Moni Ovadia :L’ottimismo vuoto del cavaliere
Il nostro ex presidente Silvio Berlusconi ha come sempre una ricetta infallibile per risollevare le sorti disastrate della nostra economia. Si riassume in una sola, unica parola: «ottimismo!». E per dare maggiore enfasi alla sua cura taumaturgica ci spiega che nella sua vita non ha mai visto un pessimista combinare qualcosa di buono.
Mi rendo conto che in questo momento parlare del Cavaliere possa apparire sconveniente, ma visto che il suo appoggio è determinante per la continuità del governo Monti e considerato che malgrado le sue malefatte e i guasti rovinosi per la salute del Paese causati dal suo governare, un tragico numero di italiani sarebbe disposto ancora a credergli, ritengo prudente sottoporre ai suoi candidi aficionados un paio di riflessioni sulla relazione che intercorre fra pessimismo e ottimismo.
Lo farò con una rude ma acuta barzelletta e con una crudele storiella ebraica. Così recita la barzelletta: «Dice l’ottimista al pessimista: “se andiamo avanti così mangeremo tutti della merda“ - risponde il pessimista - “speriamo che ce ne sia per tutti”».
Il witz ebraico racconta: «A Berlino nel 1933 c’erano due tipi di ebrei: gli ottimisti e i pessimisti. I pessimisti sono emigrati negli Stati Uniti».
Queste due pillole di saggezza, ciascuna a modo suo, ci suggeriscono che il rapporto fra ottimismo e pessimismo è, particolarmente nei momenti molto difficili, delicato, paradossale e contraddittorio.
Il rapporto fra le due sensibilità non può essere banalizzato con affermazioni apodittiche. Il buon senso suggerirebbe agli uomini che hanno responsabilità politiche di non sparare a vanvera ovvietà imbecilli.

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