Amira Hass : l'agonia di Burqa, villaggio palestinese
Negli ultimi giorni ho incontrato gli abitanti delle terre dove di recente i coloni israeliani hanno costruito degli avamposti. Alcuni giuristi israeliani chiedono che siano smantellati, ma il governo ha sempre evitato di farlo, anche quando era stato ordinato da un tribunale. La maggior parte dei mezzi d’informazione difende i coloni raccontando il loro incerto futuro. Io ho preferito ascoltare i veri proprietari delle terre, privati della loro prima fonte di sussistenza.
L’avamposto di Migron è stato costruito in cima a una collina, sulle terre del villaggio di Burqa. In seguito a un esposto presentato dagli abitanti del villaggio, un tribunale israeliano ha ordinato lo smantellamento di Migron. Burqa si trova a otto chilometri da Ramallah. Dal 2001, per il bene di un altro avamposto (Givat Assaf) e di un’altra colonia (Beit El), la strada che collega Burqa e Ramallah è bloccata.
Gli abitanti di Burqa sono costretti a percorrere 25 chilometri per raggiungere la città. Andando a Burqa ho superato Givat Assaf. Spesso i giovani israeliani si piazzano all’incrocio, a pochi metri dai massi che bloccano la strada tra Burqa e Ramallah, per chiedere un passaggio. Ho fatto salire una ragazza israeliana diretta a Migron.
“Non dev’essere facile fare tanta strada per raggiungere un posto così vicino”. Naturalmente pensavo agli abitanti di Burqa. La ragazza mi ha risposto citando un vecchio detto israeliano: “La terra di Israele è comprata con l’agonia”. Agonia, certo, ma di chi?
Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 927, 8 dicembre 2011

Commenti
Posta un commento