Enrico Campofreda :DA KHALED ALLE DONNE DI TAHRIR: IL SADISMO DELLA DIVISA
Non tutte erano state in piazza, molte avevano visto nei video postati su You Tube, gli scarponi stamparsi sul povero corpo inerte. Avevano anche veduto le pistole fumanti che aggiungono altre vittime alle centinaia di sacrificati per il nuovo Egitto. E non sembrano avere paura.
A chi circa un anno fa iniziava a contestare il marciume di Mubarak era egualmente rimasta impressa la faccia di Khaled Saeed prima e dopo la “cura” dei picchiatori in divisa. La drammatica vicenda è nota, anche perché il social network Facebook registra tuttora la presenza del gruppo “Siamo tutti Khaled Saeed” che raccolse le proteste di amici e poi di migliaia d’oppositori. La ricordiamo brevemente e soprattutto rimostriamo le foto non per impressionare, ma per ribadire come in Egitto il braccio violento del potere resti tuttora immutato.
I fatti somigliano alle tragiche morti nostrane di Adrovandi, Cucchi e di più recenti vittime del cinico abuso di potere e di ruoli per tutori della legge che si ritengono intoccabili. Il 6 giugno 2010 Khaled fu intercettato da due agenti in un cyber caffè di Alessandria, venne perquisito e percosso nel locale per presunto possesso di hashish. Venne trascinato fuori e letteralmente sfigurato perché la testa fu ripetutamente sbattuta su una porta di ferro e dei gradini anche quando il ragazzo era svenuto e probabilmente deceduto. Il referto medico segnalava “frattura al cranio, alla mascella, al naso”. Una foto scattata di nascosto col cellulare nella camera mortuaria dal fratello di Khaled evidenziò la brutalità della morte che divenne poi il simbolo del sadismo poliziesco. Si mosse Human Rights Watch, ne scaturì una protesta internazionale per la quale lo stesso raìs fu costretto ad arrestare i colpevoli. I due agenti sono stati recentemente condannati a una detenzione di sette anni per omicidio colposo, ma hanno scampato la ben più pesante accusa di essere responsabili di “torture che producono morte”. Mentre i loro colleghi continuano ad attuare l’efferato repertorio, alla maniera certo di altre polizie di quel mondo che si lava la coscienza autoproclamandosi “democratico”.
21 dicembre 2011
Enrico Campofreda è laureato in Storia presso ‘La Sapienza’, e specializzato a ‘RomaTre’. Giornalista dal 1988, ha collaborato con Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport, Il Manifesto scrivendo di sport. Attualmente collabora con Terra e con testate web seguendo politica estera e sociale. Ha pubblicato due romanzi “L’urlo e il sorriso”, Di Salvo, Napoli, 2007; “Hépou moi”, ABao AQu, Rovigo, 2010
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