Le sei ragioni per le quali l'Iraq sta appoggiando Assad

  Le autorità siriane confidano nelle nazioni vicine per "alleviare il peso delle sanzioni economiche e finanziarie" imposte da Lega araba, Turchia, Unione europea e Stati Uniti. L’Iraq spicca nel manipolo di Stati che si sono opposti alla loro imposizione. Per sei motivi.

*di Michel Abu Najm - traduzione a  cura di Rino Finamore 
Amman ha ritirato le sue iniziali riserve sulle sanzioni alla Siria dopo la formazione di un apposito comitato della Lega araba incaricato di controllare che le sanzioni non abbiano un effetto a catena sull’economia giordana.
Allora perché l’Iraq non soltanto sta cercando di alleviare il peso delle sanzioni imposte alla Siria, ma addirittura sta offrendo sostegno al regime di Assad, mentre tutto il mondo arabo e la comunità internazionale stanno cercando di isolare Damasco?
Una fonte ufficiale irachena ha riferito ad Asharq Al-Awsat che le attuali innumerevoli teorie sui motivi per cui Baghdad abbia preso questa posizione sono “ lontane dalla realtà”.
La stessa fonte sostiene che queste teorie non riescono né a rappresentare un “onesto” ritratto delle relazioni tra l'Iran e l'Iraq, né danno una spiegazione obiettiva dei “motivi” di Baghdad al riguardo, poiché la crisi siriana è iniziata circa nove mesi fa.
Secondo un’anonima fonte ufficiale irachena che ha parlato ad Asharq Al-Awsat, chi crede che il governo iracheno stia mettendo in atto una forma di “solidarietà settaria” con la leadership siriana è “completamente fuori dalla realtà”, e non riesce a capire il punto di vista iracheno sulla crisi siriana.
Baghdad potrebbe infatti aver “restituito il favore” a Damasco, poiché l’ex presidente siriano Hafez al-Assad - padre dell’attuale presidente Bashar al-Assad – ha accolto numerosi leader iracheni a Damasco, durante l’epoca di Saddam Hussein in Iraq, tra i quali proprio il primo ministro Nouri al-Maliki, il presidente Jabal Talabani e altre figure di spicco dell'attuale governo iracheno.
Al Maliki, per esempio, ha vissuto a Damasco per circa quindici anni. La fonte irachena afferma ancora che in questo momento sia meglio controllare la situazione, piuttosto che intraprendere azioni contro il regime di Assad.
Tutto ciò, nonostante le accuse lanciate da Baghdad al regime siriano per aver “esportato terrorismo” in Iraq o almeno per aver “chiuso un occhio” sui militanti e terroristi entrati nel paese attraverso il confine siriano, nell’epoca post - Saddam.
Secondo quanto afferma la fonte ufficiale irachena la seconda ragione per cui Baghdad ha preso questa controversa posizione sulla Siria riguarda i circa 300 mila iracheni che attualmente vivono in Siria.
La fonte afferma che Baghdad teme che un atteggiamento anti-siriano possa riflettersi in modo negativo sui connazionali che vivono in Siria e sulla loro condizione all’interno del paese. Questo potrebbe portare a un problema di carattere umanitario, sociale e politico per Baghdad, che sta affrontando l’imminente ritiro totale delle truppe americane dall’Iraq e le sfide sulla sicurezza che quest’ultimo certamente comporterà.
La fonte ufficiale ha riferito ad Asharq Al-Awsat che Baghdad vuole quindi “ salvaguardarsi dai mali di Damasco” e assicurarsi che il regime di Assad non abbia nessuna motivazione per tentare di approfittare del probabile “vuoto” di sicurezza creato dal ritiro delle truppe americane dall’Iraq.
La fonte ufficiale ha anche dichiarato ad Asharq Al-Awsat che Baghdad sta beneficiando delle sue forti relazioni commerciali ed economiche con la Siria.
Di conseguenza qualsiasi sanzione adottata dall’Iraq contro il regime siriano avrebbe un impatto negativo sull’economia irachena e sulla vita di ogni giorno dei suoi cittadini, a causa delle forti relazioni bilaterali tra i due paesi, senza menzionare il bisogno da parte dell’Iraq di beni di prima necessità che ovviamente passano attraverso il territorio siriano.
Secondo alcuni studi statistici, l'anno scorso gli scambi commerciali tra Siria e Iraq hanno raggiunto i 2 miliardi di dollari, anche se questa cifra potrebbe cambiare fino a raggiungere i 3 miliardi entro la fine del 2011: la maggior parte degli scambi passa dalla Siria verso l’Iraq.
Il Dipartimento di statistica siriano stima che del 52 % delle esportazioni totali della Siria dirette verso i paesi arabi, il 31% sia destinato all’Iraq.
Secondo la fonte ufficiale irachena che ha parlato ad Asharq Al-Awsat in forma anonima, la quarta ragione per spiegare l’atteggiamento iracheno verso la Siria è la percezione da parte dell’Iraq di quella che è considerata la “ forza trainante” dietro l’attuale iniziativa araba contro la Siria.
La fonte ufficiale afferma che a causa dell’assenza dell’Egitto dal processo decisionale della Lega araba – dovuto alla preoccupazione per gli attuali problemi interni – Baghdad ritiene che il cosiddetto “mandato” sia caduto nelle mani del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), che dirige gli affari a suo piacimento.
Secondo la stessa fonte, nonostante l’estromissione del regime di Saddam Hussein, che invase il Kuwait, violando il territorio saudita, Baghdad prova ancora un “sentimento di ostilità” nei confronti di parte degli stati membri del GCC.
Baghdad ritiene che questa ostilità sia dovuta alla “falsa credenza” che l’Iran stia tirando le fila della politica irachena.
Infine, Baghdad non vorrebbe assolutamente lo scoppio di una guerra lungo il suo esteso confine con la Siria e allo stesso tempo non vorrebbe vedere i militanti sunniti arrivare al potere a Damasco.
Per l’attuale leadership irachena un tale sviluppo metterebbe in pericolo la sua sicurezza, sarebbe fonte di problemi futuri e potrebbe minacciare anche la nuova condizione degli sciiti nell’Iraq post - Saddam.
Le fonti ritengono che la combinazione di tutti i fattori menzionati finora rappresenti una “onesta” lettura della posizione dell’Iraq sulla crisi siriana, piuttosto che pensare che la posizione di Baghdad sia il risultato della pressione iraniana per il supporto del fedele alleato iraniano, il regime di al-Assad.

*questo articolo è apparso su Asharq Al-Awsat del 4 dicembre 2011.

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