Amr Shobaky :“Costruire un nuovo Egitto per voltare pagina”


   “Non sono molti quelli che a piazza Tahrir (epicentro della rivolta scoppiata lo scorso 25 gennaio) hanno voluto boicottare le elezioni. La gente, anche quanti hanno combattuto la rivoluzione, hanno desiderato queste votazioni perché le ritengono un risultato della lotta di strada. Ci sono ora centinaia di persone a Tahrir, ma milioni di egiziani si sono messi in fila; ciò ha dato legittimità alle urne“ spiega Amr Shobaky, direttore dell’Arab forum for alternative ed editorialista del quotidiano egiziano liberale Al-Masry al Yaoum. “Alcuni, come me, temono che queste elezioni non siano trasparenti, che ci siano poteri interessati a manovrarle, ma dobbiamo aspettare di vedere come si concludono le operazioni di scrutinio e cosa avviene nei prossimi turni” conclude Shobaki, candidato indipendente di tendenza secolare in un collegio della capitale egiziana.

LIMES: Le istanze secolari sono numerose ma, diversamente dalla Fratellanza, corrono separate. Punto di debolezza?
SHOBAKI:
 È una fase della nostra storia verso la democrazia. È normale che ci sia in questo momento una frammentazione che, dopo anni di partito unico, è una ricchezza. Le istanze secolari otterranno comunque almeno il 50%.

LIMES: È preoccupato da un governo guidato dagli islamisti?
SHOBAKI: No. Sono più spaventato dalla stesura di una nuova costituzione per mano islamista. Posso accettare che il risultato delle urne dia potere alla Fratellanza, ma non che questa scriva la costituzione. Tale testo deve rispettare tutti, non solo la maggioranza ma anche le minoranze devono trovare garanzie per i loro diritti. La costituzione deve essere il risultato di un consenso di tutte le istanze e di tutti i settori. Deve dare garanzie a donne, cristiani e liberali. Sono contrario a qualsiasi testo costituzionale scritto da un partito. Non può essere un premio per chi vince le elezioni.

LIMES: Quali sono le questioni più urgenti che il paese deve affrontare?
SHOBAKI: Dobbiamo cercare di creare un consenso che tenga unito il potere ricucendo la frattura che i militari hanno cercato di esacerbare in questi ultimi mesi. Una volta raggiunto questo, le diverse parti devono sedersi a un tavolo e decide come scrivere la costituzione. Questa è la grande sfida del momento. Ci sono poi altri problemi da affrontare, questioni economiche e sociali che vanno risolte. Infine dobbiamo cercare di fare il possibile per fare accettare a tutti gli attori politici in campo le regole della competizione democratica.

LIMES: Mubarak è stato al potere per trent’anni, ma i militari guidano il paese dagli anni Cinquanta. Che ruolo avranno nel nuovo contesto?
SHOBAKI: Se gli attori politici saranno in grado di governare il paese e di creare consenso popolare si potrebbero obbligare i militari a tornare nelle caserme. Potremmo iniziare a fare quello che ha fatto la Turchia nel 2002 quando l’Akp (il Partito per la giustizia e lo sviluppo di Recep Tayyip Erdoğan, ndr) ha preso il potere. Ma se falliamo potremmo ritrovarci ad essere la Turchia degli anni Ottanta, quella del colpo di Stato da parte dei militari. Se la frammentazione tra islamisti e secolari continua, i militari avranno uno spazio sul quale inserirsi e continuare ad esercitare il potere. Se non si crea un consenso popolare potremmo finire anche come il Pakistan e io preferisco il modello turco per il futuro del paese.

LIMES: I giovani hanno iniziato la rivoluzione, ma chi la vincerà?
SHOBAKI: Tutte le rivoluzioni hanno delle fasi, prima si distrugge il vecchio e poi si costruisce il nuovo. Non possiamo considerare quella iniziata il 25 gennaio scorso una rivoluzione se non costruiamo nulla di nuovo. Serve tempo, è vero, ma soprattutto l’intenzione di farlo e di creare un’unità politica che consenta di voltare pagina definitivamente.

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