Gerusalemme assediata: nuovi coloni a Est e Muro a Shufat
Prosegue la giudaizzazione di Gerusalemme, città divisa e contesa dal 1967. Sono di ieri le notizie della chiusura del Muro di Separazione intorno al campo profughi di Shufat e dell’approvazione del piano di costruzione di 14 nuove unità abitative per coloni a Ras al-Amud. Progetti mirati a svuotare la città dalla sua popolazione palestinese.
Shufat è il campo di rifugiati palestinesi a Nord di Gerusalemme. Sono circa 45mila le persone che ci vivono. A partire dalla prossima settimana, finiranno chiuse all’interno di un serpente di cemento, il Muro di Separazione.
La barriera verrà terminata in pochi giorni. La conseguenza? Oltre 45mila persone resteranno isolate sia dal resto della città che dalla Cisgiordania. Un checkpoint personale “servirà” il campo profughi, unica via di ingresso e di uscita. Il capo del comitato popolare del campo, Jamil Sanduka, ha spiegato al quotidiano israeliano Maariv come il Muro trasformerà in un incubo la vita dei palestinesi residenti a Shufat.
“Abbiamo una carta d’identità blu, siamo cittadini di Gerusalemme – ha detto Sanduka – Non dovremmo soffrire in questo modo. Vogliono trasformarci in una nuova Gaza?”. Aggiungendo di temere che i checkpoint israeliani da e per il campo si trasformino nell’occasione per compiere perquisizioni e arresti arbitrari, ennesimo luogo di vessazioni e intimidazioni.
Nello stesso momento, a Gerusalemme Est, il consiglio municipale della città ha approvato il piano di ampliamento di una colonia nel cuore del quartiere palestinese Ras al-Amud. Quattordici abitazioni come base di partenza nell’insediamento di Ma’ale David.
Ras al-Amud non è nuovo alla presenza di coloni israeliani. Situato vicino al sito archeologico “Città di David”, è da anni assediato da confische di terre e demolizioni di abitazioni per la costruzione del sito e l’espansione delle colonie già esistenti, dove vivono già circa mille israeliani.
Una decisione, quella dell'espansione di Ma’ale David, che ha fatto alzare la testa all’OLP: “Condanniamo con forza questo nuovo passo israeliano”, ha detto all’agenzia di stampa AFP Saeb Erekat, aggiungendo che l’Organizzazione farà appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite perché blocchi il progetto coloniale israeliano, considerato illegale dal diritto internazionale e dalle stesse risoluzioni ONU.
Ma la politica coloniale non si ferma, prosegue decisa: lo scorso mese il Ministero israeliano per l’edilizia aveva dato il via alla costruzione di 800 nuove unità abitative negli insediamenti di Har Homa e Pisgat Zeev, tra Gerusalemme Est e Betlemme, come forma dichiarata di punizione per l’ingresso della Palestina nell’UNESCO.

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