2011: un anno di violenze israeliane contro la Striscia di Gaza

Sergio Yahni (Alternative Information Center)
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gaza_citySecondo i dati raccolti dall'organizzazione per i diritti umani Al Mezan con base a Gaza City, nel corso del 2011 l'esercito israeliano ha ucciso almeno 114 palestinesi nella Striscia di Gaza, di cui 15 erano bambini e 2 donne.
In questo stesso anno, circa 470 palestinesi sono stati feriti, di cui 120 bambini e 35 donne.


Al Mezan afferma inoltre che l'esercito israeliano non si è limitato a mettere in pericolo le vite umane. Nel corso del 2011, 152 abitazioni civili sono state danneggiate e dieci sono state completamente distrutte. Inoltre 31 negozi, 23 officine e 73 edifici pubblici sono stati danneggiati, mentre 84 dunam di terra sono stati distrutti.

L'esercito israeliano proibisce ai palestinesi di fare proteste non-violente contro l'assedio di Gaza. Nel corso del 2011, l'esercito ha attaccato otto manifestazioni nella zona cuscinetto lungo il confine occidentale di Gaza con Israele. Durante queste manifestazioni tre persone, due palestinesi ed un internazionale, sono rimaste ferite.

Al Mezan riferisce che dal 2008, l'esercito israeliano ha attaccato circa 30 manifestazioni palestinesi avvenute nella zona cuscinetto, uccidendo due civili, tra cui un bambino, e ferendone 18.

La zona cuscinetto è un'area di circa 300 metri di larghezza presso il confine Gaza-Israele. La politica israeliana vieta ai palestinesi di entrare in questo settore. A causa di questa politica, il 70% dei palestinesi che vivevano nella zona cuscinetto prima del 2000 sono stati costretti a lasciare le proprie case e ad interrompere il proprio lavoro agricolo nell'area. Al Mezan stima che circa 10.000 residenti di Gaza siano stati colpiti da questa politica.

Secondo un rapporto pubblicato dall'organizzazione britannica Save the Children, il 50% di coloro che hanno lasciato la zona cuscinetto sono stati costretti ad andarsene poiché le loro case sono state distrutte dall'esercito israeliano, mentre il 28% delle persone se n'è andato poiché temeva per la propria sicurezza. L'organizzazione afferma inoltre che il 50% di queste persone ha perso la fonte primaria di sostentamento.

Tradotto in italiano da Marta Fortunato per l'Alternative Information Center (AIC)

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