Haaretz : Israele deve restituire i soldi delle tasse ai Palestinesi
1 Dopo che la Palestina è stata accolta come membro dell'Unesco , il governo israeliano ha deciso di punire il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas bloccando il trasferimento dei soldi delle tasse ai palestinesi.In discussione sono circa i $ 100 milioni al mese raccolti da Israele dalle imposte e dai dazi doganali per conto dell'Autorità Palestinese secondo i termini degli accordi di Oslo. Questi fondi servono per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici PA e , in particolare, i membri dell'apparato di sicurezza dell'Autorità Palestinese la cui funzione è anche quella di sventare attacchi terroristici contro Israele . Sia il Segretario di Stato americano Hillary Clinton sia Ban Ki-moon sia il Consigliere della Sicurezza nazionale della Casa Bianca sia il Vice Segretario di Stato hanno chiesto al governo l'immediato rilascio dei fondi del PA. . Netanyahu ha chiarito di non avere la maggioranza nel governo per poter muoversi in questa diirezione e di volere aspettare i risultati dell'incontro al Cairo tra Abu Mazen e Khaled Meshal. Sullo sfondo permane la minaccia del ministro degli Esteri Avigdor Lieberman di smantellare la coalizione se i fondi venissero sbloccati e l'ostinata opposizione interna della Likud. Non esiste alcuna legittimità nella scelta israeliana: il denaro è denaro palestinese e deve andare ai palestinesi. Il fatto che Israele raccolga questi fondi è un tecnicismo e non giustifica gli atti di abuso e di vendetta. Il vero motivo è la preoccupazione per i risultati delle primarie della Likud e la lotta con Lieberman per assicurarsi i volti della destra. Per ragioni di politica interna si sta minando la sicurezza nazionale rendendo più probabile una terza intifada.(sintesi personale)
2 La ritorsione dei leader israeliani contro i palestinesi
3Rappresaglia di Israele nei confronti dei Palestinesi dopo il voto dell'Unesco
4 Netanyahu dalle ritorsioni contro l’ANP alle minacce contro l’Iran
2 La ritorsione dei leader israeliani contro i palestinesi
3Rappresaglia di Israele nei confronti dei Palestinesi dopo il voto dell'Unesco
Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo forum di otto ministri ha deciso di avviare una nuova ondata di costruzione degli insediamenti in Cisgiordania, come parte di un insieme più ampio di sanzioni da imporre all'Autorità Palestinese, dopo che è stata accettata dall' 'UNESCO come membro Ha deliberato che sarà accelerata l'edificazione di 2.000 unità abitative a Gerusalemme Est, Gush Etzion e Ma'aleh Adumim .Gli otto ministri hanno inoltre deciso 1 ) di sospendere il trasferimento dei soldi delle tasse che Israele ha raccolto per l'Autorità palestinese nel mese di ottobre. Il denaro, che ammonta a più di NIS 300 milioni, avrebbe dovuto essere trasferito all'Autorità palestinese prima delle vacanze di Eid al-Adha per pagare gli stipendi dei poliziotti e degli impiegati . 2 di non consentire missioni dell'UNESCO in Israele, 3 di esaminare la possibilità di revocare lo status VIP ad alti funzionari palestinesi .Un portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas ha affermato che Israele ha deciso di "accelerare la distruzione del processo di pace", costruendo insediamento là dove i palestinesi vogliono fondare uno stato indipendente.Nabil Abu Rdainah ha descritto come "inumano" il blocco temporaneo dei fondi a favore dell'Autorità palestinese.(sintesi personale)
Israel to expedite settlement construction in response to Palestinian UNESCO membership
Fayyad: Israeli sanctions have 'devastating impact' on Palestinian economy
Acquiring land by force
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Acquiring land by force
Netanyahu must release the Palestinians' money
ALLEGATI
GIOVEDÌ 8 APRILE 2010 La Procura Generale d'Israele ammette il furto di centinaia di milioni di shekels che spetterebbero ai palestinesi "Del caso se ne occuperà una squadra composta da esperti di vari dicasteri, coinvolgendo la materia il ministero della Giustizia, il ministero delle Finanze e l'Amministrazione Civile. Gli aspetti tecnici della questione saranno stabiliti la prossima settimana".Meccanismo imperfetto. Malchiel Bals, il vice Procuratore Generale d'Israele, licenzia poche righe (riprese dal quotidiano israeliano Ha'aretz) che non riescono a celare un certo imbarazzo. Sono quindici anni che i palestinesi vengono derubati di somme di denaro ingenti dall'Amministrazione israeliana. Lo ha denunciato un avvocato della Procura militare israeliana che, per primo, si è accorto di come questi fondi transitassero direttamente nelle casse israeliane in violazione della normativa vigente rispetto ai rapporti tra Stato occupante e terra occupata. Bals, a quel punto, si è mosso per far partire l'indagine. Si parla, secondo una prima stima, di centinaia di milioni di shekels (moneta israeliana, un euro è pari a circa cinque shekels), circa 80 milioni all'anno per quindici anni. Da vengono questi soldi? Sono i proventi di tasse e bolli raccolti dall'amministrazione pubblica per esempio rispetto a concessioni per lo sfruttamento del suolo pubblico (le cave) o per aste su terreni. Secondo gli Accordi di Oslo della metà degli anni Novanta, che chiusero la Prima Intifada palestinese, i fondi devono essere raccolti dagli esattori israeliani e debbono essere reinvestiti in servizi e infrastrutture per la popolazione civile palestinese nei Territori Occupati. Invece, in questi quindici anni, sono finiti nelle casse di Tel Aviv. In violazione alla legge internazionale che impone agli Stati occupanti di 'conservare' i beni dei territori occupati fino al nuovo status. Gli Stati Uniti, per esempio, rispetto all'Iraq, hanno generato una sorta di fondo d'investimento che deve ritornare al Paese in forma d'investimento. Scontro ministeriale. Blas ha annunciato che adesso verrà messo in ordine il sistema e, in modo retroattivo, verranno restituiti i soldi ai palestinesi. Meno chiaro il meccanismo di sanzione per i funzionari che si sono appropriati di beni palestinesi. Sembra probabile che questi fondi verranno divisi tra vari dicasteri, secondo le singole competenze, per essere poi trasformati in investimenti. Il ministero delle Finanze, nella serata di ieri, ha reso noto che darà battaglia contro la decisione di Blas, ritenendo che la decisione finale spetti al governo di Tel Aviv. Questo denaro, oltre l'occupazione, è mancato a tutta una serie di infrastrutture che, negli anni, si sono andate deteriorando in Cisgiordania. Un esempio? Le condutture dell'acqua. Uzi Landau, ministro delle Infrastrutture israeliano, ha dichiarato ieri: "Se i palestinesi continuano a scaricare le proprie acqua reflue, inquinando fiumi e falda acquifera, Israele smetterà di aiutarli. I palestinesi - ha continuato Landau - devono collegarsi agli impianti di depurazione, altrimenti daremo loro solo acqua potabile, ma taglieremo quella per uso industriale e agricolo". Il ministro, però, ha sbagliato i conti. Per ottenere una gestione più funzionale della rete idrica basterebbe dare ai palestinesi quello che gli spetta. A quel punto il ministro Landau potrebbe smettere di aiutarli, evitando di derubarli.
ALLEGATI
GIOVEDÌ 8 APRILE 2010 La Procura Generale d'Israele ammette il furto di centinaia di milioni di shekels che spetterebbero ai palestinesi "Del caso se ne occuperà una squadra composta da esperti di vari dicasteri, coinvolgendo la materia il ministero della Giustizia, il ministero delle Finanze e l'Amministrazione Civile. Gli aspetti tecnici della questione saranno stabiliti la prossima settimana".Meccanismo imperfetto. Malchiel Bals, il vice Procuratore Generale d'Israele, licenzia poche righe (riprese dal quotidiano israeliano Ha'aretz) che non riescono a celare un certo imbarazzo. Sono quindici anni che i palestinesi vengono derubati di somme di denaro ingenti dall'Amministrazione israeliana. Lo ha denunciato un avvocato della Procura militare israeliana che, per primo, si è accorto di come questi fondi transitassero direttamente nelle casse israeliane in violazione della normativa vigente rispetto ai rapporti tra Stato occupante e terra occupata. Bals, a quel punto, si è mosso per far partire l'indagine. Si parla, secondo una prima stima, di centinaia di milioni di shekels (moneta israeliana, un euro è pari a circa cinque shekels), circa 80 milioni all'anno per quindici anni. Da vengono questi soldi? Sono i proventi di tasse e bolli raccolti dall'amministrazione pubblica per esempio rispetto a concessioni per lo sfruttamento del suolo pubblico (le cave) o per aste su terreni. Secondo gli Accordi di Oslo della metà degli anni Novanta, che chiusero la Prima Intifada palestinese, i fondi devono essere raccolti dagli esattori israeliani e debbono essere reinvestiti in servizi e infrastrutture per la popolazione civile palestinese nei Territori Occupati. Invece, in questi quindici anni, sono finiti nelle casse di Tel Aviv. In violazione alla legge internazionale che impone agli Stati occupanti di 'conservare' i beni dei territori occupati fino al nuovo status. Gli Stati Uniti, per esempio, rispetto all'Iraq, hanno generato una sorta di fondo d'investimento che deve ritornare al Paese in forma d'investimento. Scontro ministeriale. Blas ha annunciato che adesso verrà messo in ordine il sistema e, in modo retroattivo, verranno restituiti i soldi ai palestinesi. Meno chiaro il meccanismo di sanzione per i funzionari che si sono appropriati di beni palestinesi. Sembra probabile che questi fondi verranno divisi tra vari dicasteri, secondo le singole competenze, per essere poi trasformati in investimenti. Il ministero delle Finanze, nella serata di ieri, ha reso noto che darà battaglia contro la decisione di Blas, ritenendo che la decisione finale spetti al governo di Tel Aviv. Questo denaro, oltre l'occupazione, è mancato a tutta una serie di infrastrutture che, negli anni, si sono andate deteriorando in Cisgiordania. Un esempio? Le condutture dell'acqua. Uzi Landau, ministro delle Infrastrutture israeliano, ha dichiarato ieri: "Se i palestinesi continuano a scaricare le proprie acqua reflue, inquinando fiumi e falda acquifera, Israele smetterà di aiutarli. I palestinesi - ha continuato Landau - devono collegarsi agli impianti di depurazione, altrimenti daremo loro solo acqua potabile, ma taglieremo quella per uso industriale e agricolo". Il ministro, però, ha sbagliato i conti. Per ottenere una gestione più funzionale della rete idrica basterebbe dare ai palestinesi quello che gli spetta. A quel punto il ministro Landau potrebbe smettere di aiutarli, evitando di derubarli.
2 Fayyad protesta con Israele perchè trattiene i proventi del gettito fiscale LUNEDÌ 9 GIUGNO 2008 Il Primo Ministro palestinese Salam Fayyad ha chiesto i $ 74 milioni di euro di gettito fiscale trattenuti da Israele, nonostante gli accordi ne prevedessero il trasferimento a fine maggio Per questo motivo non sono stati ancora pagati gli stipendi ai dipendenti pubblici palestinesi Alcuni funzionari ritengono che questo ritardo sia una punizione israeliana,in quanto il governo palestinese ha invitato l'UE a non aggiornare le proprie relazioni con Israele vista la continua espansione delle colonie Israele ha forti relazioni commerciali con l'Unione europea ed è alla ricerca di una più stretta cooperazione politica ed economica . Haaretz

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