Michael Warschawsk :Israele umilia il presidente Abbas e il suo popolo
Il recente annuncio da parte delle autorità israeliane di revoca dello status di VIP al presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, che gli permetteva di muoversi più liberamente della maggior parte dei palestinesi, ci ricorda che l’occupazione israeliana controlla tutto e tutti, anche il più obbediente dei politici palestinesi. Ma c’è una cosa che Israele non può strappare al popolo palestinese: la sua dignità.Abbiamo saputo ieri (il 16 gennaio, ndr) che Israele ha deciso di revocare lo status di VIP ad Abbas. Chi si intende esattamente per “Israele”? I media dicono di non saperlo, ma non saremmo sorpresi se “Israele” fosse quale capitano o generale a caso, vista la mentalità coloniale di cui dispongono. Ogni insignificante capitano si percepisce come superiore al palestinese, anche se il capitano è un analfabeta e il palestinese è un noto scienziato. Il colonialista tiene in mano sia il bastone che la carota: il bastone per mostrare al nativo la giusta via, il sentiero della civilizzazione, e la carota per premiarlo se il bastone ha avuto successo.
Ma Mahmoud Abbas non è del tutto privo di colpe in questo caso. Ha sbagliato. Per anni ha atteso con infinita pazienza alla porta dei primi ministri israeliani, rispettoso dei consigli (leggi: ordini) dei capi della comunità internazionale. Quando ha compreso che questo non avrebbe portato a nulla, ha preso iniziativa e coraggio e si è rivolto alle Nazioni Unite. Quando il Consiglio di Sicurezza ONU lo ha cacciato via, ha agito come un uomo colto – non ha alzato la voce né sbattuto i pugni sul tavolo, ma si è scusato ed è tornato a casa.
In ogni caso, per il padrone coloniale questo è stato troppo. “Cos’è quest’iniziativa unilaterale? – ha chiesto – È impossibile discutere, coordinare le posizioni”. E la verità è nella mani del padrone: nel colonialismo, il diritto all’unilateralismo è un potere solo del regime, e non dell’occupato.
Israele revoca lo status di VIP al capo dell’Autorità Palestinese e aspetta di vederlo imparare la lezione. Altrimenti, gli chiederà senza dubbio di aspettare in un angolo, con la faccia al muro e le mani sopra la testa, da qualche parte nel checkpoint di Qalandiya.
Confisca delle terre, furto dell’acqua, chiusura dei territori, deportazioni, spostamento della popolazione, demolizione delle case, coloni e colonie – tutto questo è parte integrante del regime coloniale nelle sue varie fasi in Palestina fin dall’inizio del progetto coloniale sionista ad oggi. E prevede uso della violenza e della forza, controllo e violazione dei diritti.
Prevede anche l’umiliazione di colui che dovrebbe rappresentare e guidare la popolazione occupata.
Tuttavia, questo aspetto del regime coloniale è diverso dagli altri: anche nelle più terribili relazioni di potere, la popolazione occupata ha la capacità di rifiutare di cooperare. Attraverso una lotta civile o armata, per vie diplomatiche o con la mobilitazione popolare nelle strade, attivamente o passivamente – sempre in accordo con la volontà del popolo.
È possibile prendersi le terre, la libertà e le vite di un popolo occupato. Ma non la sua dignità. E anche se i suoi leader tentano di rinunciare alla dignità, non possono farlo perché non appartiene a loro, appartiene al popolo.
Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

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