Siria e Iran – la profezia di Barak e le scommesse di Israele


All’interno di Israele si segue da vicino la crescente polarizzazione regionale contro il cosiddetto “asse del male”, e si ritiene che la crescente ostilità nei confronti dell’Iran da parte di alcuni Stati arabi, ed il fatto che questi Stati si stiano impegnando nell’azione volta a rovesciare il regime siriano, siano destinati a determinare la nascita di un “asse sunnita” contro l’ “asse del male” nel suo complesso – scrive l’analista egiziano
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Pochi giorni fa, alla luce di quanto sta accadendo in Siria, e di ciò che sta avvenendo a livello arabo, regionale ed internazionale a proposito di questa crisi, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha predetto la caduta del presidente siriano Bashar al-Assad e del suo regime nell’arco di alcune settimane, aggiungendo che Assad “si avvicina alla fine del suo governo”. La cosa che ha maggiormente attirato l’attenzione di Barak a questo proposito è la situazione dell’esercito siriano – che rappresenta la scommessa principale, a quanto sembra – ed in particolare ciò che starebbe portando alla sua disgregazione. Con grande interesse, Barak ha fatto due osservazioni: la prima è che il numero delle forze siriane che hanno defezionato dall’esercito ha superato la soglia dei 10.000 soldati; la seconda riguarda l’aumento del numero di coloro che disertano il servizio militare. Il giornale israeliano Haaretz ha considerato entrambe le questioni come due segnali importanti dell’imminenza del crollo del regime siriano. Ciò significa che la situazione dell’esercito siriano sarà al centro dell’attenzione nella gestione della crisi siriana da parte di coloro che cercano di rovesciare il regime – ovvero che tale situazione sarà al vertice delle priorità, in aggiunta ad altre questioni non meno importanti.
Tali priorità sono numerose, sia a livello interno siriano che a livello arabo, regionale ed internazionale. Sul piano interno, gli israeliani puntano sull’aggravarsi della crisi economica – la stessa scommessa che fanno riguardo all’Iran. Si scommette sull’inasprimento della crisi economica come strumento di pressione popolare per smuovere i “blocchi inerti” di cittadini che non hanno aderito alla ribellione contro il regime. Ma questa scommessa è un’arma a doppio taglio in alcuni casi. Infatti, sebbene sia in grado di smuovere l’inerzia dei cittadini silenziosi e addirittura di quelli impauriti, per altro verso l’inasprimento delle condizioni economiche può essere utilizzato come strumento per rafforzare la coesione nazionale e la difesa del regime, se quest’ultimo riesce a dipingerlo come un “complotto straniero” contro il popolo e lo Stato. Perciò la scommessa sul peggioramento della crisi interna viene perseguita con cautela e con un forte impegno affinché essa vada secondo la direzione desiderata. Tale scommessa è perciò legata ad un’altra: quella che punta al rafforzamento dell’opposizione interna e della sua coesione, e ad impedire che si verifichino spaccature nei suoi ranghi. Quest’ultima è però una scommessa su cui è molto difficile puntare, alla luce del fatto che esiste una frattura reale tra coloro che vogliono rovesciare il regime e salvaguardare l’unità della Siria facendo a meno di qualsiasi intervento straniero, per non ripetere l’esperienza irachena né quella libica, e coloro che chiedono un intervento militare internazionale per rovesciare il regime senza tener conto del prezzo da pagare. Un intervento del genere, infatti, trasformerebbe inevitabilmente la Siria in un altro Iraq o in un’altra Libia, e farebbe di Israele un attore direttamente coinvolto nella gestione della situazione interna in Siria. Da ciò discende l’importanza delle altre scommesse arabe, regionali ed internazionali. Gli israeliani, infatti, stanno seguendo da vicino l’assedio imposto a quello che in passato è stato definito l’ “asse del male”, e del quale – dopo la caduta dell’Iraq, del Sudan e della Libia – ormai fanno parte solo l’Iran, la Siria, Hezbollah, e Hamas in Palestina.
All’interno di Israele si segue quella che viene descritta come una crescente polarizzazione regionale contro l’ “asse del male”, e si ritiene che la crescente ostilità nei confronti dell’Iran da parte di alcuni Stati arabi, ed il fatto che questi Stati si stiano impegnando nell’azione volta a rovesciare il regime siriano – secondo quanto ha sostenuto l’analista militare del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth – siano destinati a determinare la nascita di un “asse sunnita” contro l’ “asse del male” nel suo complesso. La polarizzazione contro l’Iran porterà dunque a un ulteriore indebolimento del regime siriano, e l’indebolimento di quest’ultimo porterà a sua volta alla debilitazione dell’Iran, ed all’indebolimento – se non alla rovina – di Hezbollah e di Hamas. Gli sviluppi legati ai rapporti regionali della Turchia giungono a sostegno di questa scommessa. I rapporti di Ankara sono infatti peggiorati sia con la Siria che con l’Iran, nel primo caso in conseguenza degli sviluppi drammatici della crisi interna siriana, e nel secondo a causa della crisi legata allo scudo missilistico NATO che sarà dispiegato in territorio turco e che l’Iran considera una minaccia nei suoi confronti. Allo stesso tempo si sta verificando un riavvicinamento fra la Turchia da un lato e l’Egitto e l’Arabia Saudita dall’altro, come indicano diversi segnali, il principale dei quali è rappresentato dalle manovre navali turche congiunte con entrambi questi paesi.
Se a tutto questo aggiungiamo la scommessa di Israele sul fallimento della missione degli osservatori arabi in Siria, l’inasprirsi delle divisioni fra gli Stati arabi riguardo alla serietà di tale missione e alla credibilità delle relazioni degli osservatori sulla situazione nel paese, e l’aumento della pressione internazionale volta a imporre un intervento militare attraverso la richiesta di creare una zona cuscinetto per sostenere l’opposizione siriana, la profezia di Ehud Barak sull’imminenza del crollo – o del rovesciamento – del regime di Assad acquista credibilità, secondo quanto sostengono i maggiori responsabili militari e politici all’interno di Israele. Alcuni di questi responsabili tendono a rappresentare questa profezia come un “effetto domino” che porterebbe al crollo dell’intero “asse del male”, visto che si sta lavorando al rovesciamento del regime in Siria ed allo stesso tempo al rovesciamento – o quantomeno alla resa – del regime iraniano, e che ciò a sua volta porterà a trasformare Hezbollah e Hamas in “bocconi digeribili” non solo per Israele, ma per gli stessi nemici di Hezbollah in Libano e di Hamas in Palestina.
Al centro di tutte queste scommesse vi è il rovesciamento del regime in Siria, poiché ciò accrescerà la disponibilità turca ad agire contro l’Iran, ed incentiverà alcuni Stati arabi a fare lo stesso. Perciò gli israeliani spiegano che ciò colpirà duramente le capacità strategiche iraniane. Se la caduta del regime siriano è destinata a porre fine alla minaccia del fronte settentrionale per Tel Aviv ed alla situazione drammatica vissuta da Israele durante tutto il 2011 – ovvero il fatto di essere alla portata dei missili iraniani, siriani, di Hezbollah e di Hamas – ciò a sua volta aprirà la strada (secondo i maggiori strateghi militari israeliani) alla messa a punto delle condizioni ideali per scatenare una guerra contro l’Iran, giacché né la Siria né Hezbollah né Hamas sarebbero a quel punto parti attive nel conflitto. Ciò a sua volta conferisce ulteriore importanza ai preparativi di Israele per coinvolgere per la prima volta forze NATO in esercitazioni israeliane sul fronte interno. Tali esercitazioni, il cui svolgimento è previsto per il prossimo ottobre, sono state denominate “Turning Point 6”.
Tre settimane fa, a Bruxelles, il ministro israeliano per la Difesa del Fronte Interno, Matan Vilnai, ha raggiunto un accordo a questo riguardo con Claudio Bisogniero, segretario generale delegato della NATO (recentemente nominato dal governo Monti come nuovo ambasciatore italiano a Washington (N.d.T.) ). In base a tale accordo, forze NATO di supporto e di soccorso si posizioneranno nelle aree ipoteticamente colpite da una grande distruzione,  in esercitazioni finalizzate a prepararsi a far fronte ad un terremoto di grandi proporzioni che abbia come epicentro Israele.
Questa “ipotetica” grande scossa di “terremoto” potrebbe avvenire in conseguenza di un attacco missilistico iraniano al reattore nucleare israeliano di Dimona in risposta a una guerra scatenata da Israele contro l’Iran.
In questo senso la profezia di Barak non si limita soltanto alla caduta del regime siriano, ma si estende a scommesse ben più importanti riguardanti un “effetto domino” che porti alla caduta di ciò che resta del cosiddetto “asse del male”. Questo effetto domino, tuttavia, resta ancora confinato al mero ambito del possibile, ed una simile “possibilità” in assenza di certezza è destinata a far rimanere la profezia di Barak nel reame dei sogni.
Mohamed El-Saeed Idris è direttore dell’unità di studi arabi e regionali presso l’ “Al-Ahram Center for Political and Strategic Studies”, con sede al Cairo
(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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