Sergio Yahni :Israele e la criminalizzazione dei cittadini palestinesi
Su richiesta del premier Netanyahu, il ministro della Sicurezza Interna, Yitzhak Aharonovitch (Israel Beteinu), ha presentato domenica un piano al governo che criminalizza i cittadini palestinesi di Israele con il pretesto di “migliorare la sicurezza personale e comunitaria nelle zone arabe”.
Secondo il piano, che il Ministero della Pubblica Sicurezza ha già iniziato ad implementare, sono state create tre unità speciali della polizia (incluse unità di investigazione) a Nazareth, Tayibe e nelle comunità beduine a Sud. Altre undici unità saranno create nei prossimi due anni. Il controllo dei quartieri sarà rafforzato nelle aree arabe e verrà data priorità a programmi come “La città contro la violenza” e alla guerra alla droga.
Se il piano di Aharonovitch è stato presentato come servizio alla comunità arabo-palestinese d’Israele, in realtà è volto a criminalizzare i palestinesi cittadini israeliani senza che si colpiscano alla radice le cause dei reati.
Secondo il Centro Legale Adalah per i Diritti della Minoranza Araba in Israele, il sistema giudiziario è sistematicamente utilizzato come mezzo di delegittimazione delle attività politiche palestinesi. Quotidianamente la polizia usa la forza contro i manifestanti arabi al fine di mettere sotto silenzio le voci di protesta. Inoltre, i cittadini palestinesi subiscono arresti di massa sproporzionati e sistematici, in genere con il pretesto della loro mera presenza sulla “scena del delitto”.
A ciò si aggiungono oltre trenta leggi discriminatorie contro i palestinesi cittadini d’Israele: l’attuale coalizione di governo ha proposto nuovi disegni di legge razzisti che stanno ora seguendo la normale procedura di approvazione. Come le leggi che prevedono restrizioni alla libertà di movimento, alla libertà di espressione e all’accesso al sistema politico, incluse le limitazioni ideologiche alle piattaforme dei partiti politici. Simili leggi vengono utilizzate per frenare la libertà politica dei cittadini palestinesi e dei loro rappresentanti legalmente eletti e stanno riducendo il già limitato spazio della loro azione politica.
Oltre alle restrizioni legali imposte dallo Stato, la comunità palestinese dentro Israele è soggetta a costanti aggressioni razziste da parte degli agenti di polizia e dei cittadini israeliani.
Secondo il Rapporto sul Razzismo del 2011, pubblicato dalla Coalizione Contro il Razzismo in Israele, 46 cittadini arabi sono stati uccisi dall’ottobre 2000 e solo due casi che hanno visto il coinvolgimento di poliziotti israeliani si sono tradotti in una condanna. Nel 2011 sono stati 28 i casi di violenza contro arabi commessi dalle forze di sicurezza, un numero quasi doppio rispetto all’anno precedente. Inoltre, sempre nel 2011 si sono registrati 68 casi di razzismo contro palestinesi da parte di cittadini ebrei.
È ragionevole aspettarsi che il crescente numero di agenti delle forze dell’ordine all’interno delle comunità palestinesi provocherà un aumento degli atti di razzismo da parte dei poliziotti contro i cittadini arabi israeliani. Dall’altra parte, è dubbio che una maggiore presenza della polizia nelle strade, che non lavora per eliminare le ragioni della criminalità, ridurrà effettivamente i reati.
Il piano di Aharonovitch è razzista perché presuppone che la criminalità in Israele sia un fenomeno esclusivamente arabo e che i palestinesi commettano reati perché sono arabi. Non tiene in considerazione che le politiche discriminatorie di Stato esacerbano e, in alcuni casi, creano le questioni sociali che vanno a braccetto con il crimine.
Oltre la metà delle famiglie arabe in Israele vive in povertà. La percentuale peggiora nella comunità beduina, dove sale al 67,2%. In tutto il Paese, il tasso medio di povertà è pari al 20,5%.
L’alto tasso di povertà tra i cittadini palestinesi è direttamente connesso alle discriminazioni istituzionali che comprendono la confisca di terre, il trasferimento forzato e tutte quelle restrizioni che impediscono ai villaggi arabi di sviluppare le proprie zone industriali e commerciali. La maggior parte dei datori di lavoro chiede lavoratori che abbiano completato il servizio militare – e la stragrande maggioranza dei cittadini arabi non serve l’esercito israeliano – per cui tale requisito è in realtà un eufemismo: si cercano lavoratori ebrei e questo riduce ulteriormente le possibilità di lavoro.
Inoltre, Israele classifica i consigli locali e i comuni secondo una scala socio-economica di dieci punti: si attribuisce 10 alle comunità più ricche e 1 a quelle più povere. Delle 75 comunità arabe dello Stato, l’87% rientra tra 1 e 3 punti, il 72% tra 1 e 4 e nessuna tra 7 e 10. Di conseguenza, i servizi previsti dalle autorità locali sono generalmente di scarsa qualità.
Il governo israeliano non dà alcuna risposta a tali discriminazioni. Al contrario, il trasferimento di palestinesi dalle proprie terre e la loro sistemazione in baraccopoli stanno raggiungendo livelli record, mentre nessuna soluzione di reale sviluppo viene proposta alle comunità arabe esistenti. Il nuovo piano non è solo un innocente tentativo di eliminare il crimine nelle aree arabe, ma al contrario la criminalità viene usata per giustificare la maggior presenza di forze dell’ordine che incrementeranno la repressione e attenteranno al diritto dei cittadini palestinesi di protestare contro le politiche israeliane.

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