Anna Momigliano :Su Israele, Obama è sempre più isolato
Oramai è rimasta soltanto l’America. Al Consiglio di Sicurezza, l’organo esecutivo (e il più potente) delle Nazioni Unite, tutti gli altri membri principali sono d’accordo sul condannare gli insediamenti israeliani in territorio palestinese. A cominciare dalle quattro nazioni europee che fanno parte del Consiglio, e che in passato erano state più caute a pronunciarsi contro le politiche di Gerusalemme.
Mercoledì, infatti, è stato reso pubblico un comunicato diffuso dai rappresentanti dei quattro Paesi europei che al momento hanno un seggio, Francia e Gran Bretagna, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, più i due membri a rotazione Germania e Portogallo, in cui si condannano le costruzioni negli insediamenti israeliani ma anche la posizione degli Stati Uniti, che finora ha bloccato iniziative di condanna.
“Uno dei temi emersi è l’effetto gravemente dannoso che l’aumento delle costruzioni negli insediamenti e la violenza da parte dei coloni stanno avendo nelle prospettive di un ritorno al negoziato”, recita il documento, diffuso dall’agenzia Reuters. Inoltre, l’ambasciatore inglese al Palazzo di Vetro Mark Lyall Grant ha dichiarato, a nome dei quattro membri europei: “Tutte le attività di insediamento, comprese quelle a Gerusalemme Est, devono cessare immediatamente. Se Israele annunciasse di continuare ad accelerare la costruzione di colonie nei Territori palestinesi occupati, invierebbe un messaggio sconvolgente”.
La dichiarazione congiunta da parte di Francia, Gran Bretagna, Germania e Portogallo rischia di essere un brutto colpo per l’amministrazione di Barack Obama, che per quel che riguarda la politica mediorientale si trova tra l’incudine e il martello: da un lato infatti il presidente deve affrontare una difficile campagna elettorale e di conseguenza non può prendere posizioni che potrebbero facilmente essere descritte come “radicali” da parte dei suoi avversari; dall’altro lato è alle prese con una comunità internazionale sempre più critica nei confronti di Israele… E, stando alle notizie degli ultimi giorni, anche sempre meno incline a sopportare la difesa a spada tratta da parte degli americani.
Al Consiglio di Sicurezza hanno seggi permanenti anche Russia e Cina, nazioni potenti e tradizionalmente più dure nei confronti di Israele rispetto alle diplomazie europee. E non c’è da stupirsi se i russi, in particolare, si sono rallegrati parecchio della dichiarazione europea, definita “un momento storico” da parte dell’ambasciatore Vitalij Churkin. Che ha anche accusato (non troppo velatamente) gli Stati Uniti di non volere affrontare la questione degli insediamenti: “Sono convinti che in qualche modo le cose si risolveranno miracolosamente da sole”.
La questione degli insediamenti israeliani - ossia i centri abitati da coloni ebrei costruiti nella Cisgiordania, o West Bank, conquistata da Israele nel 1967 ma che dovrebbe ospitare uno Stato palestinese una volta raggiunta l’indipendenza - è piuttosto semplice dal punto di vista teorico, ma non altrettanto dal punto di vista pratico. Nessuno può sostenere coerentemente che siano accettabili in base al diritto internazionale. Persino gli americani, gli unici “amici” di Israele su questo argomento, sostengono che si tratta di costruzioni “illegittime”. Tuttavia lo scorso febbraio avevano posto il veto a una risoluzione che li avrebbe indicati come “illegali” e ha chiesto a Israele di terminare ogni attività di costruzione.
Sul campo, tuttavia, le cose si complicano un pochino. Un tempo Israele infatti manteneva insediamenti civili, oltre che in Cisgiordania, anche nella Striscia di Gaza: sotto la pressione internazionale le ha evacuate completamente nell’estate dal 2005, ma questo non ha aiutato laroadmap, anzi, poco dopo, Hamas ha preso il potere nella Striscia. Più recentemente, le autorità israeliane hanno accettato di “congelare” le costruzioni negli insediamenti ma questo non ha spinto Abu Mazen a riprendere le trattative. In breve, l’ampliamento delle colonie è indifendibile e pure illegale (almeno per chi riconosce l’esistenza di un diritto internazionale). Ma chi sostiene che le colonie rappresentano l’ostacolo principale al processo di pace è stato smentito dai fatti.
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Anna Momigliano è una caporedattrice di Studio, bimestrale di attualità culturale. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher, giovani israeliani tra guerra, pace, politica e rock ‘n roll

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