Iran: le implicazioni interne dell’assalto all’ambasciata britannica
Original Version: Iran: domestic power plays
Il recente assalto all’ambasciata britannica a Teheran non è dovuto soltanto all’inasprito confronto con l’Occidente ma anche alle dinamiche della politica interna iraniana, in vista del cruciale appuntamento delle elezioni parlamentari – scrive l’analista Nima Khorrami Assl
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Le scosse telluriche partite da Teheran si sono avvertite ancora una volta in tutto il mondo allorché i manifestanti hanno preso d’assalto l’ambasciata e la residenza britannica costringendo Londra a ritirare i suoi diplomatici dall’Iran. Tutto ciò avviene in un momento critico in cui gli iraniani si stanno preparando a quelle che il ministro iraniano dell’intelligence ha definito come “le elezioni più cruciali della storia della Repubblica islamica”.
Com’era prevedibile, la maggior parte dei commentatori ha collegato l’assalto all’ambasciata all’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e alla decisione del governo britannico di imporre sanzioni sul sistema bancario iraniano. Sebbene abbiano elementi di fondatezza, queste analisi non riescono a catturare il quadro complessivo, non prendendo in considerazione i fattori interni, che sono chiaramente in gioco. Ha più senso cercare di capire le finalità interne dell’attacco, nel contesto di una perdurante rivalità per il potere tra la Guida suprema Ali Khamenei e il presidente Mahmoud Amadinejad.
In un momento in cui l’incapacità del regime a fermare le operazioni sotto copertura contro il programma nucleare ha ridotto la reverenza popolare nei confronti delle forze di sicurezza, l’episodio di martedì scorso viene dipinto dai media di Stato come una “dimostrazione di forza”, nella speranza che ciò possa scoraggiare gli attivisti del Movimento Verde dal mettere in atto le loro previste proteste anti-governative durante il sacro mese di Muharram. Ciò potrebbe anche aiutare temporaneamente il regime a distogliere l’attenzione dalla guerra di intelligence ai suoi danni. Lo dimostra il fatto che l’esplosione di lunedì in una base della Guardia Rivoluzionaria iraniana (IRGC) a Esfahan è passata in gran parte inosservata.
Ma ancora più importante è il fatto che Khamenei ha probabilmente dato il proprio benestare all’operazione contro l’ambasciata, al fine di contrastare il tentativo del presidente Ahmadinejad di avviare negoziati con il gruppo P5 +1 (i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU più la Germania). In un’intervista al canale iraniano Jam-e Jam lo scorso 26 novembre, Ahmadinejad aveva ammesso gli effetti paralizzanti delle sanzioni sull’economia iraniana, e aveva parlato della sua intenzione di rispondere alle preoccupazioni della comunità internazionale sul programma nucleare di Teheran. Tuttavia, preferendo l’isolamento al dialogo, e ritenendo che una situazione di crisi serva meglio i suoi interessi politici, Khamenei si augura che l’incidente di martedì metterà fuori gioco i negoziati per un prolungato periodo di tempo.
Tuttavia, l’aspetto più interessante dell’assalto all’ambasciata è il ruolo chiave giocato dall’organizzazione studentesca dei Basiji nello svolgimento dell’attacco, che a sua volta implica che Ahmadinejad ha perso un’importante base politica nella sua lotta contro Khamenei.
Fondata il 25 novembre 1989, l’organizzazione dei Basiji è un’entità ideologica e politica che mira a istruire gli studenti universitari su “come lavorare con le varie istituzioni governative”, educando “i futuri manager del regime”, e difendendo i “valori e le conquiste della Rivoluzione islamica”. In ogni caso, fu l’elezione dell’ex presidente Mohammad Khatami nel 1997, a causare l’attivismo politico dei Basiji. Preoccupato dal contributo che gli studenti universitari diedero al successo elettorale di Khatami, Ali Khamenei in un discorso del gennaio 1998 incoraggiò gli studenti Basiji ad assumere un ruolo più attivo in politica. Essi risposero al suo appello, giocando un ruolo fondamentale nel reprimere il movimento studentesco del luglio 1999. I Basiji intrapresero successivamente aggressive campagne volte a proiettare un’immagine positiva di esponenti conservatori e dei loro valori politici, che furono di fondamentale importanza per l’elezione di Ahmadinejad nel 2005.
Come ci si aspettava, i legami tra l’organizzazione dei Basiji e l’esecutivo entrarono in una nuova fase quando Ahmadinejad iniziò la sua presidenza. I Basiji erano incaricati di difendere e sostenere il governo di Ahmadinejad e le sue politiche nelle università. I brogli elettorali del 2009 fornirono ai Basiji ancora un’altra occasione per dimostrare al governo il loro valore aiutando l’IRGC a identificare e contrastare studenti e professori dissidenti.
E’ quindi un duro colpo per il campo di Ahmadinejad che i Basiji abbiano seguito l’ordine della Guida suprema e abbiano attaccato l’ambasciata britannica, mentre la squadra di Ahmadinejad sta cercando di migliorare i rapporti con l’Occidente e di acquistare prestigio internazionale per migliorare la sua posizione interna. Oggi, l’IRGC e i Basiji sono le forze politiche più potenti in Iran. Il loro sostegno è un prerequisito per chiunque voglia rimanere al potere o ottenerlo. Consapevoli di ciò, sia Khamenei che Ahmadinejad hanno cercato di mantenere dalla propria parte le forze armate, dando loro mano libera sul mercato. Ma l’ufficio della Guida Suprema, più dotato di risorse, sembra aver fatto un lavoro migliore su questo fronte. Infatti, mentre gli studenti Basiji assalivano l’ambasciata, il parlamento di Khamenei portava avanti un disegno di legge che, se approvato, destinerebbe lo 0,5 per cento delle eccedenze annue sugli introiti petroliferi ai Basiji.
Mentre l’Iran si avvicina alle elezioni parlamentari, sarà interessante vedere come Ahmadinejad compenserà questa perdita. Egli potrebbe, in teoria, tentare di ottenere l’appoggio degli elettori riformisti disillusi, ma non è chiaro se possa effettivamente riuscirci o meno; dopotutto, molti riformisti lo ritengono responsabile della violenza postelettorale in Iran. Altrettanto interessante sarà vedere come il ruolo politico dei Basiji si evolverà nei prossimi mesi, e se alcuni dei loro leader occuperanno alte cariche nel prossimo governo iraniano.
Nima Khorrami Assl è un analista presso il Transnational Crisis Project, con sede a Londra; le sue aree di interesse includono il Medio Oriente, l’Islam politico, il Caucaso, e la sicurezza energetica
(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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