Il rischioso braccio di ferro commerciale dell’Iran


05/01/2012
Original Version: Iran’s dangerous trade game
La strategia iraniana per contrastare le sanzioni si è basata in questi anni sul rafforzamento dei rapporti commerciali con i paesi arabi del Golfo; ora il fallimento di questa strategia sta spingendo l’Iran verso una politica della ritorsione: un altro tassello nella pericolosa escalation di questi mesi – scrive l’analista Nima Khorrami Assl
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Negli ultimi vent’anni, l’imposizione di sanzioni contro l’Iran si è evoluta in una complessa partita tra Teheran e la comunità internazionale, provocando ad ogni nuovo round una serie di contromisure iraniane. Una delle armi di Teheran in questo braccio di ferro è stata quella di utilizzare la sua politica commerciale come mezzo per scoraggiare alcuni paesi dal collaborare all’imposizione delle sanzioni o dallo schierarsi troppo marcatamente con il fronte anti-iraniano.
Un esempio ben visibile è rappresentato dalle relazioni commerciali iraniane con i sei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) – Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. L’Iran ha deliberatamente rafforzato i suoi legami nel settore del commercio e degli investimenti con questi paesi in modo da aumentare i costi economici che essi avrebbero pagato se avessero aderito alle sanzioni patrocinate dall’Occidente. A partire dal 2000, ad esempio, le esportazioni del GCC verso l’Iran sono aumentate notevolmente, raggiungendo i 13,4 miliardi di dollari nel 2008-09, e di conseguenza gli Stati del GCC – ed in particolare gli Emirati Arabi Uniti –hanno goduto di un notevole avanzo commerciale nei confronti dell’Iran.
Allo stesso tempo, Teheran ha utilizzato il commercio per scoraggiare gli Stati del GCC dal formare un fronte anti-iraniano unito guidato dall’Arabia Saudita. Questo è il motivo per cui Teheran ha proposto uno sviluppo congiunto dei giacimenti di gas in comune con il Kuwait e il Qatar, ma non con i sauditi; ha scelto di effettuare scambi commerciali utilizzando il dirham degli Emirati Arabi Uniti, ma non altre valute del GCC; ha insistito sull’adozione di misure di sicurezza a livello regionale; ha sostenuto la causa dei musulmani sciiti in Bahrein e nell’Arabia Saudita; ha mantenuto relazioni amichevoli con l’Oman dove la stragrande maggioranza della popolazione è infastidita dalla versione saudita/wahhabita dell’Islam; ed ha concesso alla Qatar Airways il diritto di gestire i suoi voli interni.
Eppure, la recente notizia secondo cui l’Iran ha bloccato le importazioni dagli Emirati, come “misura punitiva” in risposta al loro sostegno alle sanzioni USA, indica che la strategia iraniana di cooptazione economica è fallita. Ciò mette in evidenza anche il drammatico fallimento degli sforzi di Teheran volti a mantenere divisi gli Stati del GCC, visto che gli Emirati Arabi Uniti sono ora pienamente allineati con la politica saudita nei confronti dell’Iran.
In passato, gli Emirati Arabi Uniti si erano mostrati spesso tiepidi nei confronti delle sanzioni internazionali, così come nei confronti di qualsiasi attacco militare contro le installazioni nucleari iraniane, e questo era dovuto principalmente ai benefici economici che derivavano all’emirato di Dubai dai suoi vasti commerci ed investimenti con l’Iran. Le divergenze tra le famiglie regnanti di Dubai e Abu Dhabi riguardo all’Iran sono state un altro fattore alla base del rifiuto degli Emirati Arabi Uniti a cooperare con le sanzioni unilaterali americane. Tuttavia, sotto l’immensa pressione degli Stati Uniti, e preoccupati delle capacità offensive dell’Iran, della sua minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, della percepita ingerenza iraniana negli affari del GCC e dell’apparente progresso del programma nucleare iraniano, gli Emirati Arabi hanno mostrato una maggiore disponibilità ad accettare la leadership saudita e a sostenere le sanzioni americane a partire dal 2010.
Il sito di notizie Emirates 24/7 riporta che “la maggior parte delle banche degli Emirati Arabi Uniti hanno interrotto i trasferimenti di denaro verso l’Iran dal gennaio 2010″, mentre “le transazioni con i cittadini iraniani sono strettamente monitorate e solitamente bloccate”. Inoltre, gli Emirati Arabi hanno svolto un ruolo importante nel convincere la Cina ad applicare sanzioni efficaci contro l’Iran. Come membro del Rome Club, gli Emirati stanno anche partecipando attivamente alle discussioni su come mantenere la stabilità nei mercati energetici globali nel caso di un embargo formale alle esportazioni petrolifere dell’Iran e alla sua banca centrale.
Questo cambiamento recente nell’atteggiamento degli Emirati Arabi Uniti è anche il risultato della diminuzione del potere economico e finanziario di Dubai all’interno della struttura federale degli Emirati Arabi Uniti. Il collasso economico di Dubai nel 2009 ha ridotto il suo potere politico e aumentato quello della famiglia regnante di Abu Dhabi, che è meno amichevole nei confronti dell’Iran.
Dunque, qual è l’obiettivo che l’Iran vuole raggiungere bloccando il commercio con gli Emirati Arabi Uniti? Siccome i suoi incentivi economici non sono riusciti a mantenere divisi e neutrali i paesi del GCC, Teheran potrebbe essere ora intenzionata ad ottenere lo stesso obiettivo con mezzi diversi: le minacce e le intimidazioni.
Ciò è evidente nell’uso di toni incendiari da parte dei funzionari iraniani in relazione ai giacimenti di gas in comune. Il 22 dicembre, ad esempio, Emad Hosseini, portavoce della commissione energetica del parlamento iraniano, ha accusato l’Arabia Saudita, il Qatar e il Kuwait di rubare petrolio e gas dai giacimenti che sconfinano in territorio iraniano.
Anche il blocco delle importazioni dagli Emirati dovrebbe essere considerato in questo contesto. Nonostante gli enormi progressi dal 2009, Dubai deve ancora affrontare scadenze del debito di oltre 10 miliardi di dollari l’anno prossimo, e potrebbe aver bisogno di chiedere ulteriori prestiti ad Abu Dhabi. Consapevole di ciò, Teheran potrebbe nutrire la speranza che la sua mossa, privando Dubai di un’importante fonte di reddito, causerà tensioni interne tra Abu Dhabi e Dubai, costringendo il governo federale degli Emirati a rinunciare a parte delle misure anti-iraniane appena adottate.
Se questa mossa iraniana darà i suoi frutti o meno è difficile dirlo. Ciò che è chiaro, però, è che le sanzioni stanno danneggiando il regime iraniano, e che di conseguenza il suo comportamento potrebbe diventare meno prevedibile nel prossimo futuro.
Nima Khorrami Assl è un analista presso il Transnational Crisis Project, con sede a Londra; le sue aree di interesse includono il Medio Oriente, l’Islam politico, il Caucaso, e la sicurezza energetica
(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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