E se il Medio Oriente non fosse mai stato decolonizzato?


Se c’è una parte del mondo che non è mai stata completamente decolonizzata, quella è il Medio Oriente. Partendo da questa premessa, Seumas Milne fa coincidere il giorno della caduta di Hosni Mubarak in Egitto con l’inizio di una “implacabile controrivoluzione” delle potenze occidentali e dei loro alleati del Golfo, nel tentativo disperato di schiacciare o comunque manipolare le rivoluzioni arabe.
 di Francesca Manfroni

Il giornalista del Guardian parte da sette lezioni di quella che potremmo chiamare la 'storia dell’ingerenza occidentale in Medio Oriente', per raccontare gli eventi della contro-primavera araba e dare un senso all'ambiguità del comportamento occidentale dinnanzi a questi sconvolgimenti che potrebbero (o meglio potevano?) essere epocali.
 Ecco una piccola (e libera) sintesi di questa lunga analisi. 
1. L'OCCIDENTE NON SI ARRENDERÀ MAI ALL’IDEA DI PERDERE IL CONTROLLO DEL MEDIO ORIENTE, QUALUNQUE OSTACOLO INCONTRI.
Ora basta ricordare ciò che è accaduto l'ultima volta che gli Stati arabi hanno iniziato a uscire dall'orbita occidentale – era il 1950, e c'era il panarabismo di Nasser.
Otto anni dopo, nel luglio del 1958, gli ufficiali dell'esercito iracheno avrebbero rovesciato il corrotto e repressivo regime appoggiato dagli occidentali (suona familiare?) e presidiato dalle forze britanniche.
Ma le analogie con gli eventi attuali non finiscono qui.
Quest’anno, nel giro di una manciata di giorni - contro gli oltre due mesi trascorsi prima di intervenire in Libia - Gran Bretagna e Stati Uniti hanno spostato rapidamente migliaia di soldati in Giordania e in Libano, con l’obiettivo di arginare l’ondata rivoluzionaria che veniva dal Maghreb. O, come avrebbero detto negli anni ’50, per "fermare il marcio che avanza in Medio Oriente".
Tornando all’Iraq, la ferma intenzione di Usa e Gb di non ‘perdere’ questo paese è una costante nella storia passata e recente della regione.
Nel febbraio del 1963, i loro servizi segreti appoggiarono il sanguinoso colpo di Stato che avrebbe portato al potere Saddam Hussein.
Nel 2003, sempre l’America e il Regno Unito erano ancora in prima fila nella coalizione dei paesi che invasero e occuparono l'intero paese.
L'Iraq era finalmente tornato sotto il pieno controllo occidentale.
E nel 2012 la storia sembra ripetersi: fuori i soldati, dentro i contractor e formatori.

2. SPESSO LE POTENZE IMPERIALI RESTANO DELUSE DA QUELLO CHE REALMENTE PENSANO GLI ARABI
Ieri come oggi, nessun cinegiornale raccontò che un terzo della popolazione libica era morta sotto la brutalità del dominio coloniale italiano, né tantomeno venne narrata l’eroica resistenza guidata da Omar Mukhtar, impiccato in un campo di concentramento italiano.
Oggi a ricordare i cinegiornali di quell'epoca sono i commenti giornalistici che hanno accompagnato le invasioni di Iraq e Afghanistan, laddove le truppe britanniche sono tornate a "proteggere la popolazione locale" dai terribili talebani.
Sembra di essere nel 1950, ad Aden o a Suez. 
Eppure le potenze occidentali continuano a non capire perché dopo tanti anni e 'sacrifici' compiuti per salvarli da sé stessi, gli arabi continuino invece a fare resistenza.

3. LE GRANDI POTENZE HANNO UN DEBOLE PER I REGIMI CLIENTELARI CHE GLI GARANTISCONO IL FLUSSO DI PETROLIO
Ad essere onesti, ora che ci sono le reazionarie autocrazie del Golfo, non c’è più da preoccuparsi. Gli interessi occidentali sono (forse) salvi.
Eppure un tempo inglesi, francesi e americani si davano parecchio da fare per far indossare a dei regimi fantoccio l’abito democratico.
In Libia e in Iraq non ha funzionato, ma altrove sì.

4. LA GENTE DEL MEDIO ORIENTE NON DIMENTICA LA PROPRIA STORIA, GLI STATI UNITI E L’EUROPA SÌ
Quando il giornalista Mohamed Heikal ha dichiarato che le rivolte arabe sarebbero state usate per imporre un nuovo "Sykes-Picot" - la storica grande spartizione del mondo arabo orientale tra Gran Bretagna e Francia – in molti non hanno capito di cosa stesse esattamente parlando.
Così come dinnanzi alle recenti manifestazioni contro l’ambasciata britannica a Teheran, il pensiero dei sudditi di Sua Maestà non è volato al 1953, anno in cui la Gran Bretagna ha partecipato al rovesciamento di Mohammed Mossadegh, ‘colpevole’ di aver nazionalizzato il petrolio iraniano.
E’ abbastanza chiaro che fin quando i politici occidentali inveiranno contro l'autoritarismo iraniano, pur continuando a sostenere una serie di dittature del Golfo, non saranno in molti a prenderli troppo sul serio.

5. L'OCCIDENTE TENDE A CHIAMARE 'FANATICI' TUTTI QUEGLI ARABI INTENZIONATI A GESTIRE I PROPRI AFFARI (SENZA IL SUO PERMESSO)
Lo sconvolgimento rivoluzionario che ha avuto inizio lo scorso dicembre a Sidi Bouzid è ben lungi dall'essere la prima rivolta popolare contro il regime oppressivo in Tunisia. Solo che la rivolta del 1950 contro il dominio coloniale francese non fa testo, perché fu "estremista" e "terrorista".
Perché per l'Occidente esistono infatti solo due tipi di credenti: quelli che soccombono – e che diventeranno "moderati" – e i "fanatici".

6. L'INTERVENTO MILITARE STRANIERO IN MEDIO ORIENTE PORTA MORTE E DISTRUZIONE, GRAZIE AL DIVIDE ET IMPERA
Negli ultimi dieci anni la solfa è sempre stata la stessa. L’occupazione serve a “proteggere” i civili, in Iraq come in Libia. Solo che sul campo restano centinaia di migliaia di persone uccise, con costi umani e sociali catastrofici.
E’ questo il leit motiv del nefasto coinvolgimento occidentale in Medio Oriente, dalla repressione francese della rivolta siriana del 1925 alla Falluja del 2004 o alla Sirte di questo autunno.

7. LA SPONSORIZZAZIONE OCCIDENTALE DELLA COLONIZZAZIONE DELLA PALESTINA È UN BLOCCO PERMANENTE AI RAPPORTI CON IL MONDO ARABO
Israele non esisterebbe senza la Gran Bretagna. Ma il link originale tra il potere imperiale occidentale e il progetto sionista si è ormai trasformato in un’alleanza strategica permanente, il vero perno della politica statunitense in Medio Oriente.
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23 dicembre 2011

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