Israele :In 50 nude sul web, solidarietà con Aliaa

   1Dal nostro corrispondente FRANCESCO BATTISTINI
GERUSALEMME
 – Spogliatevi, spogliatevi: qualcosa cambierà. Dopo la blogger egiziana, le donne israeliane. Una cinquantina, che si sono trovate sabato sera in una casa occupata sul Rotschild Boulevard di Tel Aviv e senza vestiti hanno posato tutte insieme con uno striscione in arabo, in ebraico e in inglese: «Amore senza confini. Omaggio ad Aliaa El Mahdy. Le sorelle d’Israele»
Aliaa è la ventenne del Cairo che qualche giorno fa, in piena campagna elettorale, ha sfidato la legge che dai tempi di Mubarak vieta il nudo, anche artistico. E ha postato sul web le sue immagini svelate: una trovata che le ha fruttato una popolarità mondiale, ma le è costata pure 250 mila fra insulti e minacce di morte, con la paura d’uscire di casa e la chiusura degli account su Facebook e su Twitter. In quasi un anno di rivolte arabe, è la prima volta che da Israele arriva un gesto così netto di sostegno alle nuove libertà: «Abbiamo deciso di stare con lei – spiega Or Tepler, 28 anni, che ha lanciato l’iniziativa di solidarietà sui social network – non solo perché vogliamo che continuino buone relazioni fra Israele ed Egitto (proprio in queste ore sta tornando al Cairo l’ambasciatore israeliano, dopo l’assalto di due mesi fa alla rappresentanza diplomatica, ndr), ma soprattutto da donna a donna: quando una foto simile finisce sotto processo, a noi vengono in mente le segregazioni femminili che stiamo subendo in tutto il Medio Oriente. Guardate solo quel che accade a Gerusalemme…».DIRTY DANCING - A Gerusalemme, da anni, è in corso una battaglia civile fra gli ebrei ultraortodossi (che sono arrivati a chiedere bus e marciapiedi separati per uomini e donne) e la maggioranza laica. L’ultimo episodio: una scuola di danza in pieno centro, la Kolben Dance Company, ospitata in un edificio del Comune e obbligata a coprire le sue vetrate con spessi tendaggi, per non turbare i giovani delle scuole religiose. Sostenuti da rabbini più flessibili, gl’insegnanti della Kolben rifiutano di «stare nascosti», ricordando che la scuola non si trova vicino al quartiere ultraortodosso degli Haredim. Nulla da fare, finora: le ballerine «indecenti» si scontrano con l’ordinanza del sindaco Nir Barkat che, subissato dalle proteste,regolarmente impegnato in questo genere di trattative, stavolta ha ceduto ai religiosi radicali. «Siamo contro l’iranizzazione di qualunque società – dice la giovane Or Tepler -. E contro qualunque governo voglia mettere il bavaglio alla libertà d’esprimersi».SENZA VELI, TUTTE UGUALI - Le cinquanta israeliane hanno posato per un quarto d’ora, come centinaia di persone che qualche settimana fa si sono prestate a una foto collettiva sul Mar Morto. Un po’ meno nude di Aliaa, in questo caso. Ma quanto basta a dimostrare solidarietà: «Non mi aspettavo che ci fosse una risposta così immediata – spiega Or -. Aliaa, in Israele, è diventata popolare quanto Daphni Leef (la giovane leader degli indignati di Tel Aviv, che a luglio piantò le prime tende proprio sulla Rotschild, ndr). Ho provato a contattarla, ma è ormai irraggiungibile. Il punto è che quella ragazza egiziana è proprio come noi: giovane, ambiziosa, piena di sogni e, mi sembra evidente evidente, anche di sense of humor. È una buonaoccasione per mostrare al mondo la bellezza delle giovani israeliane. Senza che conti il fatto d’essere ebree, arabe, etero o lesbiche. Dimostriamo che quel che siamo non dipende da quel che dicono i nostri governi. Quando sei nuda, sei uguale a tutte le altre».
50 israelianenude sul web, solidali con Aliaa

2  foto  

3    Israelis strip in support of Egypt blogger
Dozens of women pose for nearly nude group shot in show of solidarity for young activist who posted naked photo in protest of limited freedom of expression in her country continua qui 

Commento: non mi piace molto questo tipo di protesta femminile, ma evidentmente attira l'attenzione  e veicola il messaggio 


Allegati:

1 Israele: donne e bambine ultraortodosse con il BurKa come i talebani


Gerusalemme : discriminazione delle donne da parte degli ultraortodossi



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