle frange più nazionaliste.
REPUBBLICA 03/08/2011, a pag. 19, l
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