Amira Hass: i coltelli di Gaza
Il 5 gennaio scorso sulla agenzia Mena, era comparso un severo articolo di Mahmud Abu Rama nel quale denunciava diverse rogne nella Striscia di Gaza“Abbiamo assistito, con molta sofferenza, all'attacco oltraggioso alla libertà di espressione e di riunione pacifica dal marzo 2011 in poi. Ci sono segnalazioni di centinaia di casi di torture e abusi. Diverse persone sono morte in detenzione e sotto tortura a Gaza e in Cisgiordania” ed ancora “Nessuno è stato punito per questi atti, e sappiamo troppo poco sul fatto che le loro famiglie siano state compensate in base alla legge”. In altro passaggio accusava esplicitamente che “C'è un sito di formazione nella città di Beit Lahiya, che minaccia le persone ogni giorno, tra cui una ragazza che è rimasto ferito all'interno della sua scuola, quando un'esplosione avvenuta in questo sito il 20 Settembre 2011”. Segnalava poi il caso di un palestinese che aveva chiesto ai guerriglieri di non lanciare razzi su Israele da vicino la sua abitazione per paura delle rappresaglie israeliane. Gli era stato risposto di spostarsi con la sua famiglia. Alcuni giorni dopo il palestinese e suo figlio di 11 anni erano stati uccisi dai bombardamenti israeliani. Nello stesso articolo denunciava l’alleanza tra i proprietari dei tunnel tra Gaza e l’Egitto con la polizia palestinese di Gaza. Insomma aveva pestato i piedi in parecchie direzioni.
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