L'attivismo femminile: una nuova speranza per l'Egitto

Gli islamisti ostacolano l’uguaglianza di genere, ma niente paura: c'è l'attivismo al femminile. In un momento in cui ci si aspetta, dopo le elezioni, un Parlamento dominato dai partiti islamici, il movimento resta ottimista sul futuro della battaglia per i diritti delle donne.
di Nada El-Kouny - traduzione di Rino Finamore
 Con la chiusura del primo turno delle elezioni parlamentari egiziane, è facile aspettarsi che una presenza indicativa dei partiti islamici sia predominante all’interno dell’elite politica nel prossimo periodo di transizione. 
Alcuni ritengono che questo 'sviluppo' ostacolerà notevolmente la posizione delle donne nella società e i risultati raggiunti dal movimento delle donne.
I diritti delle donne soffriranno quindi una battuta d’arresto con un governo a trazione islamica?
“Non ho paura di ciò che non sono riuscita ad ottenere”, denuncia Lamya Lofty, membro della New women foundation (NWF) con sede al Cairo.
Soprattutto dagli anni Ottanta, il movimento delle donne ha fatto delle battaglie su alcune leggi, le più importanti delle quali riguardano lo status personale, compresi i diritti di divorzio, di custodia, eredità e cittadinanza.
“Abbiamo avuto ambizioni, obiettivi e sogni che non sono stati e non saranno facilmente raggiunti” aggiunge Lofty.
Anche Il dott. Magda Adly del Centro Nadeem per la riabilitazione delle vittime di tortura ritiene che quello che è importante adesso sia innanzitutto mantenere i piccoli risultati raggiunti negli scorsi anni – come i diritti di custodia e le leggi sul divorzio – e da lì vedere come andare avanti.
Se il futuro Parlamento sarà realmente in parte conservatore e quello che questo significherà realmente, non è ancora chiaro, come affermano Adly e Lofty.
Lofty ritiene che sia naturale che stia per nascere un governo d’impronta islamista , grazie al livello di supporto delle masse e all’attitudine all’offerta di servizi che i Fratelli Musulmani hanno esercitato per diversi anni.
“Domani non sarà peggiore, ci sarà soltanto più lavoro da fare, poiché gli scontri con la corrente più conservatrice emergeranno”, aggiunge Adly.
“Il popolo li ha messi (Il partito Libertà e Giustizia) sul piedistallo e sta aspettando e osservando quello che saranno in grado di fare. Se la loro base di supporto non li riterrà fedeli ai valori e alle promesse fatte, non garantirà loro lo stesso ruolo un’altra volta”, afferma Lofty con convinzione.
Hala Kamal, direttore esecutivo del Women and Memory Forum, ritiene che siamo sotto attacco sugli aspetti più promettenti: “Infatti, non stiamo guardando ai fatti reali” aggiunge. Il fatto che molte delle alleanze elettorali abbiano messo delle donne al secondo o al terzo posto delle loro liste, come Sanaa Saeed dell’Egyptian Bloc che ha vinto nella provincia meridionale di Assiut, è molto promettente.
Inoltre il FJP (lo schieramento politico che fa capo ai Fratelli musulmani, ndr) ha di fatto incluso più donne di quante sia legalmente stabilito, ossia il 10 per cento. Questo è indicativo del fatto che credono nell’influenza che queste donne hanno nella società e che gli garantiranno voti.
Lofty ritiene che i risultati raggiunti dalla candidata indipendente Gameela Ismail nel distretto di Qasr al-Nil siano veramente importanti, nonostante non abbia guadagnato alcun seggio.
“Il fatto che lei sia una madre single e divorziata e una donna dei media – lavoro che solitamente non è preferibile per una donna nella nostra società – è molto significativo” aggiunge.
È importante inoltre menzionare che candidati come Ismail e Amr Hamzawy erano in lizza nei quartieri 'bene' del Cairo come Zamalek e Heliopolis. Non sarà lo stesso in altri distretti egiziani.
Esiste un movimento femminile egiziano?
In tutte le condizioni di rivoluzione, le richieste delle donne diventano parte del movimento nazionale come nel caso dell’Egitto nel 1919 e del 1952.
Sembra essere lo stesso oggi, come sostiene Kamal: “Le nostre richieste riguardano i nostri diritti politici come cittadine”, chiarisce quando parla di diritti civili e politici.
Il ruolo delle donne nella sfera pubblica non è iniziato il 25 gennaio e non terminerà con una stabilizzazione della scena politica come nel caso delle elezioni.
Nevine Ebeid del NWF afferma che le parti coinvolte nella stesura della bozza del documento di 'Costituzione ombra' da parte di un gruppo di organizzazioni per i diritti delle donne ad aprile, stessero in realtà pensando ad una scala più ampia di diritti che assicurerebbero uno stato civile costruito sulle libertà attraverso un processo democratico.
Lo stesso vale per gli altri gruppi come i copti, aggiunge Kamal.
L’alleanza delle organizzazioni femministe egiziane è stata uno dei principali gruppi che sono stati stimolati dalla caduta di Mubarak a febbraio, tanto da capeggiare un’iniziativa come la bozza della 'Costituzione ombra'.
“Affinché le donne raggiungano certi obiettivi e risultati bisogna assicurare che il terreno sia pronto per la crescita di queste libertà”, chiarisce Ebeid, aggiungendo che il perno centrale da raggiungere è la “supremazia della legge”.
Inoltre, "la trappola in cui non possiamo cadere e la paura che hanno moti attivisti è intorno al fatto che una volta che i problemi della gran parte della società saranno risolti, questo porterà a un miglioramento della condizione femminile".
"Dobbiamo stare attenti a non cadere in questo tranello perché stiamo combattendo più specificamente un 'sistema di tradizioni obsolete'", aggiunge Adly.
"Questo significa che potremmo migliorare il livello di partecipazione delle donne all’interno del Parlamento, ma la mutilazione genitale femminile è praticata a un livello ancora enorme - il 95 per cento" chiarisce Adly.
Le donne sono in Piazza Tahrir, non in Parlamento.
“Più seggi saranno occupati dal FJP e dai salafiti, più dobbiamo aspettarci un movimento di sfida a questotrend”, sottolinea Ebeid.
Nonostante la rappresentazione in Parlamento delle donne sia un argomento opportuno, non è il punto più importante da affrontare in questo momento.
“Non avremmo mai sognato di vedere una tale partecipazione delle donne nella sfera pubblica e il fatto che ci siano sempre più unioni sindacali  - compreso l’unione delle donne agricoltrici -  è l’aspetto più promettente, chiarisce Lofty.
Altrettanto significativa è la figura di Mona Mina, membro della campagna di Medici senza Frontiere, che ha ottenuto un seggio nel sindacato dei medici egiziani, nonostante la sua condizione di donna copta.
La questione sulla rappresentazione delle donne in Parlamento era molto evidente durante l’era Mubarak, con Suzanne Mubarak che capeggiava il NCW, eretto a simbolo del movimento femminile in Egitto.
Le leggi sullo stato personale sono state emanate durante il periodo di Mubarak e ribattezzate proprio “le leggi di Suzanne”.
Esse riguardavano le leggi sul khul (diritto di divorzio per le donne, Legge 1/2000), il diritto agli alimenti (Legge 100/1985), i diritti di custodia per i figli fino ai quindici anni (Legge 4/2005) e una legge sul diritto alle visite per i divorziati.
La legge sull’infanzia fu anche emendata con l’articolo trentuno che aumentava l’età per contrarre matrimonio a diciotto anni. Inoltre venne anche aggiunta una quota di trenta seggi per le donne in Parlamento.
Nonostante il sistema legale egiziano sia di tipo secolare, le leggi sullo status personale sono però basate sulla giurisprudenza derivante dalla sharia.
E anche se queste norme sono entrate in vigore durante l’epoca di Mubarak, non sono necessariamente il risultato degli sforzi del NCW, ma piuttosto il risultato di anni di lavoro, a partire dagli anni venti.
In più, l’adozione dei diritti delle donne da parte di Suzanne Mubarak è stata per la gran parte una campagna per il pubblico estero, di cui ha beneficiato soltanto una piccola parte delle donne egiziane. 
In quel periodo, le parlamentari donne venivano considerate come dei 'burattini' ed erano nominate dal Partito democratico nazionale che era al governo, chiarisce Kamal.
Molte delle organizzazioni indipendenti per i diritti delle donne dell’epoca Mubarak non si riconoscevano nella rappresentanza del consiglio. Vedevano il consiglio come facente parte del regime despota guidato dall’ex first lady.
Per questo, dopo la deposizione dell’ex presidente Mubarak, il consiglio è stato sciolto, e si è messo in chiaro come i risultati ottenuti dal movimento non fossero stati il risultato degli sforzi della signora Mubarak.
La minaccia è diventata più evidente con la nascita di un contro-movimento, ad aprile, che rivendicava l’abrogazione delle leggi sullo status personale, dovuto all’equivoco di essere “Le leggi di Suzanne”.
Gli attivisti sono stati ulteriormente minacciati quando nemmeno una donna era stata nominata al comitato costituzionale per le riforme, nominato dallo SCAF e diretto da Tarek El-Bishry.
Amna Nosseir, professoressa di religione e filosofia islamica all’università Al-Azhar e membro del Consiglio supremo Iislamico, mette in luce come una “corretta interpretazione” delle leggi della sharia dovrebbe proteggere le donne.
"Ma il futuro Parlamento non garantirà questa protezione - aggiunge - essendo veramente conservatore". “Ci metterà in una posizione di estrema regressione”, afferma.
Continua dicendo che coloro che saranno al potere nel futuro Parlamento mancano di intelligenza e hanno una falsa interpretazione degli insegnamenti islamici.
Di conseguenza, gli obiettivi raggiunti dalle donne e leggi che le hanno protette, saranno in gran parte minacciati.
Moon, dell’associazione per gli studi sul femminismo Nazra, ricorda che "il numero più alto di donne nel Parlamento precedente, supportato dalla dittatura, non aiutava la causa delle donne ed escludeva i loro argomenti” dal dibattito pubblico.
Ebeid promette che se le donne non potranno essere in Parlamento, allora saranno a piazza Tahrir.
Nell’ultima occupazione della piazza, lo scorso 19 novembre, le donne erano molto evidenti e hanno coraggiosamente combattuto in via Mohammed Mahmud, lanciando pietre alle forze dell’ordine.
“Tahrir non si cancellerà dalla memoria molto presto, è lì, geograficamente e mentalmente”, sostiene Ebeid.
“Dopo la rivoluzione del 25 gennaio, abbiamo provato ad arrivare alle masse, mentre prima non potevamo farlo” chiarisce Ebeid, giacché il NWF aveva lanciato una campagna politica di partecipazione.
Nazra ha anche lavorato per aiutare la partecipazione politica delle donne attraverso un'Accademia di partecipazione politica: "Il nostro obiettivo era di fornire supporto alle donne per guadagnare seggi nella sfera politica, non soltanto in Parlamento, ma anche all’interno dei consigli locali, sindacali e movimenti lavorativi, seguendole e aiutandole. Questa accademia ha fornito aiuto a Sanaa Saeed, che ha vinto nella lista del Blocco egiziano nella provincia di Assiut.”, afferma Hassan.
Questi movimenti di massa negli ultimi due mesi hanno dato voce a molta gente e le donne hanno avuto un ruolo centrale in questo processo.
“La sfida per noi adesso è quella di iniziare realmente ad ascoltare e imparare da quello che queste donne vogliono veramente, sia in accordo che in disaccordo con le loro idee invece di, per esempio, essere guidati dalla nostra lotta per assicurare le leggi sullo status personale, che a questo punto non sarebbe più al primo posto” afferma Lofty.
Ebeid avverte “non avremo nessun rimpianto per la rivoluzione…ne pagheremo il prezzo, dal momento che non possiamo affrontare il fatto che la democrazia abbia causato una corrente con la quale molti di noi non sono d’accordo”.
Kamal aggiunge, "la rivoluzione ci ha portato a un punto in cui possiamo smetterla di lamentarci dell’esclusione delle donne nella società egiziana".

* questo articolo è apparso sulla versione inglese di Ahram del 6 dicembre 2011

8 dicembre 2011

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